Acque pubbliche savonesi: dalla guerra dell’acqua alle acrobazie di Russo

La storia dell’acqua a Savona sembra scritta da un commediografo distratto. Invece no: è il frutto di anni di scelte sbagliate, errori marchiani e acrobazie politiche firmate Marco Russo. Risultato? Una guerra di lettere, rinvii, dimissioni eccellenti e il rischio concreto di perdere i 12 milioni del PNRR.

Russo, maestro di complicazioni

Dove c’era da semplificare, Russo ha complicato. Dove serviva equilibrio, ha acceso micce. Prima la gestione maldestra delle nomine: via l’avvocato Alberto Bonifacino, presidente del depuratore, colpevole di aver denunciato le irregolarità nei bilanci 2017-2019 per circa 9 milioni di mutui mai contabilizzati. Non solo: presentò anche esposti in Procura e all’ANAC e mise in dubbio la legittimità della nomina di Nanni Ferro. Invece di ascoltarlo, Russo lo fece decadere, salvo poi scoprire che Bonifacino aveva ragione: quei debiti sono oggi regolarmente a bilancio. Un epurato “scomodo” che, col tempo, si è preso la rivincita dei fatti.

Poi è arrivata la scelta di Ferro, subito segnata da polemiche e finita in dimissioni tra frecciate e sassolini nelle scarpe. Insomma, un manuale su come non si governa un’azienda pubblica.

La “guerra dell’acqua”

Mentre Savona spingeva per la fusione, Ponente (Servizi Ambientali e Sca) diceva no. In mezzo, Russo che, invece di mediare, moltiplicava tensioni. Il risultato? Una paralisi che ha fatto tremare i fondi PNRR e lasciato l’impressione di una regia improvvisata, guidata più dall’orgoglio personale che da una visione strategica.

Il miracolo del calendario

Poi, come spesso accade, non è stata la politica a risolvere ma il calendario. La paura di perdere i milioni europei ha obbligato tutti a smettere di litigare. Oggi, miracolosamente, il cda lavora a Statuto, Patti parasociali e progetto di fusione. Non perché si siano illuminati, ma perché i soldi non aspettano.

L’epilogo (per ora)

Russo oggi parla di «ultimi dettagli da perfezionare» e di un lavoro «molto positivo». Ma l’epilogo sa di beffa: dopo mesi di errori, dimissioni e figuracce, si arriva comunque alla fusione. Non per merito del sindaco, ma nonostante lui…leggi

Una morale amara

La vicenda delle acque pubbliche savonesi dimostra che la politica locale riesce a trasformare perfino l’acqua – bene essenziale – in un campo di battaglia per ambizioni personali e lotte di potere. Se alla fine si salveranno i fondi e nascerà una società unica da Laigueglia a Varazze, sarà solo perché l’Europa impone tempi e scadenze.

Altro che visione strategica: qui l’unico rubinetto sempre aperto è quello degli errori.

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