Aurelia Bis, il capolavoro dell’incompiuta: con questo ritmo finirà quando i nipoti degli operai andranno in pensione

Benvenuti a Savona, dove i cantieri non finiscono mai… perché non cominciano. L’Aurelia Bis, quella superstrada da 273 milioni di euro di soldi pubblici, è ormai entrata di diritto nel Guinness dei Primati: due anni di lavoro, risultato? Il 5% fatto. Roba che perfino le piramidi d’Egitto, senza ruspe né escavatori, hanno fatto prima.

Sul campo restano cinque operai, più che una squadra un gruppo da calcetto senza portiere, che tra uno stipendio in ritardo e una quattordicesima miracolosa versata sotto minaccia sindacale, cercano di non perdere il sorriso. Intanto i cittadini si chiedono se arriveranno prima le auto volanti o il completamento del famigerato collegamento Grana–corso Ricci.

Andrea Tafaria, segretario Filca Cisl, sbotta: “Manca il 15% per finire, ma qui si vive alla giornata sperando che almeno i salari arrivino”.

Tradotto: i lavoratori non sanno se domani dovranno posare asfalto o vendere biglietti per il museo a cielo aperto dell’incompiuta.

Nel frattempo, al tavolo delle istituzioni – che ormai ha più sedute di un mobilificio – si continua a giocare al “palla avvelenata” delle responsabilità: l’azienda scarica sul commissario, il commissario guarda l’Anas, l’Anas consulta il ministero e il ministero… tace.

E così l’opera che doveva decongestionare il traffico savonese è diventata una superstrada dell’assurdo, dove a correre non sono le auto, ma i comunicati stampa.

Chiudiamo con una nota di speranza: manca solo il 15% dei lavori. È vero che ci sono voluti due anni per farne il 5%, ma a questo ritmo, salvo glaciazioni improvvise, nel 2085 potremo finalmente tagliare il nastro. Magari con i pronipoti degli attuali operai.

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