Affitti in nero, il fenomeno che tutti vedono ma che nessuno sembra vedere

Mentre il dibattito pubblico si concentra sugli affitti brevi, sull’emergenza abitativa e sul caro casa, c’è un fenomeno che a Savona continua a crescere quasi nell’indifferenza generale: quello delle camere e degli appartamenti affittati completamente in nero.

Non si tratta soltanto di un fenomeno estivo legato al turismo. Durante tutto l’anno vengono affittate stanze a studenti, lavoratori e persone che si trasferiscono temporaneamente in città. In molti casi, secondo quanto viene segnalato da cittadini e dagli stessi annunci pubblicati sui social network, gli accordi avverrebbero senza alcun contratto registrato e con pagamenti esclusivamente in contanti o comunque non dichiarati.

Basta fare un giro nei numerosi gruppi Facebook dedicati agli affitti a Savona per trovare decine di offerte di camere e appartamenti. Naturalmente un annuncio, da solo, non dimostra alcuna irregolarità: molti proprietari operano nel pieno rispetto della legge. Tuttavia il numero delle segnalazioni alimenta il dubbio che una parte di questo mercato possa sfuggire completamente ai controlli fiscali.

Le conseguenze non riguardano soltanto il mancato pagamento delle imposte sul reddito da locazione. Se un affitto non viene dichiarato, possono esserci anche effetti indiretti sulla TARI, che viene calcolata sulla base delle utenze e delle dichiarazioni presentate. Chi opera nell’illegalità rischia quindi di scaricare parte dei costi del servizio rifiuti sull’intera collettività.

Le cifre di cui si parla non sono trascurabili. Per una singola camera si arriverebbe anche a circa 300 euro al mese, completamente in nero. Moltiplicando questi importi per decine o centinaia di situazioni, il danno per l’erario potrebbe diventare significativo, oltre a creare una concorrenza sleale nei confronti dei proprietari che registrano regolarmente i contratti e pagano tutte le imposte dovute.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: sono davvero impossibili i controlli?

Gli strumenti, almeno sulla carta, esistono. L’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e altre banche dati potrebbe consentire di verificare se agli annunci di locazione corrispondano contratti regolarmente registrati. Naturalmente ogni verifica dovrebbe essere svolta nel rispetto della normativa e partendo da elementi concreti, ma il tema merita attenzione.

Il contrasto all’evasione fiscale viene spesso evocato nei grandi numeri, ma passa anche da queste situazioni quotidiane. Perché ogni contratto in nero significa meno entrate per lo Stato, meno risorse per i servizi pubblici e un’ingiustizia nei confronti di chi, invece, rispetta le regole.

Se il fenomeno è realmente così diffuso come molte segnalazioni lasciano intendere, sarebbe opportuno che gli enti competenti valutassero controlli mirati. Non per fare cassa, ma per garantire equità fiscale e tutelare sia gli inquilini sia quei proprietari che operano nella piena legalità.

Condividi

Lascia un commento