
La CGIL lancia infatti un doppio allarme: da una parte l’eterna incompiuta dell’Aurelia Bis, dall’altra il traffico pesante che continua a scaricarsi sulla provinciale 29, attraverso Maschio, Montemoro e Cadibona, mentre le Funivie Savona-Bragno restano ferme da anni.
Sul primo fronte, la Fillea-Cgil Savona osserva con preoccupazione che, a cinque mesi dal subentro del Consorzio Stabile Infratech alla Ici, il grande rilancio annunciato sembra ancora poco visibile. Mezzi e maestranze, secondo il sindacato, sarebbero presenti in misura marginale: troppo poco per far pensare a una vera accelerazione di un’opera che doveva essere inaugurata nel 2013 e che ora viene proiettata, salvo nuove sorprese, al 2028.
Un’opera da oltre 273 milioni di euro, lunga appena cinque chilometri e duecento metri, in gran parte in galleria. Viene quasi da pensare che non sia una strada di collegamento fra Savona e Albisola, ma un esperimento geologico: ogni volta che sembra vicina alla luce, torna sottoterra. Dopo passaggi di consegne, cerimonie, rassicurazioni, risoluzioni contrattuali e nuovi cronoprogrammi, il territorio ha diritto a qualcosa di più di una nuova puntata della saga “Aurelia Bis: prossimamente”.
La CGIL chiede trasparenza ad Anas e alle istituzioni sull’avanzamento effettivo dei lavori, sui tempi e sull’impiego del personale. Una richiesta di semplice buon senso: non bastano i comunicati sulla ripartenza, servono cantieri che lavorino davvero.
Ma il secondo allarme è ancora più immediato, perché si respira — letteralmente — ogni giorno lungo il Cadibona. La Filt-Cgil torna a chiedere che il carbone e le merci dirette o provenienti dal porto tornino a viaggiare su rotaia, valorizzando la linea Savona–San Giuseppe di Cairo–Alessandria. Una linea che esiste, ha pendenze favorevoli, binari adeguati e una storia nel trasporto merci. E che, quando la Genova–Milano fu chiusa, ha dimostrato di poter reggere il traffico: circa 170 treni merci instradati in poche settimane.
Dunque la soluzione non è fantascienza. I binari ci sono e hanno già dimostrato di funzionare. Manca semmai la volontà di usarli con continuità, insieme al recupero dei raccordi ferroviari della Valbormida e alla soluzione della vergogna delle Funivie.
E qui torna inevitabilmente alla mente un’altra dichiarazione dell’assessore Ripamonti. Parlando dell’eventuale inceneritore a Cairo, aveva assicurato che i rifiuti sarebbero stati trasportati con i treni. Un’affermazione che oggi suona quantomeno spudorata: la linea ferroviaria c’è, ma è sottoutilizzata; le Funivie sono ferme; il carbone continua a viaggiare sui camion e a gravare sul Cadibona. Prima di promettere treni per portare tonnellate di rifiuti verso la Valbormida, forse sarebbe il caso di dimostrare che la ferrovia viene davvero messa nelle condizioni di svolgere il suo compito per le merci che già oggi dovrebbero viaggiare su rotaia. Altrimenti il rischio è che anche la “spazzatura sui treni” resti l’ennesimo annuncio su un binario morto.
Perché finché la ferrovia e le Funivie restano una promessa e l’Aurelia Bis procede a passo di lumaca, il risultato è sempre lo stesso: camion, rumore, inquinamento, rischio incidenti e residenti trasformati in spettatori forzati della logistica portuale. Altro che “scelte strategiche condivise”: sul Cadibona, per ora, il consenso viaggia a diesel.
