Massimo Niero sarebbe il nome su cui punta una parte del PD, mentre restano sul tavolo Mirri, De Vincenzi e Tomatis. Nel centrodestra Demichelis rimane il favorito per la presidenza, ma dalla Val Bormida arriva un segnale di autonomia. E qualcuno, nel centrosinistra, arriva persino a proporre le primarie. Intanto il tempo stringe.
Il 22 novembre si avvicina e la politica savonese offre ancora una volta uno spettacolo che oscilla tra la commedia degli equivoci e la partita a scacchi. Con una differenza: qualcuno sembra conoscere già le mosse da fare, qualcun altro sta ancora cercando di capire chi debba sedersi alla scacchiera.
Le elezioni per il rinnovo della presidenza e del Consiglio provinciale sono ormai alle porte, ma mentre nel centrodestra Mauro Demichelis, sindaco di Andora, rimane il nome di riferimento per la conquista di Palazzo Nervi, nel centrosinistra si continua a discutere, valutare, proporre e, soprattutto, rinviare.
Il rischio? Che alla fine, più che scegliere un candidato, il centrosinistra sia costretto a trovare un accordo con il centrodestra, magari proprio sul nome di Demichelis.
Una prospettiva che, se dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un’altra dimostrazione della difficoltà del PD savonese a costruire una proposta politica autonoma.
Il centrosinistra e la ricerca del candidato perduto
Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini al Partito Democratico, nelle ultime ore starebbe prendendo consistenza la candidatura di Massimo Niero, sindaco di Cisano sul Neva, già vicepresidente della Provincia.
Il suo nome, peraltro, circola da tempo ed era già stato indicato dalla stampa locale tra quelli maggiormente accreditati, insieme a Riccardo Tomatis.
Niero, secondo queste voci, potrebbe prevalere sugli altri amministratori presi in considerazione: Rodolfo Mirri, sindaco di Carcare, Luigi De Vincenzi, sindaco di Pietra Ligure, e Riccardo Tomatis, sindaco di Albenga.
Tutti nomi con una propria esperienza amministrativa, ma sui quali evidentemente non sarebbe ancora maturata una convergenza definitiva.
E qui nasce la prima domanda: possibile che il centrosinistra savonese, conoscendo da tempo la scadenza elettorale, arrivi ancora una volta agli ultimi giorni senza aver individuato una candidatura condivisa?
Qualcuno, addirittura, tra il serio e il faceto, avrebbe proposto di ricorrere alle primarie per sciogliere il nodo.
Un’idea che, in altre circostanze, potrebbe persino avere una sua dignità politica. Ma avanzarla quando il tempo stringe rischia di trasformarla nell’ennesimo espediente per rinviare una decisione.
Primarie tra chi, poi? Tra i sindaci? Tra i consiglieri comunali? Oppure si vorrebbero chiamare in causa i cittadini, che per legge non possono nemmeno votare direttamente per eleggere il presidente della Provincia?
Il paradosso è evidente: si pensa alle primarie per scegliere il candidato a una carica che, alla fine, sarà assegnata attraverso un’elezione di secondo livello, riservata agli amministratori comunali.
Centrodestra: Demichelis favorito, ma la Val Bormida fa sentire la propria voce
Sull’altro fronte la situazione è più definita, anche se sarebbe sbagliato descrivere il centrodestra come un blocco completamente compatto.
Le segreterie provinciali dei partiti hanno manifestato un orientamento favorevole a Mauro Demichelis, sindaco di Andora, sul quale convergono importanti settori della coalizione.
Ma la Val Bormida dimostra di non voler essere una semplice spettatrice delle decisioni prese altrove.
La vicenda politica segnalata da IVG, con i sindaci valbormidesi orientati sul nome di Dotta per la propria rappresentanza, evidenzia infatti che anche all’interno del centrodestra esistono equilibri territoriali da rispettare.
E nella partita compare anche il sindaco di Millesimo, politicamente vicino a Futuro Nazionale, a conferma di come gli schieramenti locali possano andare oltre le appartenenze nazionali.
Il messaggio politico è chiaro: sulla presidenza si può convergere su Demichelis, ma sulla rappresentanza del territorio la Val Bormida vuole dire la sua.
Non è necessariamente una contraddizione. Anzi, potrebbe essere la dimostrazione che nel centrodestra, pur tra tensioni e rivendicazioni, si stanno già definendo gli assetti del futuro governo provinciale.
Mentre nel centrosinistra si discute ancora del candidato presidente, dall’altra parte si ragiona anche su chi dovrà rappresentare le diverse aree della provincia.
Una differenza che, politicamente, pesa.
Demichelis, una candidatura che guarda anche oltre il centrodestra
C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione.
Demichelis non è soltanto il sindaco di Andora. È un amministratore che può contare su una rete di rapporti politici che arriva fino all’Imperiese, dove Claudio Scajola continua a esercitare un’influenza importante sugli equilibri del Ponente ligure.
Non sarebbe quindi sorprendente se attorno alla sua candidatura si cercasse di costruire una maggioranza trasversale, capace di raccogliere consensi anche tra amministratori non appartenenti al centrodestra.
Ed è proprio questo il punto politicamente più delicato per il PD.
Se il centrosinistra non riuscisse a trovare un proprio candidato e finisse per convergere su Demichelis, dovrebbe spiegare agli elettori se si tratta di una scelta amministrativa condivisa oppure dell’ennesimo accordo tra gruppi dirigenti per spartirsi le responsabilità di governo.
Perché una cosa è cercare un’intesa istituzionale nell’interesse della Provincia. Un’altra è rinunciare a una propria proposta politica soltanto perché non si riesce a mettersi d’accordo.
E i problemi della Provincia? Quelli possono aspettare
Nel frattempo, mentre si discutono nomi, alleanze e possibili accordi, i problemi del territorio restano tutti sul tavolo.
C’è TPL Linea, con una situazione economica e gestionale che richiede decisioni importanti. Ci sono le strade provinciali, la manutenzione, i ponti, le difficoltà dei piccoli Comuni, la gestione dei rifiuti e le questioni legate al servizio idrico.
Problemi concreti sui quali sarebbe interessante conoscere le posizioni dei candidati.
Che cosa propone Demichelis per TPL? Che cosa farebbe Niero? Quali priorità avrebbero Tomatis, Mirri o De Vincenzi?
Di programmi, almeno per ora, si sente parlare molto meno che di candidature.
Eppure la Provincia, nonostante la riforma Delrio ne abbia ridimensionato il ruolo politico, continua a esercitare funzioni fondamentali per il territorio.
Il problema è che, a giudicare dal dibattito di queste settimane, sembra contare soprattutto chi occuperà la poltrona più importante e quali equilibri politici ne deriveranno.
Il 22 novembre si avvicina. Il PD riuscirà a svegliarsi?
La data delle elezioni è ufficiale: domenica 22 novembre 2026. La Provincia ha già avviato le procedure elettorali e il 23 ottobre ha pubblicato anche i dati relativi al corpo elettorale e alla ponderazione dei voti.
Non siamo più nel campo delle ipotesi sulla data. Ora bisogna decidere.
Il centrodestra, pur con qualche strappo interno, sembra avere una strategia: Demichelis per la presidenza e una rappresentanza territoriale da definire attraverso gli accordi tra amministratori.
Il centrosinistra, invece, appare ancora impegnato a scegliere tra Niero, Mirri, De Vincenzi e Tomatis, con il rischio che la discussione finisca per logorare anche le candidature più credibili.
Naturalmente nulla è ancora deciso e le indiscrezioni dovranno trovare conferma nelle scelte ufficiali.
Ma una considerazione politica si può già fare.
Il centrodestra discute su come distribuire il potere. Il centrosinistra rischia di discutere così a lungo da dover accettare quello deciso dagli altri.
E se alla fine il PD dovesse davvero convergere su Demichelis, qualcuno dovrebbe almeno avere il coraggio di spiegare perché non sia stato possibile presentare un’alternativa.
Perché a quel punto non sarebbe soltanto una sconfitta elettorale. Sarebbe una rinuncia politica ancora prima di andare a votare.
E forse la battuta sulle primarie, circolata in queste ore, riassume meglio di qualsiasi analisi lo stato della situazione: quando non si riesce a scegliere tra quattro candidati, si propone una quinta soluzione, sperando che nel frattempo qualcun altro risolva il problema.
A Palazzo Nervi si prepara il cambio della guardia. Nel centrodestra si contano i voti, nel centrosinistra si contano ancora i candidati. E il rischio è che, quando il PD avrà finalmente deciso, il presidente lo abbiano già scelto gli altri.






