Vado, 78 milioni per rifare la diga della piattaforma

Quattro anni di lavori per 78 milioni, compresi 700mila euro di progettazione.  L’autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale ha pubblicato l’avviso di pre-informazione della gara per la realizzazione della nuova diga foranea del porto di Vado Ligure. L’ente intende aggiudicare l’appalto attraverso una procedura telematica e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La gara sarà indetta entro settembre. Lo studio effettuato negli scorsi mesi sulle manovre delle navi in ingresso e uscita dal bacino e sulle operazioni di ormeggio e disormeggio dalle banchine ha dimostrato come la diga attuale possa presentare criticità, in caso di condizioni meteo marine particolarmente avverse, anche a causa dei danni provocati dalla mareggiata dello scorso fine ottobre.

I lavori prevedono lo smantellamento di circa 400 metri dell’attuale molo e il riutilizzo nella nuova diga dei 13 cassoni rimossi, oltre alla posa di due nuovi cassoni. Il nuovo sopraflutti, ruotato verso il mare aperto per migliorare la manovrabilità delle navi, insisterà su fondali più elevati, dai 35 ai 49 metri.

Nella configurazione finale, il molo foraneo sarà allungato verso il  mare per ulteriori 240 metri. Ai piedi dei cassoni è prevista una fila di massi “guardiani” e l’intera diga sarà coronata da una sovrastruttura in calcestruzzo di 2,5 metri di altezza e

da un muro paraonde che si innalzerà per altri 4,5 metri, a protezione di navi e strutture.

«La  costruzione della nuova diga foranea  era stato prevista dall’authority nell’ambito della seconda  variante (del  febbraio 2016)  in cui  l’opera  veniva tra- sformata da costruzione con palificata  a riempimento  di  terra (molto meno costosa ma molto peggiore dal punto di vista ambientale)  —  scrive Roberto  Cu- neo, di Italia Nostra Savona — Il risparmio   (80   milioni)  veniva utilizzato  per  finanziare la  costruzione della nuova diga che veniva  direttamente  affidata a ApmM Fincosit. Italia Nostra denunciò la decisione all’Anac sostenendo che la costruzione della diga non poteva essere considerata una variante ma un appalto autonomo e quindi soggetto a gara e non a semplice trattativa privata con il costruttore. Anac diede ragione a Italia Nostra e obbligò l’Autorità portuale a indire una gara pubblica per questa costruzione. Se la gara sarà ben gestita (ricordo che alla gara per la piattaforma partecipò un solo concorrente) il risparmio ottenuto sarà merito di Italia Nostra e di Anac».

Con l’arrivo di altre tre gru di banchina Ship-to-Shore, che si aggiungono a un mezzo identico già arrivato a dicembre 2018, infine, si è completata il mese scorso la dotazione del  nuovo terminal operativo dal 12 dicembre.

Da La Repubblica

 

 

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