Alassio, il 40% di spiaggia libera si conquista sugli scogli: quando la calcolatrice sostituisce l’arenile

La Regione chiede più spazi liberi per i cittadini. Spotorno riduce le concessioni, Laigueglia incentiva chi restituisce metri di arenile. Ad Alassio, invece, nel conto entrano anche scogliere e massicciate. Formalmente può funzionare. Ma chiamare tutto questo “spiaggia” è un’altra storia.

C’è un modo molto semplice per aumentare le spiagge libere: aumentare le spiagge libere.

Poi c’è il metodo Alassio.

Se la sabbia non basta per raggiungere la percentuale richiesta, si allarga il concetto. Ed ecco che nel meraviglioso mondo della pianificazione balneare anche scogliere, massicciate e tratti rocciosi contribuiscono a far salire la percentuale.

Il risultato è quasi prodigioso: dal circa 25% precedente si arriva addirittura al 41% dichiarato nel nuovo PUD, secondo quanto riferito dal sindaco Marco Melgrati a IVG.

La matematica è salva.

I concessionari, sostanzialmente, pure.

Per il bagnante con ombrellone, asciugamano, bambini, passeggino e magari qualche difficoltà motoria, invece, la questione appare leggermente diversa.

La legge dice 40%. Ma attenzione a cosa dice davvero

Prima di criticare Alassio bisogna riconoscere un punto importante: la normativa regionale parla di “aree balneabili libere e libere attrezzate”, non esclusivamente di distese di sabbia.

L’articolo 11 bis della legge regionale 13/1999 stabilisce infatti che i PUD comunali debbano garantire una quota minima del 40% del fronte totale delle aree balneabili, di cui almeno la metà libera.

Quindi sostenere semplicemente che “gli scogli non possono essere conteggiati” sarebbe troppo facile e probabilmente sbagliato.

Ed è proprio qui che il caso Alassio diventa ancora più interessante.

Perché una cosa è rispettare formalmente un parametro, un’altra è chiedersi quale fosse la finalità di quel parametro.

La stessa Regione definisce infatti le spiagge libere come aree idonee alla balneazione e disponibili gratuitamente all’uso pubblico, mentre le spiagge libere attrezzate devono garantire libero accesso e servizi minimi gratuiti.

Dunque la domanda politica, prima ancora che giuridica, è inevitabile:

il famoso 40% è stato pensato per restituire realmente arenile ai cittadini o per consentire ai Comuni di diventare campioni di geometria costiera?

A Spotorno tagliano gli stabilimenti. Ad Alassio spuntano gli scogli

Il confronto con gli altri Comuni del Savonese rende la vicenda quasi surreale.

A Spotorno il nuovo PUD prevede una riduzione degli stabilimenti da 34 a 25 proprio nel percorso verso il 40% di spiagge libere e libere attrezzate.

Scelta dolorosa, contestata, politicamente difficile. Ma almeno comprensibile: se bisogna aumentare gli spazi destinati alla collettività, qualcuno deve cedere qualcosa.

A Laigueglia è stata scelta una strada diversa: premiare nei bandi chi è disposto a rinunciare a una parte dell’arenile per destinarla alla libera fruizione.

Poi arriviamo ad Alassio.

Qui sembra sia stata inventata la balneazione quantistica: lo spazio contemporaneamente non aumenta, però la percentuale sì.

E così entrano nel conteggio anche le scogliere piatte verso il porto, che secondo quanto dichiarato dallo stesso Melgrati dovrebbero essere rese più facilmente accessibili attraverso scalette.

Benissimo.

Solo che rimane un dettaglio.

Una scogliera resta una scogliera.

Puoi inserirla in una planimetria, colorarla nella legenda del PUD, misurarla al centimetro e chiamarla “area balneabile libera”.

Ma provate ad arrivarci con nonna, nipotino, borsa frigo e ombrellone.

Possibilmente senza casco.

Ombrellone, sdraio e piccozza

Ad Alassio, una delle località dove trascorrere una giornata in stabilimento può costare cifre importanti, la risposta alla necessità di garantire maggiori spazi gratuiti rischia quindi di trasformarsi in una caricatura.

Chi può pagare trova sabbia, ombrellone, lettino e servizi.

Chi cerca lo spazio pubblico potrebbe scoprire che nel glorioso 41% alassino c’è anche la roccia.

Manca soltanto che il Comune consigli tra le attrezzature da spiaggia scarpe da trekking, moschettoni e piccozza.

Naturalmente stiamo esagerando.

Ma neanche troppo.

Perché il punto non è stabilire se prendere il sole sugli scogli sia piacevole: moltissime persone lo preferiscono e quelle zone, se sicure e accessibili, meritano certamente di essere valorizzate.

Il punto è pretendere di considerare equivalente, sul piano della fruibilità sociale, una scogliera e un tratto di arenile sabbioso.

Non lo sono.

Soprattutto per famiglie con bambini, anziani e persone con mobilità ridotta.

Tre stabilimenti diventano SLA: questo va riconosciuto

C’è però un elemento che sarebbe scorretto nascondere.

Melgrati ha ricordato che il Comune ha deciso di trasformare Bagni Adelasia, Cadorna e Ponente in spiagge libere attrezzate, rinunciando – secondo quanto dichiarato dal sindaco – a circa 200 mila euro annui che derivavano dai tre stabilimenti.

Questa è una scelta concreta a favore della fruizione pubblica e va riconosciuta come tale.

Ma proprio per questo diventa ancora meno comprensibile la necessità di presentare quel 41% quasi come se Alassio avesse improvvisamente risolto il problema storico della scarsità di arenile libero.

Non è così.

Perché dentro quel numero convivono realtà molto diverse.

Sabbia e scogli non diventano la stessa cosa soltanto perché Excel li somma.

Il vero problema è politico

La questione va oltre Alassio.

Se la normativa consente effettivamente di raggiungere il 40% sommando tratti di costa con caratteristiche di fruibilità profondamente differenti, allora forse è la Regione Liguria che dovrebbe interrogarsi sui criteri adottati.

Perché una norma nata per tutelare l’accesso pubblico al mare rischia altrimenti di trasformarsi in una gigantesca operazione contabile.

Il principio dovrebbe essere semplicissimo: garantire ai cittadini spazi realmente utilizzabili, non percentuali da esibire nelle delibere.

E invece assistiamo al paradosso.

Spotorno affronta il conflitto con i concessionari e ridisegna pesantemente il proprio sistema balneare.

Laigueglia cerca di recuperare arenile attraverso i nuovi affidamenti.

Alassio scopre che una parte della soluzione era già lì.

Erano gli scogli.

Nessuno se n’era accorto.

Il 41% sulla carta, la sabbia cercatela sulla costa

È difficile non vedere in questa operazione un capolavoro di burocrazia creativa.

Non necessariamente illegittimo: anzi, proprio la formulazione della normativa regionale sembra lasciare spazio al conteggio di aree balneabili che non siano necessariamente spiagge sabbiose.

Ed è precisamente questo che rende la vicenda politicamente criticabile.

Perché rispettare una legge non significa necessariamente rispettarne lo spirito.

Se l’obiettivo del 40% è aumentare la possibilità per residenti e turisti di godersi gratuitamente il mare, bisognerebbe chiedersi quanti metri di arenile realmente fruibile siano stati restituiti ai cittadini.

Quella sarebbe la percentuale interessante.

Il resto è geometria.

Ad Alassio, intanto, il risultato è raggiunto: 41%.

Quasi da applausi.

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