Una vittoria dei cittadini, un segnale politico, e una battaglia che non è finita**
Altare tira un sospiro di sollievo. Un sospiro che sa di boschi, di creste pulite e di quell’ultimo prato libero incastonato fra Altare, Cairo e Mallare che rischiava di sparire sotto sei maxi-pale da oltre 180 metri.
La Provincia di Savona ha detto no al progetto eolico “Bric Surite”. E il primo sentimento, in paese, è uno solo: finalmente.
Ma non è solo la soddisfazione per una bocciatura amministrativa. È il senso di aver scritto una pagina importante di partecipazione dal basso, perché questa decisione arriva dopo mesi di pressione civile, marce, osservazioni, appelli istituzionali, merendini sui prati minacciati e una mobilitazione che – per una volta – ha unito davvero un territorio spesso frammentato.
La battaglia dei cittadini: dalla rabbia alla consapevolezza
Il comitato nato attorno al Bric Surite, guidato da Costantino Bormioli, ha mostrato una cosa che in Liguria si vede sempre meno: la capacità di dire no, motivarlo bene e difenderlo senza ideologia. E il risultato è arrivato.
«Dire che siamo felici è poco» hanno dichiarato i residenti.
Stremati da dodici mesi di carte, incontri, sopralluoghi, ma anche fieri di aver riscoperto un legame profondo col territorio: quello che rischiava di diventare un distretto industriale dell’eolico era, ed è, un pezzo di identità altarese.
Non un “anti-eolico” per principio, ma un “anti-speculazione”.
Perché la transizione energetica non può passare sulla pelle di chi vive nelle valli interne, né può trasformarsi in un’operazione di finanza travestita da sostenibilità.
Una bocciatura che pesa… ma la partita non è chiusa
La Provincia ha fermato il progetto, ma sullo sfondo restano diversi contenziosi:
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tre ricorsi al TAR contro il precedente parere positivo della Regione;
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i ricorsi dei Comuni di Altare, Cairo e Mallare;
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e perfino un conflitto fra aziende del settore, una delle quali opera già col progetto “Piccapietre”.
E proprio Piccapietre è il prossimo fronte.
Cinque nuove pale su Ferrania, a ridosso del crinale: un progetto che, paesaggisticamente, riguarda molto da vicino gli alturesi. Per i comitati, la battaglia non è finita: «Non abbassiamo la guardia» ripetono come un mantra.
E fanno bene: quando un progetto da milioni salta, spesso ne arriva un altro, solo un po’ ricolorato, con un nome nuovo e le stesse identiche criticità.
Transizione sì, ma senza scempi: il messaggio politico
Questa storia lascia anche un messaggio chiaro alla politica:
la Liguria interna non è una terra di conquista.
Installare impianti giganteschi sopra comunità già fragili non è “green”, è miope.
Lo sviluppo energetico richiede equilibrio, ascolto e soprattutto pianificazione seria, non lanci di dadi sopra le carte dei comuni.
La Provincia, questa volta, ha mostrato un segnale di prudenza che altrove, troppo spesso, è mancato.
Un territorio che vuole essere protagonista, non vittima
Domattina alcuni membri del comitato andranno a fare una passeggiata nei luoghi simbolo: il Bricco, la Fugona, il Ferro di Cavallo, le Zotte.
Non è folclore: è il modo più semplice per ricordarsi perché hanno lottato.
E forse è anche il modo più efficace per dire:
La transizione ecologica va costruita, non imposta.
Va condivisa, non subita.
Va pensata, non scaricata sulle comunità più deboli.
Per una volta, il territorio ha vinto.
Ora resta da vedere quanto durerà la tregua.
E se gli amministratori sapranno finalmente capire la differenza tra energia rinnovabile e speculazione rinnovata.






