
La macroregione dei grandi progetti
Ogni tanto ritorna. Come un vecchio conoscente che si presenta alla porta dopo anni di assenza, promettendo che questa volta sarà quella buona.
Parliamo dell’autostrada Albenga-Carcare-Predosa, la grande infrastruttura destinata, almeno nelle intenzioni, a collegare il Ponente ligure e la Val Bormida con il Piemonte, alleggerendo il traffico sull’A10 e migliorando i collegamenti con il sistema autostradale del Nord-Ovest.
L’occasione per riportarla alla ribalta è arrivata il 29 ottobre 2026, durante gli Stati generali della logistica del Nord-Ovest, ospitati all’Acquario di Genova.
Un appuntamento importante, con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il viceministro Edoardo Rixi e i presidenti delle Regioni Liguria, Piemonte e Lombardia: Marco Bucci, Alberto Cirio e Attilio Fontana.
Al centro dell’incontro, il rilancio della collaborazione tra le tre Regioni, con l’ambizione di costruire una vera macroregione economica, capace di competere con le grandi aree produttive europee.
Bucci ha sostenuto che Liguria, Piemonte e Lombardia costituiscano insieme un sistema economico di straordinaria importanza, grazie alla presenza di porti, industrie, università e infrastrutture logistiche.
E tra le grandi opere da rilanciare ha citato anche la Albenga-Predosa, definita una seconda Gronda, accanto a quella di Genova.
Una storia lunga più di trent’anni
Per capire quanto sia antico questo progetto basta ripercorrerne alcune tappe.
La necessità di realizzare un collegamento autostradale tra il Ponente ligure e il Piemonte viene sostenuta da amministratori, associazioni economiche e rappresentanti del territorio da almeno trent’anni.
L’obiettivo è sempre stato quello di offrire un’alternativa alla congestionata autostrada A10, migliorando contemporaneamente i collegamenti tra la Riviera, la Val Bormida e l’entroterra piemontese.
Ma tra le intenzioni e la realizzazione si è aperta una distanza enorme.
Nel novembre 2021 Liguria e Piemonte annunciarono il finanziamento di uno studio di fattibilità.
Nel 2022 il progetto venne inserito nel Piano territoriale regionale ligure.
Nel 2023 il Consiglio regionale tornò a occuparsene, sollecitando una valutazione delle possibili modifiche al tracciato, in particolare per il collegamento tra la Val Bormida e la Riviera.
Nel 2024 furono esaminate ulteriori soluzioni progettuali, tra cui un’alternativa nell’area di Orco Feglino, ritenuta dai proponenti potenzialmente meno impattante e meno costosa.
Nel 2025 risultava ancora in corso la rivalutazione progettuale, con la necessità di individuare le risorse finanziarie.
E arriviamo al 2026, quando l’opera torna protagonista delle dichiarazioni politiche.
Questa cronologia è ricostruita sulla base della scheda dell’Osservatorio territoriale infrastrutture del Piemonte, aggiornata al 23 febbraio 2026.
Cinque miliardi e mezzo. Ma nelle casse, per ora, zero (Fonte: Osservatorio territoriale infrastrutture Piemonte, aggiornamento 23 febbraio 2026. Importi riferiti alla configurazione programmatoria censita, non a un progetto esecutivo approvato).
Ed eccoci al punto centrale della questione.
Secondo l’Osservatorio territoriale infrastrutture del Piemonte, il costo indicativo dell’intervento ammonta a circa 5 miliardi e 579 milioni di euro.
La stessa scheda indica che, alla data dell’ultimo aggiornamento, non risultavano finanziamenti disponibili per l’opera.
Non solo. Il progetto risulta ancora nella fase di proposta e programmazione, con il tracciato da definire e le procedure ambientali da affrontare.
Il collegamento ipotizzato avrebbe uno sviluppo di circa 65 chilometri, con una componente molto rilevante di gallerie e viadotti.
Si parla infatti di circa 45 chilometri in galleria e 5 chilometri su viadotto, secondo le caratteristiche riportate nella scheda progettuale.
Numeri che danno immediatamente la misura della complessità tecnica, economica e ambientale dell’intervento.
Naturalmente una grande infrastruttura non si realizza dall’oggi al domani. Servono progettazione, autorizzazioni, valutazioni ambientali e risorse.
Ma dopo oltre trent’anni di discussioni sarebbe ragionevole aspettarsi qualcosa di più di un nuovo annuncio.
I benefici possibili per Savona e la Val Bormida
Sarebbe sbagliato liquidare l’Albenga-Predosa come un’opera inutile.
Un collegamento efficiente tra il Ponente ligure, la Val Bormida e il Piemonte potrebbe offrire vantaggi importanti.
Pensiamo al traffico turistico che nei fine settimana e durante l’estate congestiona l’A10, ai collegamenti con le aree produttive piemontesi e alla movimentazione delle merci.
Pensiamo soprattutto al sistema portuale di Savona e Vado Ligure, che necessita di collegamenti moderni e competitivi con il proprio retroterra economico.
Un percorso alternativo potrebbe inoltre contribuire a ridurre la dipendenza da alcuni tratti autostradali particolarmente trafficati.
Ma questi benefici potenziali andrebbero dimostrati attraverso studi aggiornati sui flussi di traffico, sui costi e sugli effetti ambientali.
Perché non basta disegnare una nuova autostrada sulla carta per dimostrare che sia la soluzione migliore.
Bisogna anche capire quanto traffico potrebbe effettivamente assorbire, quali territori attraverserebbe, quanto suolo verrebbe consumato e quali sarebbero le conseguenze per le comunità interessate.
E nel frattempo? Aurelia Bis, autostrade e collegamenti ferroviari
C’è un altro aspetto che merita attenzione.
Mentre si discute di un’autostrada da oltre cinque miliardi, la provincia di Savona continua a confrontarsi con problemi infrastrutturali molto più vicini alla vita quotidiana.
L’Aurelia Bis, con una storia di ritardi e difficoltà realizzative, rappresenta uno degli esempi più evidenti.
La viabilità ordinaria soffre per cantieri, interruzioni, frane e criticità che si ripercuotono su cittadini e imprese.
La chiusura del ponte di Zinola, proprio in queste settimane, dimostra quanto sia fragile il sistema dei collegamenti locali quando viene meno anche un solo attraversamento strategico.
E poi ci sono le infrastrutture ferroviarie, a cominciare dal raddoppio Finale-Andora, fondamentale per il Ponente ligure.
Lo stesso Bucci, durante l’incontro di Genova, ha richiamato il progetto ferroviario, sostenendo la necessità di procedere con le grandi opere e di reperire i relativi finanziamenti.
La domanda, quindi, non è soltanto se l’Albenga-Predosa sia utile.
È anche quale posto debba occupare nella scala delle priorità rispetto alle infrastrutture già avviate, a quelle ancora da completare e agli interventi necessari per garantire una mobilità quotidiana affidabile.
Salvini annuncia 70 miliardi. Ma attenzione a non confondere i finanziamenti
Agli Stati generali della logistica Matteo Salvini ha dichiarato che nel Nord-Ovest risultano finanziate opere infrastrutturali per oltre 70 miliardi di euro.
Ha inoltre confermato l’obiettivo di completare il Terzo Valico tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028, nonostante le difficoltà incontrate durante i lavori.
Una cifra imponente, quella dei 70 miliardi, che però non deve generare equivoci.
Non significa che siano stati stanziati anche i miliardi necessari per l’Albenga-Predosa.
Per questa specifica infrastruttura, infatti, le informazioni progettuali pubbliche consultate continuano a indicare l’assenza di una copertura finanziaria complessiva.
Ed è proprio questa distinzione che dovrebbe essere chiarita ogni volta che si torna a parlare dell’opera.
Un conto è inserire un’infrastruttura tra gli obiettivi strategici. Un altro è disporre di un progetto approvato, dei finanziamenti e di un calendario credibile per l’apertura dei cantieri.
Una macroregione non si costruisce soltanto con le autostrade
L’idea di rafforzare la collaborazione economica tra Liguria, Piemonte e Lombardia ha certamente una sua logica.
I porti liguri rappresentano uno sbocco naturale per una parte importante dell’industria del Nord-Ovest e i collegamenti ferroviari e stradali sono essenziali per la competitività delle imprese.
Ma una macroregione non nasce soltanto attraverso nuove infrastrutture.
Occorrono anche una programmazione comune, servizi efficienti, investimenti produttivi, collegamenti ferroviari competitivi e una politica ambientale capace di accompagnare lo sviluppo.
Soprattutto bisogna evitare che il territorio savonese venga considerato esclusivamente un corridoio di transito per merci e traffico pesante.
Le infrastrutture devono servire anche chi vive nei territori attraversati, non soltanto chi li utilizza per raggiungere altre destinazioni.
L’autostrada delle promesse aspetta ancora una data
L’Albenga-Predosa torna dunque alla ribalta.
Per ora, però, non emerge un nuovo finanziamento specifico, non risulta approvato un progetto esecutivo e non è stata comunicata una data certa per l’apertura dei cantieri.
È una differenza sostanziale rispetto alle dichiarazioni di principio.
Dopo decenni di studi, proposte e modifiche, sarebbe utile che Regione Liguria, Regione Piemonte e Ministero delle Infrastrutture presentassero un quadro aggiornato e verificabile: tracciato previsto, costo stimato, impatto ambientale, risorse disponibili e tempi necessari.
Senza questi elementi, ogni nuovo rilancio rischia di aggiungersi alla lunga serie di annunci che hanno accompagnato la storia di questa infrastruttura.
Perché i cittadini della provincia di Savona non hanno bisogno soltanto di sapere quali autostrade si vorrebbero costruire nei prossimi decenni. Hanno bisogno di sapere quando saranno completate quelle già promesse e quando potranno percorrere strade e ferrovie finalmente efficienti.
E forse, dopo oltre trent’anni, la domanda più semplice rimane anche quella più difficile:
l’Albenga-Predosa è davvero un’opera destinata a essere realizzata, oppure continuerà a essere un appuntamento fisso nei convegni sulle grandi infrastrutture?
