Ad Albisola è nato un nuovo modello di comunicazione politica: l’ecosistema familiare integrato.
Funziona così: da una parte c’è la voce ufficiale dell’opposizione, composta, istituzionale, rigorosa. Dall’altra, quasi per magia, compare un blog “indipendente” che dice esattamente le stesse cose. Con lo stesso tono. Gli stessi aggettivi. Lo stesso sdegno. Gli stessi bersagli.
Tempismo perfetto. Coordinamento impeccabile. Sincronia degna delle Frecce Tricolori.
Il blog si presenta come informazione libera. Autonoma. Neutrale.
Poi però, andando a vedere i dati pubblici e le intestazioni, si scopre che è riconducibile al marito della capogruppo di opposizione.
E qui la faccenda diventa interessante.
Perché non c’è nulla di illegittimo nel sostenere le idee del proprio coniuge. È amore. È militanza. È partecipazione civica. Tutto rispettabile.
Ma allora basta dirlo.
Il punto politico non è la passione coniugale.
È la narrazione dell’indipendenza.
Perché se un blog rilancia sistematicamente la linea di una forza politica e risulta collegato alla sfera familiare di chi quella linea la guida, forse non siamo davanti a un osservatore neutrale. Siamo davanti a una cassa di risonanza.
E c’è una differenza.
La dialettica politica è legittima.
La propaganda travestita da informazione lo è molto meno.
La domanda, allora, è semplice:
le altre anime della minoranza condividono questo doppio registro comunicativo? È una strategia dichiarata o una iniziativa personale?
Chi fa della trasparenza un vessillo dovrebbe essere il primo a dissipare ogni ambiguità.
Perché in politica l’amore è una virtù.
L’ambiguità comunicativa, un po’ meno.
E ad Albisola, in questo momento, l’ironia non nasce dalle accuse.
Nasce dalle coincidenze.






