Il mondo politico savonese perde una delle sue figure più riconoscibili.
È scomparso all’età di 75 anni Sergio Cappelli, ex senatore della Repubblica e protagonista di una stagione politica che oggi sembra lontanissima.
Ingegnere di formazione, Cappelli entra in politica all’inizio degli anni ’90, quando la Prima Repubblica stava crollando e nuove forze cercavano spazio. Nel 1990 diventa consigliere comunale a Savona nelle file della Lega Nord, e nel 1992 compie il salto nazionale con l’elezione al Senato, confermata anche nel 1994.
Proprio nel 1994, nel primo governo guidato da Silvio Berlusconi, viene nominato sottosegretario ai Trasporti e alla Navigazione, entrando così nel cuore dell’azione di governo in una fase di grande trasformazione politica del Paese.
Una traiettoria politica fuori dagli schemi
La sua carriera non è stata lineare.
Dopo la caduta del governo Berlusconi, Cappelli lascia la Lega Nord e aderisce alla Lega Italiana Federalista, segnando una distanza da quel primo movimento che lo aveva portato in Parlamento.
Nel 1996 tenta la riconferma al Senato nel collegio savonese, ma senza successo. Da quel momento la sua presenza politica si fa più intermittente, ma mai del tutto assente.
Nel 2009 torna sulla scena con la candidatura alla presidenza della Provincia di Savona con la lista civica “Altra Provincia”, raccogliendo però un risultato marginale.
Un segnale, forse, di un tempo politico che nel frattempo era cambiato.
Tra Savona e il mondo
Negli anni successivi Cappelli si allontana progressivamente dalla politica attiva.
Vive per lungo tempo a Cuba, dove esercita la professione di ingegnere e si dedica anche ad attività imprenditoriali.
Una scelta che racconta anche un tratto personale: quello di chi, dopo la politica, cerca altrove nuove strade.
Il ricordo
Con la scomparsa di Sergio Cappelli se ne va un pezzo di quella politica savonese che aveva ancora un forte legame con il territorio, ma anche l’ambizione di incidere a livello nazionale.
Una stagione fatta di passaggi netti, cambi di rotta, tentativi e cadute.
Una politica meno immobile, forse più contraddittoria, ma sicuramente più esposta.
Oggi resta il ricordo di un protagonista di quegli anni, capace di attraversare fasi diverse senza mai smettere del tutto di cercare un ruolo.
La sua parabola racconta molto anche della politica savonese:
capace di esprimere figure che arrivano a Roma, ma spesso incapace di trattenerle o di costruire continuità.
E forse, più che la fine di una carriera, la scomparsa di Cappelli segna la fine di un modo di fare politica che oggi sembra definitivamente archiviato.






