
A Savona, l’incontro “Nova, Parola all’Italia” con il Movimento 5 Stelle doveva essere una tappa di riflessione alta: coalizioni, programmi, prospettive per le prossime elezioni politiche. E, almeno fino a un certo punto, lo è stato davvero. Sala partecipata, interventi interessanti, spunti concreti. Insomma, politica – quella vera.
Poi, però, è bastata una richiesta di intervista per far crollare il sipario e mostrare ciò che molti, in città, raccontano da tempo sottovoce: un movimento locale attraversato da tensioni interne – soprattutto – da una gestione che solleva più di un interrogativo.
Quando una giornalista ha chiesto di intervistare i consiglieri comunali Manuel Meles, Federico Mij e la coordinatrice provinciale Stefania Scarone, la scena è degenerata.
I due consiglieri, mentre venivano intervistati dalla giornalista, sono stati interrotti da un sostenitore della coordinatrice, il quale ha sostenuto che non dovevano essere intervistati, in quanto – a suo dire – non seguendo più la linea del Movimento, non ne farebbero più parte.
Un’accusa pesante, ma anche paradossale: perché se c’è un dato politico evidente, è che proprio Meles e Mij rappresentano oggi l’anima più visibile e radicata del Movimento in città, soprattutto all’opposizione dell’amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Marco Russo.
Ed è qui che il nodo diventa politico, prima ancora che personale.
A livello nazionale si parla di “campo largo”, di alleanze tra Partito Democratico, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra. Ma a Savona questo schema appare fragile, impraticabile con Marco Russo ricandidato.
La gestione della coordinatrice Scarone viene ormai descritta da più parti come divisiva. Un gruppo ristrettissimo di sostenitori, una base storica sempre più distante, sono i due consiglieri comunali che tengono ancora in piedi la presenza istituzionale del Movimento sul territorio. Oltretutto facendolo molto bene.
Il risultato? Un cortocircuito politico evidente: mentre a Roma si costruiscono alleanze, a Savona si litiga su chi è “più Movimento” degli altri.
In questo clima, circolano anche voci – tutte da verificare, ma politicamente indicative – su presunti avvicinamenti strategici al Partito Democratico locale della coordinatrice. Più che prove, sono segnali, percezioni, sospetti che nascono proprio da una linea politica che molti faticano a comprendere. E quando la base non capisce, la politica perde credibilità.
Il punto, però, è un altro: un movimento politico può permettersi di trasformare ogni occasione pubblica in un regolamento di conti interno? Può permettersi di delegittimare i propri rappresentanti eletti davanti a una giornalista, davanti ai cittadini?
Perché al netto delle dinamiche interne, c’è un dato che resta: i cittadini guardano, ascoltano e giudicano.
E quello che si è visto a Savona non è stato un bello spettacolo.
Il lavoro della coordinatrice e fallimentare i due consiglieri e il gruppo savonese ne sono coscienti e cercano opporsi mentre i dirigenti regionali tentennano, ma prima o poi dovranno chiarire la situazione savonese perché il “campo largo” rischia di diventare, un campo minato.






