C’è un limite oltre il quale la propaganda rischia di diventare una presa in giro. E quel limite sembra essere stato superato con le dichiarazioni della Lega che invitano a ringraziare Matteo Salvini, Edoardo Rixi e Ripamonti per la ripartenza dei lavori dell’Aurelia Bis tra Savona e Albisola.
Sia chiaro: se un cantiere riparte è una buona notizia. I cittadini aspettano quest’opera da troppo tempo e ogni passo avanti è positivo. Ma da qui a trasformare la semplice riapertura di un cantiere in un trionfo politico ce ne passa.
L’Aurelia Bis non è un’opera nata ieri. Se ne parla addirittura dal 1994. I lavori sono partiti concretamente nel 2013 e, secondo il cronoprogramma originario, avrebbero dovuto concludersi nel 2017. Oggi siamo nel 2026 e stiamo ancora parlando della ripresa dei lavori di un’infrastruttura che avrebbe dovuto essere in funzione da quasi dieci anni.
Di fronte a questi numeri, la domanda è inevitabile: chi dovrebbe ringraziare chi?
Per oltre trent’anni cittadini, imprese, pendolari e autotrasportatori hanno continuato a convivere con una viabilità congestionata, con costi economici enormi e con un’infrastruttura lasciata a metà. Nel frattempo si sono succeduti governi di ogni colore, ministri, viceministri, presidenti di Regione, amministrazioni locali e dirigenti. Se oggi siamo ancora qui a celebrare la ripartenza di un cantiere significa che qualcosa, nel sistema delle opere pubbliche italiane, non ha funzionato.
I cittadini non chiedono conferenze stampa, fotografie davanti alle ruspe o comunicati di autocelebrazione. Chiedono una cosa molto più semplice: che le opere vengano finite nei tempi promessi.
È curioso che venga rivendicato come un grande successo quello che, in realtà, rappresenta il tentativo di rimediare all’ennesimo blocco di un’opera pubblica. Sarebbe come pretendere un applauso perché si ripara un guasto che non avrebbe mai dovuto verificarsi.
La politica dovrebbe avere un po’ più di memoria. Perché quando un’infrastruttura accumula quasi trent’anni di storia e oltre nove anni di ritardo rispetto alla conclusione prevista, i toni dovrebbero essere improntati alla prudenza, non all’autocompiacimento.
I ringraziamenti, se mai arriveranno, potranno essere pronunciati il giorno in cui l’Aurelia Bis sarà finalmente aperta al traffico, completamente funzionante e utilizzata quotidianamente dai cittadini.
Fino ad allora, parlare di “fatti e non parole” appare quantomeno prematuro.
Perché il vero fatto, oggi, è uno solo: nel 2026 stiamo ancora aspettando un’opera che avrebbe dovuto essere completata nel 2017. E questa, più che una vittoria politica, è la fotografia impietosa di come in Italia si continuino a gestire troppe infrastrutture strategiche.






