Vari modi per dare le notizie

 

Premesso che ognuno tratta le notizie come vuole, non si può fare a meno di notare la differenza nel modo in cui una notizia viene pubblicata. In questo caso Repubblica e Secolo XIX dovevano dire ai lettori che Giovanni Berneschi, presidente dell'ottava banca italiana, la prima e più potente della Liguria, a capo di un impero che è anche uno degli inserzionisti pubblicitari di maggior peso per la sopravvivenza di giornali, radio e televisioni. A me sembra molto aggressiva e sostanziale Repubblica e decisamente riduttivo il Secolo. Ma ognuno è libero di pensarla come vuole

Pubblichiamo di seguito i due articoli e giudicate voi

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REPUBBLICA

Scalata Bnl, anche Berneschi a giudizio
Affiancò Fiorani e votò la sua lista "sulla base della simpatia"

Dei 45 imputati, 28 sono stati mandati a processo. Fra loro anche l´ex governatore Fazio
MARCO PREVE

 La "simpatia" provata (all´epoca) per l´allora star della finanza Gianpiero Fiorani, è costata il rinvio a giudizio per aggiotaggio a Giovanni Berneschi presidente di Carige. Ieri, a Milano, al termine di una combattuta udienza preliminare il giudice Luigi Varanelli ha rinviato a giudizio i presunti responsabili di uno dei capitoli più spinosi dell´estate dei "furbetti del quartierino", il tentativo di scalata occulta alla banca Bnl da parte dell´Unipol. Dei 45 imputati, tra persone fisiche e giuridiche, 28 sono stati mandati a processo, tre hanno patteggiato, gli altri sono stati prosciolti.
Con Berneschi andranno a processo gli ex vertici di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, l´ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, l´attuale presidente Unipol Pierluigi Stefanini, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, gli immobiliaristi Stefano Ricucci, Danilo Coppola e Giuseppe Statuto. Processo anche per un politico molto vicino a Carige, l´europarlamentare del Pdl Vito Bonsignore (il figlio Luca è azionista del gruppo). L´ex amministratore delegato della Popolare di Lodi Fiorani ha già patteggiato sei mesi di pena. Il presidente di Carige era, secondo l´accusa, uno dei partecipanti al patto occulto. Un ruolo che ha già causato a Carige una multa da 150 mila euro da parte della Consob. La Commissione di controllo della Borsa ha così colpito la mancata pubblicazione dei patti parasociali stipulati da Unipol nel maggio 2005 con Banca Popolare Italiana (già Popolare Lodi), da Carige e altri istituti, sull´acquisto concertato di azioni Bnl per fermare gli spagnoli del Banco di Bilbao.
Aldilà degli aspetti tecnico finanziari, le scelte del ruvido presidente di Carige sarebbero state dettate anche da ragioni emotive. Durante la sua audizione in Consob del 5 maggio 2005 relativa ad un´altra scalata di Fiorani, quella ad Antonveneta, a Berneschi fu chiesto di spiegare l´appoggio di Carige a Fiorani. Ecco il verbale: «Aggiunge - è scritto nel resoconto riferito a Berneschi - che in occasione dell´assemblea Antonveneta loro hanno votato per la lista della Bpl, vedendo nel sito di Antonveneta le liste proposte e decidendo sulla base della simpatia. In particolare dichiara di non aver voluto votare per la lista proposta da Abn Amro poiché con quest´ultima ha avuto un´esperienza negativa in relazione al fallimento di una società genovese di crocieristica, la Festival, di cui era advisor proprio Abn Amro. Tale vicenda comportò per la Carige una grossa perdita».

 

IL SECOLOXIX

Scalata Bnl, Fiorani paga 13mila euro ed evita il processo

in aula il primo febbraio

Patteggia l'ex ad della Popolare di Lodi. Rinvii a giudizio per Fazio, Consorte e altri indagati, tra cui Berneschi (Carige)

19/09/2009
Milano. A Gianpiero Fiorani uscire di scena dal processo per la scalata Bnl costa 13.680 euro. A tanto ammonta la sanzione pecuniaria per il patteggiamento della pena alternativa ai sei mesi di carcere. L'ex ad della Banca di Lodi, in verità, ci aveva pure ripensato: dopo aver chiesto il patteggiamento, nei giorni scorsi il banchiere aveva tentato di ottenere la revoca. Troppo tardi, richiesta respinta dal Gup Luigi Varanelli nell'udienza preliminare di ieri che così ha deciso: si va a processo per una delle scalate dell'estate 2005 dei "furbetti" con 28 rinvii a giudizio, tre patteggiamenti e quattordici proscioglimenti. Oltre a Fiorani, il banchiere che per riconoscenza voleva baciare in fronte il numero uno di Bankitalia Antonio Fazio (anche lui rinviato a giudizio), ha patteggiato la pena anche il suo braccio destro Gianfranco Boni (due mesi di reclusione in continuazione con due condanne già subite in precedenza) e Bpi (ex Lodi) come società. Il conto è, in quest'ultimo caso, più salato: 228.148 euro.
Per tutti gli altri indagati eccellenti, ora si attende il processo, che partirà il primo febbraio del prossimo anno. Oltre al numero uno di Unipol Giovanni Consorte e al suo allora braccio destro Ivano Sacchetti, saranno giudicati Carlo Cimbri e Pierluigi Stefanini, all'epoca rispettivamente direttore generale di Unipol e presidente di Holmo, la controllante della compagnia di via Stalingrado. Con loro, verranno processati i "contropattisti" cui faceva capo il 26,78% di Bnl, l'imprenditore Gaetano Caltagirone, ideatore del contropatto che si opponeva al patto ufficiale tra Bbva, Generali e Dorint, l'eurodeputato del Pdl Vito Bonsignore, gli immobiliaristi Danilo Coppola, Giuseppe Statuto e i fratelli Lonati. A processo vanno anche i rappresentanti della banche che avrebbero rastrellato segretamente con Unipol il 24,128% di Bnl, consentendo così a Consorte di disporre del 51% della banca già prima dell'annuncio dell'Opa. Tra questi, Giovanni Berneschi, Giovanni Zonin e Divo Gronchi, che avrebbero partecipato alla scalata nelle qualità di presidente di Banca Carige e presidente e amministratore delegato della Popolare di Vicenza. Ma chi girò la regia della clamorosa scalata furono, secondo la Procura, l'ex numero uno di Palazzo Koch, Antonio Fazio, e l'allora capo della Vigilanza di Bankitalia, Antonio Frasca. I giudici dovranno chiarire se effettivamente le massime autorità dell'organo di controllo, col pretesto della difesa dell'italianità della banche, si adoperarono perché il controllo di Bnl passasse a una società che non aveva i requisiti per l'offerta invece che alla banca spagnola. Le accuse, a vario titolo, erano di insider trading, aggiotaggio e ostacolo all'autorità di vigilanza. Tra i prosciolti, il costruttore Marcellino Gavio.
Il principale imputato, Consorte, in attesa del processo già affila le armi: parla di "stupore" per il rinvio a giudizio, proclama la sua "estraneità" ai fatti e attacca. «Sono certo che i fatti in sede di dibattimento mi daranno ragione. In quella sede, ovvero a "porte aperte", mi verrà consentito di fare piena luce su diversi elementi e metodologie d'indagine, attinenti l'intera mia vicenda giudiziaria, che hanno lasciato perplessi sia me che i miei legali». Consorte lamenta «un lungo elenco di "disattenzioni" e/o "omissioni" e di forzature procedurali che è mia ferma intenzione portare all'attenzione della pubblica opinione, con ogni mezzo divulgativo». Per questo Consorte chiederà«lo svolgimento del processo Bnl alla presenza dei principali organi di comunicazione».
Sa. C.