Area di crisi complessa: 45 milioni spesi. E i risultati dove sono?

L’assessore Ripamonti

«Tutte le risorse regionali stanziate, pari a circa 45 milioni di euro, sono state integralmente utilizzate, consentendo di sostenere investimenti, occupazione e rilancio produttivo del territorio».

L’assessore regionale Paolo Ripamonti ripete questo concetto ormai da mesi. Lo ha fatto in Senato, lo ha fatto nelle interviste, lo ha fatto nei comunicati ufficiali. Una frase che suona bene e che, letta così, sembrerebbe raccontare una storia di successo.

Ma il punto è un altro.

Nessuno mette in dubbio che i 45 milioni siano stati stanziati e utilizzati. La vera domanda che cittadini, lavoratori e amministratori dovrebbero porsi è molto più semplice: quali risultati concreti hanno prodotto?

Quante aziende sono state salvate dalla chiusura?

Quante nuove imprese si sono insediate nel savonese grazie a quei fondi?

Quanti posti di lavoro stabili sono stati creati?

Quanti giovani hanno trovato occupazione?

Quante aree industriali dismesse sono state recuperate?

Domande semplici alle quali, almeno nel dibattito pubblico, non arrivano risposte altrettanto semplici.

L’area di crisi complessa del savonese nasce infatti da una situazione drammatica: la chiusura di aziende storiche, il ridimensionamento dell’industria, la crisi della Val Bormida, le difficoltà di Tirreno Power, il declino di molti comparti produttivi.

Se dopo oltre dieci anni di strumenti straordinari, accordi di programma, tavoli ministeriali, incentivi e finanziamenti pubblici, il territorio continua a perdere popolazione, giovani e opportunità lavorative, è legittimo chiedersi se qualcosa non abbia funzionato.

La politica spesso ama celebrare le risorse stanziate. Ma i cittadini non vivono di milioni annunciati. Vivono di stipendi, posti di lavoro, aziende che assumono e prospettive per il futuro.

In questi anni abbiamo assistito a decine di conferenze stampa, tavoli tecnici, visite ministeriali e annunci di rilancio. Eppure il savonese continua a comparire nelle classifiche delle province in maggiore sofferenza demografica e industriale della Liguria.

L’impressione è che si stia confondendo il mezzo con il risultato.

Spendere 45 milioni non è automaticamente un successo.

Il successo sarebbe dimostrare, numeri alla mano, che quei 45 milioni hanno cambiato il destino economico del territorio.

Per questo l’assessore Ripamonti farebbe bene a pubblicare un bilancio dettagliato e facilmente comprensibile per tutti: azienda per azienda, progetto per progetto, contributo per contributo.

Non basta dire che i soldi sono stati spesi.

Bisogna spiegare ai cittadini cosa hanno prodotto.

Perché se dopo anni di area di crisi complessa continuiamo a discutere di spopolamento, chiusure industriali, precarietà e persino della possibile realizzazione di un inceneritore come principale prospettiva di sviluppo per la Val Bormida, qualche domanda diventa inevitabile.

E forse il problema non è quanti soldi siano stati spesi.

Ma quanti risultati siano arrivati davvero.

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