Area di crisi complessa, entrano in scena Russo e Gilardi. Il teatro continua, ma il pubblico aspetta ancora i numeri

Russo e Gilardi

Dopo l’assessore regionale Ripamonti, celebrato per mesi come il regista della rinascita industriale del Savonese, e dopo il consigliere regionale Alessandro Bozzano, che almeno ha avuto il merito di portare la questione all’attenzione di tutto il Consiglio regionale con un ordine del giorno votato all’unanimità, ecco salire sul palco due nuovi protagonisti: i sindaci Marco Russo e Fabio Gilardi.

La scenografia è sempre la stessa: parole importanti, grandi prospettive, transizione energetica, sostenibilità, infrastrutture, resilienza, innovazione, filiere strategiche. Un lessico ormai così ricco che, se trasformato in posti di lavoro, avrebbe probabilmente azzerato la disoccupazione nel Savonese.

La nota congiunta dei due sindaci è impeccabile dal punto di vista istituzionale. Si parla di “visione progettuale”, di “risultati raggiunti”, di “sviluppo stabile”, di “buona occupazione”. Tutto molto bello. Talmente bello che viene spontaneo chiedersi dove siano questi risultati.

Perché, al di là dei comunicati stampa, i cittadini continuano ad aspettare qualche dato concreto.

Quante nuove aziende sono nate grazie all’Area di crisi complessa?

Quante imprese in difficoltà sono state realmente salvate?

Quanti posti di lavoro aggiuntivi sono stati creati?

Quante persone hanno trovato un’occupazione stabile grazie ai milioni di euro stanziati dallo Stato?

Sono domande semplici, ma da anni restano senza una risposta altrettanto semplice.

L’impressione è che ogni passaggio istituzionale venga presentato come una svolta storica. Prima l’accordo, poi il rifinanziamento, poi il tavolo ministeriale, poi la cabina di regia, poi il Senato, poi la Regione. Ogni volta applausi, dichiarazioni soddisfatte e fotografie di gruppo.

Ma, finita la rappresentazione, il sipario si chiude e i numeri restano dietro le quinte.

Eppure sono proprio i numeri che dovrebbero essere il vero giudice di questa vicenda.

Perché il successo di un’Area di crisi complessa non si misura con la lunghezza dei comunicati stampa né con il numero delle conferenze istituzionali. Si misura con le fabbriche che riaprono, con le aziende che investono, con i giovani che trovano lavoro senza essere costretti ad andarsene.

Su questo punto gli stessi Russo e Gilardi scrivono una frase condivisibile: “Il parametro con cui misurare il successo è il lavoro.”

Perfetto. Allora misuriamolo.

Basterebbe pubblicare un bilancio trasparente: quanti milioni sono arrivati, dove sono stati investiti, quali imprese ne hanno beneficiato, quanti occupati sono stati creati o salvaguardati.

Sarebbe il modo migliore per trasformare gli slogan in fatti.

Perché il Savonese non ha bisogno dell’ennesimo comunicato pieno di parole come “resilienza”, “progettualità” e “transizione”. Ha bisogno di sapere se, dopo anni di Area di crisi complessa, quella crisi è davvero meno complessa… oppure se l’unica cosa che continua a crescere è il numero dei protagonisti che salgono sul palco per rivendicarne il successo.

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