Strade dissestate, ponti chiusi, frane, rischio idrogeologico e difficoltà abitative. Eppure la politica sembra preferire i grandi contenitori culturali alle necessità quotidiane dei cittadini. La cultura è importante, ma una città deve prima di tutto essere sicura, vivibile e accessibile.
A Savona sembra essersi rovesciato l’ordine delle priorità. Mentre strade e ponti mostrano tutte le loro fragilità, le frane ricordano quanto sia vulnerabile il territorio e trovare una casa a prezzi accessibili diventa sempre più difficile, l’amministrazione comunale continua a puntare buona parte della propria comunicazione sui grandi progetti di riqualificazione e valorizzazione culturale.
Il San Giacomo, Villa Zanelli, Sant’Agostino: interventi importanti, certamente, alcuni attesi da decenni, che comportano investimenti milionari e che potrebbero contribuire a valorizzare il patrimonio storico e architettonico della città.
Ma viene spontanea una domanda: siamo sicuri che queste siano oggi le priorità più urgenti per i savonesi?
Naturalmente non si tratta di contrapporre la cultura alla sicurezza, né di sostenere che le risorse destinate al recupero degli edifici storici possano essere automaticamente trasferite alla manutenzione delle strade o alle politiche abitative. Spesso i finanziamenti hanno destinazioni vincolate.
Il problema è un altro: quale attenzione politica viene riservata ai bisogni quotidiani dei cittadini?
Una città che perde pezzi
Basta guardarsi intorno.
Il ponte sul torrente Quiliano, tra Zinola e Vado Ligure, è chiuso per lavori che dovrebbero durare oltre un anno, con pesanti conseguenze per residenti, automobilisti e commercianti.
L’Aurelia Bis continua a rappresentare una delle più clamorose incompiute del territorio. Anni di cantieri, rinvii, costi e disagi, ai quali si è aggiunto il recente cedimento nell’area di via Famagosta.
Il maltempo mette periodicamente in evidenza le fragilità di un territorio che avrebbe bisogno di una manutenzione costante, non soltanto di interventi quando il danno è già avvenuto.
E poi ci sono le condizioni di molte strade, i marciapiedi, le difficoltà della mobilità urbana, il trasporto pubblico e la questione abitativa, che meriterebbe un’attenzione ben maggiore.
Non tutte queste problematiche dipendono direttamente dal Comune. Le competenze sono distribuite tra amministrazioni, Regione, Provincia, Anas e altri enti. Ma un’amministrazione comunale ha comunque il dovere politico di rappresentare le necessità della propria comunità, sollecitare chi deve intervenire e pretendere risposte.
Perché ai cittadini interessa relativamente poco sapere di chi sia la competenza quando una strada è chiusa, un ponte è impraticabile o la propria abitazione è minacciata da una frana. Vogliono sapere chi sta lavorando per risolvere il problema.
La politica dei grandi annunci
In questi anni abbiamo assistito a una crescente trasformazione della comunicazione amministrativa in una successione di video, conferenze stampa, presentazioni e annunci.
Ogni progetto diventa un’occasione per celebrare un risultato. Ogni finanziamento conquistato viene raccontato quasi fosse già un’opera conclusa. Ogni iniziativa viene presentata come un passo decisivo verso il rilancio della città.
Ma tra annunciare un intervento, aprire un cantiere e consegnare un’opera funzionante ai cittadini esiste una differenza enorme.
Villa Zanelli, splendidamente restaurata ma ancora in attesa di una piena e stabile valorizzazione, dovrebbe insegnare qualcosa.
Una città non migliora perché aumentano i video del sindaco. Migliora quando diminuiscono i problemi dei suoi abitanti.
E soprattutto non basta inaugurare contenitori culturali, per quanto prestigiosi, se nel frattempo la qualità della vita quotidiana non registra miglioramenti altrettanto evidenti.
Ma i cittadini perché non protestano?
C’è poi un aspetto che lascia ancora più perplessi e che riguarda non soltanto Savona.
Viviamo in un periodo nel quale si scende in piazza per le ragioni più diverse. Manifestazioni, cortei, mobilitazioni e proteste accompagnano continuamente il dibattito pubblico.
Eppure, davanti al progressivo deterioramento delle infrastrutture, alla fragilità del territorio, alla difficoltà di trovare un’abitazione e alla perdita di efficienza di alcuni servizi essenziali, raramente si assiste a una mobilitazione popolare proporzionata alla gravità dei problemi.
Ci si indigna per molte cose, spesso giustamente, ma sembra quasi che ci si sia abituati a convivere con strade dissestate, cantieri interminabili e servizi che non funzionano come dovrebbero.
Forse siamo diventati troppo rassegnati. O forse la politica, attraverso una comunicazione sempre più sofisticata, è riuscita a convincere una parte dei cittadini che basti annunciare il futuro per far dimenticare le difficoltà del presente.
Una sorta di anestesia collettiva, alimentata da video rassicuranti, slogan ottimistici e promesse di una città che sarà bellissima, modernissima e culturalmente vivacissima.
Peccato che, nel frattempo, per raggiungerla si debba magari affrontare una strada interrotta o un ponte chiuso.
Prima i cittadini, poi le vetrine
Nessuno vuole una Savona senza cultura, senza musei, senza biblioteche o senza spazi per l’arte. Sarebbe una città più povera.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato immaginare una Savona piena di prestigiosi poli culturali e incapace di garantire infrastrutture efficienti, sicurezza del territorio, mobilità dignitosa e risposte al problema della casa.
La vera capacità di un’amministrazione non si misura soltanto dai milioni di euro intercettati per realizzare grandi opere, ma anche dalla capacità di affrontare le necessità meno appariscenti, quelle che non producono inaugurazioni solenni e fotografie celebrative.
La manutenzione di un muro di contenimento non porta grandi consensi mediatici. La sistemazione di una strada non offre la stessa visibilità di un nuovo polo culturale. La prevenzione del dissesto idrogeologico non si presta facilmente ai video trionfalistici.
Eppure sono proprio questi interventi a fare la differenza nella vita delle persone.
Il sospetto è che la politica preferisca troppo spesso ciò che si può mostrare a ciò che sarebbe necessario fare.
E allora la domanda finale non è soltanto rivolta al sindaco Russo e alla sua giunta, ma anche ai cittadini savonesi.
Quanto ancora saremo disposti ad accontentarci dei racconti di una città futura, senza pretendere risposte concrete per quella in cui viviamo oggi?
Perché la cultura arricchisce una città, ma la sicurezza, la casa, le strade e i servizi essenziali permettono ai suoi abitanti di viverci dignitosamente.
E una città non può definirsi davvero riqualificata se a essere restaurati sono soprattutto i palazzi, mentre i problemi dei cittadini restano sempre gli stessi.






