Inceneritore in Val Bormida: la mozione della Provincia è una cosa seria o l’ennesimo spot elettorale?

Il centrosinistra chiede un NO incondizionato al termovalorizzatore e mette alle strette il centrodestra. Ma mentre si moltiplicano mozioni e dichiarazioni, la Regione continua il suo percorso. E una domanda sorge spontanea: perché l’opposizione savonese non chiede ai propri colleghi che amministrano Genova di aumentare la raccolta differenziata, riducendo così la necessità di costruire nuovi impianti?

Tutti contrari all’inceneritore, ma il progetto continua ad andare avanti

In Val Bormida ormai i NO all’inceneritore  degli amministratori si moltiplicano. Dicono NO i sindaci, dicono NO le opposizioni, dicono NO le amministrazioni comunali. Tutti contrari, almeno a parole. Eppure l’ipotesi di realizzare proprio in questa valle l’inceneritore destinato a trattare una parte importante dei rifiuti liguri continua a essere sul tavolo.
È questo il grande paradosso della vicenda.
L’ultima iniziativa politica arriva dal gruppo di minoranza in Consiglio provinciale, “Uniti per la Provincia”, che ha presentato una mozione per chiedere alla Provincia di Savona di esprimere un rifiuto incondizionato alla localizzazione dell’impianto a Cairo Montenotte e nell’intera Val Bormida.
Il documento chiede anche di ottenere chiarimenti scritti dalla Regione e da ARLIR e di impegnare il presidente facente funzioni della Provincia a trasmettere una diffida contro il proseguimento dell’iter localizzativo.
Una posizione apparentemente netta, senza possibilità di equivoci.
Ma una domanda sorge spontanea: si tratta di un’iniziativa destinata a incidere realmente sulle decisioni regionali oppure dell’ennesima battaglia politica combattuta a colpi di documenti e comunicati stampa?

Una mozione seria nei contenuti, ma quanto efficace?

Bisogna riconoscere che la mozione non si limita a una generica dichiarazione di contrarietà.
Chiede atti, informazioni, trasparenza, chiarimenti sui progetti e sulle localizzazioni. Soprattutto pretende che la Provincia assuma una posizione ufficiale, anziché restare spettatrice delle decisioni regionali.
Sono richieste legittime, che sarebbe stato opportuno avanzare con forza già da tempo.
Ma qui emerge il primo problema.
Una mozione consiliare è innanzitutto un atto di indirizzo politico. Non è una sentenza, non annulla una procedura amministrativa e non attribuisce alla Provincia un potere di veto che la legge non le riconosce.
Anche una diffida, per avere effetti giuridici concreti, deve poggiare su precise ragioni di illegittimità. Non basta dichiararsi contrari a un’opera per obbligare la Regione ad abbandonarla.
Dunque, approvare la mozione potrebbe rafforzare la posizione istituzionale della Val Bormida, ma non significherebbe affatto aver sconfitto il progetto.
Il rischio è che si scambi una vittoria politica per una vittoria amministrativa. E sono due cose profondamente diverse.

Il precedente di Cairo dovrebbe insegnare qualcosa

A Cairo Montenotte abbiamo già assistito a una situazione che dovrebbe far riflettere.
Il 2 ottobre il Consiglio comunale ha discusso la mozione delle opposizioni che chiedeva un NO incondizionato e una diffida alla Regione.
La maggioranza del sindaco Paolo Lambertini l’ha respinta, approvando invece una propria deliberazione contraria alla realizzazione dell’impianto sul territorio.
La portavoce del Coordinamento No Inceneritore, Daniela Prato, ha osservato che entrambi gli schieramenti erano contrari all’impianto, sottolineando però l’incapacità di trovare un’intesa politica.
Il risultato? Tutti contrari all’inceneritore, ma divisi sul documento da approvare.
Una scena che rischia di ripetersi anche in Provincia.
Perché quando la battaglia contro un’opera tanto contestata diventa una gara per stabilire chi abbia pronunciato il NO più forte, c’è il pericolo di perdere di vista l’obiettivo principale.
Non dovrebbe interessare ai cittadini quale partito riesca a intestarsi la mozione migliore.
Dovrebbe interessare se quella mozione produca conseguenze reali.

La Regione, intanto, continua il suo percorso

Mentre maggioranze e opposizioni discutono su quale documento approvare, la Regione Liguria prosegue il proprio percorso.
La commissione tecnica regionale ha già espresso le proprie valutazioni sulle proposte progettuali. Ora spetta alla Regione decidere gli eventuali passaggi successivi, compresa la valutazione dell’interesse pubblico.
Il sito definitivo non risulta ancora individuato, ma il procedimento non è stato abbandonato.
Ed è proprio questo il punto che dovrebbe preoccupare maggiormente.
Perché mentre a Cairo e Savona si votano mozioni, a Genova si prendono le decisioni che contano davvero.
La differenza è evidente: in Val Bormida si discute di come impedire l’impianto, mentre in Regione si continua a valutare come realizzarlo.
E allora viene da chiedersi se tutte queste iniziative politiche siano davvero coordinate per raggiungere un risultato oppure se ciascuno stia semplicemente cercando di ritagliarsi uno spazio di visibilità.

Il centrosinistra e la tentazione dello spot elettorale

Sarebbe ingenuo ignorare il significato politico della mozione provinciale.
Il centrosinistra sa perfettamente che l’inceneritore  rappresenta un argomento delicatissimo per il centrodestra, soprattutto in Val Bormida.
Presentare una mozione che chiede un NO incondizionato significa mettere la maggioranza davanti a una scelta scomoda: votare a favore e assumere una posizione ufficiale nei confronti della Regione governata dai propri alleati, oppure votare contro ed esporsi alle critiche dei cittadini.
Una mossa politicamente intelligente.
Ma siamo sicuri che sia anche sufficiente per difendere il territorio?
Il dubbio diventa ancora più legittimo considerando l’avvicinarsi delle elezioni provinciali del 22 novembre e delle comunali di Cairo nel 2027.
Il rischio è che l’inceneritore diventi uno straordinario strumento di propaganda, buono per raccogliere consensi e mettere in difficoltà gli avversari.
Attenzione, però: sarebbe sbagliato attribuire questa tentazione soltanto al centrosinistra.
Anche il centrodestra ha le proprie contraddizioni. Da una parte la Regione sostiene la necessità di un nuovo impianto, dall’altra amministratori locali della stessa area politica si dichiarano contrari alla sua collocazione in Val Bormida.
Insomma, c’è chi dice NO per mettere in difficoltà la maggioranza e chi dice NO per non mettere in difficoltà se stesso.
E nel frattempo il progetto resta in piedi.

Ma perché il centrosinistra non comincia da Genova?

C’è poi un’altra domanda, forse ancora più scomoda, che vorremmo rivolgere ai consiglieri provinciali di opposizione.
Non sarebbe molto più utile, oltre a presentare mozioni contro l’inceneritore, intervenire sui propri colleghi politici che amministrano Genova, chiedendo un impegno concreto per aumentare la raccolta differenziata?
Perché è inutile girarci intorno: Genova continua a rappresentare uno dei principali problemi della gestione dei rifiuti liguri.
Con una raccolta differenziata che, secondo i dati annuali del 2025, si attesta intorno al 52%, il capoluogo regionale resta molto indietro rispetto agli obiettivi previsti.

Una percentuale decisamente inferiore a quella di numerosi Comuni della provincia di Savona, compresi diversi centri della Val Bormida.
Eppure Genova è amministrata dal centrosinistra, la stessa area politica alla quale appartengono i promotori della mozione provinciale.
Allora perché non cominciare proprio da lì?
Perché non chiedere ai propri colleghi genovesi un piano straordinario, con obiettivi precisi e tempi verificabili, per aumentare sensibilmente la differenziata, ridurre i rifiuti indifferenziati e recuperare una maggiore quantità di materiali?
Perché non pretendere che la città più popolosa della Liguria faccia finalmente un salto di qualità nella gestione dei propri rifiuti?
È troppo facile chiedere che la Val Bormida non ospiti l’inceneritore senza affrontare contemporaneamente il problema della quantità di rifiuti che potrebbe alimentarlo.
Naturalmente la raccolta differenziata, da sola, non elimina ogni problema di smaltimento. Anche i sistemi più avanzati producono una quota residua di rifiuti che deve essere gestita.
Ma più rifiuti vengono ridotti, separati correttamente e recuperati, minore è la quantità che necessita di trattamento finale.
Un deciso miglioramento della differenziata, accompagnato da politiche di riduzione dei rifiuti, riuso e recupero di materia, potrebbe contribuire a ridimensionare il fabbisogno impiantistico e a mettere in discussione la necessità di un grande termovalorizzatore.
E qui sta la contraddizione politica: a Savona il centrosinistra presenta mozioni per dire NO all’inceneritore, mentre a Genova dovrebbe dimostrare, governando, che esiste una strada concreta per ridurre la quantità di rifiuti destinati alla combustione.
Sarebbe una battaglia certamente meno appariscente di una mozione, ma probabilmente assai più utile.
Perché la Val Bormida non ha bisogno soltanto della solidarietà politica dei genovesi. Ha bisogno che Genova faccia la propria parte.
Altrimenti il rischio è di assistere all’ennesimo capolavoro della politica: a Savona si raccolgono consensi dicendo NO all’inceneritore, mentre a Genova si continua a produrre una quantità di rifiuti indifferenziati che contribuisce ad alimentare le ragioni di chi quell’inceneritore vuole costruirlo.
E allora, cari consiglieri di opposizione, una proposta: continuate pure a presentare mozioni, ma magari fate anche una telefonata ai vostri colleghi di Genova.
Potrebbe servire alla Val Bormida molto più di qualche bella dichiarazione in Consiglio provinciale.

Dove sono gli atti capaci di incidere realmente?

Quello che manca non è certamente un altro comunicato stampa.
Mancano, o comunque non risultano ancora sufficientemente chiariti, gli strumenti concreti con cui le istituzioni locali intendono contrastare l’eventuale localizzazione dell’impianto.
Sarebbe opportuno conoscere integralmente le valutazioni della commissione tecnica, le caratteristiche dei progetti esaminati, le criticità ambientali e sanitarie dei territori interessati e i criteri con cui la Regione intende decidere.
Occorrerebbe soprattutto predisporre un’azione istituzionale e giuridica coordinata, individuando eventuali vizi procedurali, incompatibilità ambientali o violazioni delle disposizioni applicabili.
Se esistono motivi giuridicamente fondati per contestare il procedimento, bisogna farli valere nelle sedi competenti e nei tempi previsti.
Una diffida può essere un primo passaggio. Ma non è una bacchetta magica.
E allora sarebbe interessante chiedere ai promotori della mozione provinciale: dopo l’eventuale approvazione, quali saranno le iniziative successive? Chi le coordinerà? Con quali strumenti e quali obiettivi verificabili?
Domande che meritano risposte, non slogan.

Il 29 ottobre sarà la prova dei fatti

Il prossimo Consiglio provinciale è convocato per giovedì 29 ottobre alle 12.30.
Sarà un’occasione per capire, qualora la mozione venga effettivamente discussa, se la contrarietà al termovalorizzatore possa tradursi in una posizione istituzionale condivisa oppure se assisteremo all’ennesimo confronto tra maggioranza e opposizione.
Ma il voto, qualunque sia il risultato, non potrà rappresentare la conclusione della battaglia.
Perché la vera prova arriverà dopo, quando bisognerà verificare se la Provincia avrà effettivamente chiesto e ottenuto i documenti, trasmesso gli atti promessi e assunto iniziative coerenti con la propria posizione.

La Val Bormida non ha bisogno di campioni del NO

In questa vicenda c’è un protagonista che rischia di passare in secondo piano: il territorio.
Una valle che ha già conosciuto pesanti conseguenze ambientali legate alla propria storia industriale e che oggi chiede di non diventare il luogo dove risolvere i problemi dei rifiuti dell’intera Liguria.
I cittadini non hanno bisogno di una competizione tra partiti per stabilire chi sia più contrario all’inceneritore.
Hanno bisogno di sapere se le istituzioni siano realmente intenzionate a difenderli e soprattutto se dispongano degli strumenti per farlo.
La mozione di “Uniti per la Provincia” contiene richieste serie e non merita di essere liquidata come una semplice farsa.
Ma può trasformarsi in uno spot elettorale se, dopo il voto, tutto si esaurirà nella soddisfazione di aver messo in difficoltà gli avversari politici.
Allo stesso modo, un eventuale rifiuto della maggioranza di votarla non dimostrerebbe automaticamente la volontà di ospitare l’impianto, ma imporrebbe al centrodestra di spiegare quali iniziative alternative intenda assumere.
E al centrosinistra chiediamo qualcosa di più di una mozione: un impegno politico concreto anche nei confronti delle amministrazioni amiche, a cominciare da Genova, perché la riduzione dei rifiuti indifferenziati è una delle condizioni fondamentali per costruire un’alternativa credibile all’incenerimento.
La questione, in fondo, è molto semplice.
Non conta chi presenta la mozione. Non conta chi riesce a pronunciare il NO più forte. Non conta neppure chi ottiene il titolo più grande sui giornali.
Conta chi riuscirà a impedire, con atti legittimi e concreti, che la Val Bormida venga scelta contro la volontà del territorio.
Perché di NO scritti sulla carta ormai abbiamo fatto una collezione.
Quello che manca è un NO capace di produrre risultati. E quello, purtroppo, non si conquista con una campagna elettorale.
E soprattutto, prima di chiedere alla Val Bormida di risolvere il problema dei rifiuti liguri, qualcuno dovrebbe spiegare perché Genova non riesca ancora a differenziarne adeguatamente nemmeno due terzi.

Condividi

Lascia un commento