Ah, che meraviglia Savona, la città dove il tempo non passa mai… soprattutto quando si tratta di togliere le luminarie.
Siamo ormai ben oltre gennaio inoltrato, ma lungo molte strade cittadine resistono ancora eroicamente le luminarie di Natale. Quelle stesse luminarie che, giova ricordarlo, erano state installate in ritardo, quando in altre città già si parlava di panettoni in offerta e alberi in saldo. Evidentemente qualcuno in Comune ha deciso di applicare il principio della compensazione temporale: se le abbiamo accese tardi, allora le spegniamo tardi. Logica ineccepibile. Contabile, quasi ragionieristica.
A Savona il Natale non dura più dodici giorni, ma tre mesi abbondanti. Una scelta probabilmente strategica: diluire le festività per sostenere l’economia emotiva dei cittadini. Perché togliere le lucine quando possiamo continuare a fingere che sia ancora tempo di buoni propositi, sorrisi e spirito natalizio, mentre fuori piove e i saldi sono già finiti?
Del resto le luminarie sono diventate un perfetto simbolo dell’amministrazione: arrivano in ritardo, restano troppo a lungo e nessuno sa bene chi debba decidere quando è il momento giusto per intervenire. Un po’ come i cantieri, i progetti, le promesse e le soluzioni ai problemi cittadini.
C’è chi sospetta che si tratti di una nuova politica turistica: destagionalizzare il Natale. Trasformare Savona nella prima città italiana dove puoi fare le foto sotto le lucine con la giacca a vento e l’ombrello, invece che col cappotto e la sciarpa. Un’esperienza unica, quasi nordica: Christmas vibes con 12 gradi e umidità al 90%.
Oppure, più semplicemente, è la solita storia: nessuno che si prenda la responsabilità di dire “basta, si smonta”. Perché a Savona le cose non finiscono mai davvero: si trascinano, si spengono da sole per sfinimento, come le decorazioni che prima o poi si fulmineranno da sole, esauste quanto i cittadini.
In fondo, guardandole bene, quelle luminarie raccontano tutto: erano in ritardo all’inizio, sono fuori tempo massimo alla fine. Coerenti, almeno loro. E forse l’idea è proprio questa: recuperare i giorni persi a dicembre tenendole accese fino a Carnevale. Magari poi a Pasqua ci mettiamo ancora qualche fiocco, così per non sprecare. A Savona non si sa mai: il Natale passa, le luci restano. Come certe promesse elettorali.







