Legambiente promuove Savona come prima città ligure per prestazioni ambientali. Buoni risultati sulla qualità dell’aria e sulle perdite idriche, ma raccolta differenziata, trasporto pubblico, verde urbano e piste ciclabili raccontano una realtà meno brillante. Cinque posizioni guadagnate sono una buona notizia, ma non bastano a trasformare Savona in una città modello.
Savona sale in classifica. E questa volta è giusto riconoscerlo. Nell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, la nostra città conquista il 29° posto tra i 106 capoluoghi italiani, guadagnando cinque posizioni rispetto all’anno precedente.
Con un punteggio di 63,68 su 100, Savona si colloca sopra la media nazionale del 55,72 e diventa la prima città ligure, davanti alla Spezia, trentesima, Genova, cinquantaquattresima, e Imperia, cinquantanovesima.
Una notizia positiva, dunque, che certamente farà piacere all’amministrazione comunale e che probabilmente finirà per essere celebrata anche attraverso qualche video del sindaco.
Ma prima di stappare lo spumante sarebbe opportuno leggere l’intero rapporto. Perché, come spesso accade, le classifiche raccontano una parte della realtà, mentre i singoli indicatori ne raccontano un’altra.
E proprio entrando nei numeri emergono problemi che i savonesi conoscono fin troppo bene.
Raccolta differenziata: Savona ancora molto indietro
Partiamo da uno dei temi più discussi negli ultimi anni: i rifiuti.
Secondo il rapporto, Savona raggiunge il 57,28% di raccolta differenziata. Un risultato decisamente inferiore alla media dei capoluoghi italiani, pari al 66,15%.
Ma il confronto più impietoso è quello con La Spezia, che arriva addirittura all’80,78%. Anche Imperia, con il 67,89%, fa meglio di Savona.
È vero che nel 2025 è entrato in funzione il nuovo sistema di raccolta differenziata, con tutti i problemi organizzativi e le polemiche che hanno accompagnato il passaggio al porta a porta. Ed è altrettanto vero che i risultati di questa trasformazione potrebbero emergere più chiaramente nelle prossime rilevazioni.
Tuttavia, per ora, i numeri sono quelli.
E viene spontanea una domanda: dopo tanti investimenti, campagne informative, modifiche al servizio e disagi per i cittadini, quando potremo finalmente vedere una Savona capace di raggiungere almeno la media nazionale?
La Spezia dimostra che superare l’80% non è un’utopia. Evidentemente non basta cambiare i contenitori: occorre far funzionare l’intero sistema.
Verde pubblico: primi in Liguria, ma ultimi tra i capoluoghi liguri per spazi verdi accessibili
Ed eccoci a un altro dato che meriterebbe qualche riflessione da parte di Palazzo Sisto.
Savona dispone di appena 5,90 metri quadrati di verde urbano accessibile per abitante.
La Spezia ne conta 12,49, Genova 7,92 e Imperia 6,64.
Tradotto: la città che guida la classifica ambientale ligure è anche quella che, tra i quattro capoluoghi, dispone della minore quantità di verde urbano accessibile per residente.
Il dato sul verde si riferisce al 2023, ma rappresenta comunque un’indicazione significativa delle carenze strutturali della città.
E qui il pensiero corre inevitabilmente alla situazione dei giardini pubblici, alla manutenzione degli alberi e a piazza del Popolo, che avrebbe dovuto rappresentare uno dei simboli del rilancio cittadino.
Negli ultimi giorni, proprio in piazza del Popolo, la caduta di un albero ha imposto la chiusura dei giardini per motivi di sicurezza.
Naturalmente il rapporto di Legambiente non attribuisce responsabilità su singoli episodi, ma il problema politico rimane: una città che vuole definirsi sostenibile deve prima di tutto garantire spazi verdi sufficienti, accessibili e mantenuti in sicurezza.
Non bastano nuove panchine, qualche aiuola e iniziative occasionali per trasformare un’area urbana in un ambiente davvero vivibile.
Mobilità sostenibile: le piste ciclabili restano poche
Sul fronte della mobilità, Savona presenta una dotazione di infrastrutture ciclabili equivalente a 3,15 metri ogni 100 abitanti.
La Spezia arriva a 4,91 e Imperia a 7,76. Soltanto Genova, con 1,10, registra un valore inferiore.
Non proprio un risultato esaltante per una città che, negli ultimi anni, ha fatto della mobilità sostenibile uno dei principali argomenti della propria comunicazione politica.
Pedonalizzazioni, modifiche alla viabilità, nuove regole di circolazione: interventi che hanno cambiato il volto di alcune zone cittadine, ma che non sembrano ancora accompagnati da una rete ciclabile sufficientemente estesa e collegata.
Prendiamo Corso Italia.
La sua pedonalizzazione è stata presentata come una scelta importante per migliorare la qualità urbana. Ma chiudere una strada alle automobili non significa automaticamente costruire una mobilità sostenibile.
Servono percorsi ciclabili continui, collegamenti efficienti, parcheggi di interscambio e soprattutto un trasporto pubblico capace di offrire una reale alternativa all’automobile.
Altrimenti il rischio è quello di spostare il traffico da una strada all’altra, anziché ridurlo.
Trasporto pubblico: il grande assente dalle celebrazioni
Il rapporto indica per Savona 58,40 viaggi sul trasporto pubblico per abitante all’anno.
La Spezia raggiunge 119,44, più del doppio, mentre Genova arriva a 277,88, pur con caratteristiche urbane e modalità di rilevazione differenti.
Anche l’offerta di servizio merita attenzione: Savona registra 36,69 vetture-chilometro per abitante, contro le 38,67 della Spezia.
Sono dati che dovrebbero far riflettere soprattutto alla luce delle difficoltà che da tempo interessano TPL Linea.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a discussioni sui costi del servizio, sui turni dei dipendenti, sull’organizzazione aziendale e sulle prospettive del trasporto pubblico provinciale.
Eppure la domanda fondamentale rimane sempre la stessa: si vuole davvero convincere i cittadini a lasciare l’automobile a casa?
Perché non si può predicare la mobilità sostenibile e contemporaneamente considerare il trasporto pubblico soltanto come un problema di bilancio.
Se si vuole meno traffico, occorrono più alternative credibili. E gli autobus rappresentano una delle principali.
Qualità dell’aria: uno dei risultati migliori, ma attenzione all’ozono
Non tutto, naturalmente, è negativo.
Uno dei risultati più incoraggianti riguarda la qualità dell’aria.
Savona registra una concentrazione media di biossido di azoto (NO₂) di 11,33 microgrammi per metro cubo, inferiore a quella di Genova e della Spezia.
Anche per le polveri sottili PM10 il risultato è positivo, con una media di 13,67 microgrammi per metro cubo, mentre per il PM2,5 il valore è di 8,67.
Numeri che collocano Savona in una posizione relativamente favorevole nel panorama ligure.
Ma attenzione: rispettare i limiti attualmente previsti dalla normativa non significa necessariamente respirare un’aria priva di rischi.
Legambiente ricorda infatti che le indicazioni sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità sono più severe rispetto ad alcuni limiti di legge.
E c’è un altro elemento da non trascurare: per l’ozono, Savona registra 25 giorni di superamento della soglia di riferimento nella centralina peggiore, contro appena quattro della Spezia.
Un dato che invita alla prudenza, soprattutto considerando la presenza del porto, il traffico veicolare e le attività industriali del comprensorio.
L’aria savonese, insomma, presenta risultati incoraggianti, ma sarebbe prematuro dichiarare risolto il problema dell’inquinamento.
Acqua: bene le perdite della rete, meno i consumi
Un altro risultato favorevole riguarda le perdite della rete idrica.
A Savona la dispersione si attesta al 26%, un valore inferiore alla media nazionale del 34,7% e nettamente migliore rispetto alla Spezia, dove si raggiunge il 43,4%.
Un dato positivo, che merita di essere riconosciuto.
Meno incoraggiante è invece quello relativo ai consumi domestici: 153,72 litri per abitante al giorno, contro una media dei capoluoghi italiani di circa 143 litri.
Non si tratta di una situazione drammatica, ma certamente di un settore nel quale esistono margini di miglioramento.
Anche perché la gestione dell’acqua, tra cambiamenti climatici, periodi di siccità e infrastrutture da mantenere, rappresenterà una delle principali sfide ambientali dei prossimi anni.
Energia pulita: Savona potrebbe fare decisamente meglio
Savona registra appena 2,23 kilowatt ogni mille abitanti.
La Spezia raggiunge 4,33 e Imperia addirittura 8,63.
Anche Genova, con 2,46, supera leggermente Savona.
Naturalmente questo indicatore non rappresenta l’intera produzione di energia rinnovabile della città, ma misura un aspetto preciso sul quale le amministrazioni pubbliche possono intervenire direttamente.
Ed è proprio questo il punto.
Da anni si parla di transizione energetica, comunità energetiche, sostenibilità e riduzione delle emissioni. Ma quanti edifici pubblici savonesi potrebbero essere utilizzati per produrre energia pulita?
Scuole, palestre, immobili comunali e altre strutture potrebbero diventare parte di una strategia energetica più ambiziosa.
Una transizione ecologica che non dovrebbe limitarsi alle dichiarazioni di principio, ma tradursi in investimenti verificabili.
Il consumo di suolo e il rischio idrogeologico: quello che la classifica non racconta completamente
Un risultato interessante riguarda l’indice di uso efficiente del suolo: Savona ottiene 9 punti su 10.
Si tratta di un indicatore positivo, ma che non deve essere confuso con l’assenza di nuovo consumo di territorio.
Tra il 2019 e il 2024, infatti, il consumo di suolo pro capite è aumentato di 2,10 metri quadrati.
Il problema merita particolare attenzione in una città stretta tra mare e colline, dove gli spazi disponibili sono limitati e la fragilità del territorio è evidente.
Le recenti piogge, i cedimenti e la frana nell’area del cantiere dell’Aurelia Bis in via Famagosta hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza del territorio.
Naturalmente non sarebbe corretto collegare automaticamente questi episodi al consumo di suolo misurato dal rapporto. Ma è altrettanto evidente che la prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione delle infrastrutture e la gestione delle acque meteoriche dovrebbero rappresentare priorità assolute.
Anche perché una città può guadagnare posizioni nelle classifiche ambientali e continuare a presentare vulnerabilità che incidono concretamente sulla sicurezza dei cittadini.
Legambiente: Savona migliora, ma potrebbe fare di più
A ridimensionare gli entusiasmi interviene anche Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria, che, commentando i risultati di Savona e della Spezia, osserva come entrambe, considerando dimensioni e caratteristiche, avrebbero la possibilità di ottenere risultati migliori.
Un giudizio che condividiamo.
Savona ha dimensioni relativamente contenute, distanze urbane spesso percorribili a piedi e caratteristiche che potrebbero favorire una mobilità meno dipendente dall’automobile.
Eppure continua a presentare carenze importanti nella raccolta differenziata, nel verde accessibile e nelle infrastrutture ciclabili.
Il problema non è negare i miglioramenti, ma capire perché una città con queste caratteristiche non riesca a ottenere risultati ancora più significativi.
Una classifica non è una pagella della Giunta Russo
C’è infine una considerazione politica che merita particolare attenzione.
Sarebbe sbagliato attribuire automaticamente all’amministrazione Russo tutti i meriti del miglioramento, così come sarebbe scorretto imputarle ogni criticità ambientale.
Ecosistema Urbano 2026 utilizza dati riferiti prevalentemente al 2025, ma comprende anche indicatori relativi ad anni precedenti.
Alcuni risultati dipendono da politiche comunali, altri da gestori dei servizi, investimenti realizzati nel tempo, caratteristiche territoriali e comportamenti dei cittadini.
Inoltre, guadagnare cinque posizioni non significa necessariamente aver migliorato nella stessa misura tutti i servizi: una graduatoria dipende anche dai risultati delle altre città.
Per questo sarebbe interessante che l’amministrazione presentasse pubblicamente non soltanto il piazzamento finale, ma anche l’andamento dei singoli indicatori, spiegando quali obiettivi intende raggiungere nei prossimi anni.
Per esempio: quando Savona arriverà almeno al 70% di raccolta differenziata? Quali interventi sono previsti per aumentare il verde accessibile? Quale futuro si immagina per il trasporto pubblico? E quali investimenti saranno destinati alle energie rinnovabili negli edifici comunali?
Sono domande concrete che meritano risposte altrettanto concrete.
Meno classifiche da esibire, più risultati da costruire
Savona è ventinovesima in Italia e prima in Liguria. È un risultato positivo, che nessuno dovrebbe sminuire per semplice contrapposizione politica.
Ma il rapporto di Legambiente ci consegna anche un’altra fotografia: una città che differenzia ancora troppo poco, che dispone di pochi spazi verdi accessibili, che fatica a rendere competitivo il trasporto pubblico e che deve investire maggiormente nella mobilità ciclabile e nelle energie rinnovabili.
Il tutto mentre continuano a pesare problemi quotidiani come la manutenzione delle strade, la sicurezza delle infrastrutture e la fragilità del territorio.
Non sarebbe male, allora, che il Comune trasformasse questa classifica in un’occasione di confronto pubblico, anziché limitarsi a esibirla come un trofeo.
Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere arrivare ventesimi, decimi o addirittura primi nella prossima edizione di Ecosistema Urbano.
Dovrebbe essere fare in modo che i cittadini si accorgano dei miglioramenti nella vita di tutti i giorni, senza bisogno di leggere una classifica.
E magari, per una volta, sarebbe bello vedere un video del sindaco non per annunciare l’ennesimo successo, ma per spiegare come e quando verranno risolti i problemi che il rapporto mette in evidenza.
Perché una città sostenibile non si costruisce con i proclami, le inaugurazioni o i comunicati stampa.
Si costruisce con la manutenzione, gli investimenti, i servizi efficienti e soprattutto con la capacità di distinguere le priorità dei cittadini dalle priorità della propaganda.






