Arlir, la nomina della Giuliano torna a pesare sulla politica ligure

Monica Giuliano e Giovanni Toti

La vicenda della nomina di Monica Giuliano a commissaria dell’Arlir torna oggi sotto una luce diversa, e decisamente più pesante, rispetto alle polemiche politiche che l’avevano accompagnata fin dall’inizio. La Procura regionale della Corte dei Conti contesta infatti all’ex presidente della Regione Liguria Giovanni Toti un possibile danno erariale di 178 mila euro legato proprio a quella scelta.

All’epoca la decisione di affidare l’incarico all’allora sindaca di Vado Ligure era stata letta da molti come una nomina politica, quasi un riconoscimento per il sostegno al progetto del rigassificatore. Oggi, però, la questione esce dal terreno dello scontro tra maggioranza e opposizione ed entra in quello, ben più delicato, della correttezza amministrativa.

Secondo i magistrati contabili, prima di nominare una figura esterna non sarebbero state valutate adeguatamente professionalità interne alla Regione, né sarebbe stata svolta una selezione comparativa tra candidati. Inoltre, sempre secondo l’accusa, il profilo scelto non avrebbe posseduto i requisiti di comprovata esperienza ambientale richiesti dalla normativa. Se queste contestazioni venissero confermate, non si tratterebbe più di una semplice scelta discutibile, ma di un errore amministrativo con conseguenze economiche per la collettività.

Resta naturalmente la difesa di Toti, che rivendica la legittimità della nomina e l’esperienza amministrativa di Giuliano, ricordando anche che la struttura commissariale era stata successivamente prorogata. Saranno ora le controdeduzioni e l’eventuale giudizio a chiarire la vicenda.

Intanto, però, emerge un dato politico difficile da ignorare: l’Agenzia regionale per i rifiuti, nata per “chiudere il ciclo” della gestione regionale, è rimasta per mesi percepita come un contenitore fragile, più segnato dalle polemiche che dai risultati. E quando un ente pubblico nasce sotto il segno della politica invece che della competenza, il rischio è sempre lo stesso: che a pagare, alla fine, siano i cittadini.

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