
C’è qualcosa che continua a non tornare né a me né al centinaio di persone con cui mi confronto quotidianamente sul tema dei rifiuti.
Definire “furbetti” coloro che conferiscono in modo errato è una semplificazione che non aiuta a comprendere le reali criticità del sistema e rappresenta, ancora una volta, il segnale di una distanza tra chi prende le decisioni e chi ogni giorno deve convivere con le conseguenze di queste scelte.
Prima di tutto, è opportuno ricordare che questi cittadini pagano una tassa sui rifiuti tra le più elevate d’Italia. Inoltre, Savona presenta caratteristiche particolari che non possono essere ignorate: un’elevata percentuale di popolazione anziana e un numero significativo di seconde case. Chi utilizza un’abitazione saltuariamente, al momento della partenza, si trova nella necessità di conferire contemporaneamente diverse frazioni di rifiuto.
Oggi molti utenti serviti dal sistema condominiale seguono il calendario di esposizione esclusivamente per la plastica. Generalmente ci sono frazioni che si fatica a tenere in casa per più giorni, specialmente per le famiglie numerose — poche, ma esistono ancora — quindi i sacchi di plastica conferiti al di fuori del calendario assumono il significato di: persona che non ha la capacità cognitiva di capire il calendario e seguirlo; persona che va via improvvisamente e non può conferire per un certo numero di giorni. Se tale persona avesse il bidone, quel rifiuto sarebbe contenuto: quindi, di cosa parliamo?
I più svantaggiati sono gli utenti con i mastelli individuali. Non è una questione di furbizia. Le multe non piacciono a nessuno, tanto più a chi paga un servizio e, non sapendo quando tornerà nell’abitazione principale, non sa dove buttare la spazzatura. Per questo motivo sarebbe opportuno interrogarsi sulle cause degli abbandoni, anziché limitarsi a sanzionarne gli effetti.
È preoccupante anche la narrazione che sembra emergere da alcune dichiarazioni pubbliche: si esalta la collaborazione dei cittadini che segnalano i propri vicini, ignorando il rischio che tale impostazione alimenti tensioni e conflitti all’interno dei condomini. In un contesto sociale sempre più fragile, trasformare il vicino di casa in controllore del dirimpettaio non rappresenta necessariamente un progresso civile e potrebbe produrre conseguenze ben diverse da quelle auspicate.
Un’ultima riflessione va ai lavoratori. Mi sorprende che chi dovrebbe rappresentarli e tutelarli sembri maggiormente preoccupato delle modifiche organizzative necessarie per recuperare i rifiuti abbandonati, piuttosto che delle condizioni in cui gli operatori sono chiamati a lavorare. Ogni giorno raccolgono manualmente migliaia di sacchetti, anche sotto la pioggia e il vento, sottoponendo schiena, spalle e articolazioni a uno sforzo continuo. Eppure il dibattito raramente si concentra sulla necessità di dotare il servizio di strumenti e sistemi meccanici che possano ridurre il carico fisico e tutelare concretamente la salute di chi opera sul territorio.
Alice Greta Marino (Diritti, cultura e sviluppo)






