Arboscello, la Val Bormida non ha bisogno della tua “scintilla”: la mobilitazione c’è già e funziona alla grande

C’è una frase pronunciata dal consigliere regionale Roberto Arboscello durante l’incontro del Partito Democratico ai giardini Serenella che merita una riflessione.

Secondo il consigliere regionale, contro il termovalorizzatore “manca la scintilla che faccia scattare la mobilitazione”, facendo il paragone con la grande protesta contro il rigassificatore.

Ma viene da chiedersi: dove ha guardato finora Arboscello?

Perché in Val Bormida, sia sul versante ligure sia su quello piemontese, la mobilitazione esiste eccome. Da mesi amministratori locali, comitati, associazioni, cittadini e agricoltori partecipano a incontri pubblici, assemblee, manifestazioni e iniziative di informazione. Un lavoro costante, spesso lontano dai riflettori, che ha costruito un fronte contrario all’impianto ben prima che il tema arrivasse nelle serate estive del Pd.

Forse quella che manca non è la mobilitazione dei cittadini. Forse manca la presenza convinta del Partito Democratico.

Termovalorizzatore o inceneritore?

Colpisce anche un altro aspetto.

Arboscello continua a utilizzare il termine “termovalorizzatore”, la definizione preferita dalla politica e dagli operatori del settore. Eppure, al di là del nome, la sostanza non cambia: si tratta di un inceneritore, cioè di un impianto che brucia rifiuti producendo energia.

Cambiare il nome non cambia la natura dell’opera.

Molti cittadini, non solo in Val Bormida, preferiscono chiamarlo con il suo nome tradizionale proprio per evitare che il dibattito venga addolcito da un termine più rassicurante.

Il problema nasce a Genova

Se davvero Arboscello è contrario all’inceneritore, dovrebbe forse rivolgere qualche domanda anche all’interno della propria coalizione.

Il motivo principale per cui oggi la Liguria discute di costruire un nuovo impianto è semplice: la gestione dei rifiuti, in particolare quella dell’area metropolitana di Genova, continua a presentare criticità strutturali.

Perché allora non chiedere con la stessa determinazione alla sindaca Silvia Salis quali iniziative concrete intenda mettere in campo per aumentare la raccolta differenziata, ridurre il rifiuto residuo e limitare la necessità di un nuovo impianto?

Perché è evidente che meno rifiuti indifferenziati si producono, meno diventa necessario costruire un inceneritore.

No alle passerelle politiche

Il rischio è che qualcuno voglia trasformare anche questa vicenda nell’ennesima passerella politica.

Lo si è già visto durante la battaglia sul rigassificatore, quando numerosi esponenti politici si sono alternati davanti ai microfoni.

La protesta, invece, dovrebbe restare dei territori.

Sono i cittadini della Val Bormida, i sindaci, le imprese agricole e chi vive quotidianamente queste aree ad avere il diritto di guidare la mobilitazione, non chi arriva solo quando il tema diventa mediaticamente conveniente.

Il caso Russo

Infine rimane una contraddizione politica che molti osservatori fanno notare.

Da tempo circolano indiscrezioni secondo cui Arboscello, in privato, sarebbe molto critico nei confronti dell’amministrazione di Marco Russo.

Eppure, quando si accendono i riflettori, il Partito Democratico conferma compatto la ricandidatura del sindaco di Savona.

Se quelle critiche esistono davvero, sarebbe più trasparente discuterne apertamente. Se invece non esistono, allora è bene smentirle una volta per tutte.

Perché la credibilità della politica passa anche dalla coerenza: è difficile convincere gli elettori quando il linguaggio cambia a seconda che ci si trovi in una riunione riservata o davanti ai microfoni di un’iniziativa pubblica.

Alla fine, la domanda resta semplice: serve davvero inventare una mobilitazione che esiste già, oppure sarebbe più utile ascoltare chi quella battaglia la sta combattendo ogni giorno, senza aspettare l’apertura della campagna elettorale?

Condividi

Lascia un commento