Appendino minaccia le dimissioni: “Il campo largo ci penalizza”. Ma a Savona c’è chi brinda alla sconfitta

Chiara Appendino e Stefania Scarone

Mentre Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, minaccia le dimissioni prendendo atto del tracollo in Toscana – dove i voti si sono dimezzati, dal 7% al 4,34% – nel Movimento esplode il dibattito interno.
Durante la riunione congiunta dei gruppi parlamentari, alla presenza di Giuseppe Conte, la deputata torinese è uscita allo scoperto:

“Siamo troppo schiacciati a sinistra. L’alleanza con il Pd ci penalizza. Il campo largo non fa bene ai 5 Stelle”.

I numeri parlano chiaro. In Toscana, dove un tempo il M5S aveva radici solide e simboliche — basti ricordare Livorno e l’elezione di Filippo Nogarin a sindaco — il Movimento è crollato: da 113 mila voti a 55 mila. Superato persino da Verdi-Sinistra (7%) e dalla “Casa Riformista” dei renziani.

Conte, per ora, minimizza e congela le dimissioni della sua vice fino all’Election Day del 23 novembre, quando Roberto Fico si giocherà in Campania la credibilità residua della strategia del “campo largo”.

Ma mentre a Roma si discute di leadership e strategie, a Savona la coordinatrice provinciale del Movimento, Stefania Scarone,  pare vivere in un’altra dimensione politica.
In un post che ha lasciato interdetti molti iscritti, ha commentato così il voto toscano:

“Delle elezioni in Toscana si è parlato poco. Troppo poco. Ma il vero dato politico è un altro: grazie alla scelta di stare in coalizione, il Movimento entra in maggioranza con due consiglieri regionali. Se fosse andato da solo non avrebbe eletto nessuno”.

Una lettura ottimistica al limite dell’autolesionismo, che sembra ignorare il crollo elettorale e il malcontento interno. La dirigente savonese ha poi aggiunto:

“In Toscana non è mancato il consenso, è mancata la coesione. Essere diversi non significa sottrarsi, ma restare, discutere e lavorare insieme”.

Parole che cozzano con la realtà dei numeri e con il grido d’allarme di Appendino, sempre più isolata ma consapevole che il Movimento – stretto tra Pd e astensione – sta smarrendo la sua identità originaria.

Nel frattempo, la base osserva attonita: tra chi continua a parlare di “campo largo” e chi vede all’orizzonte solo un campo minato.

Condividi

Lascia un commento