LUCIA, FEDERIGO E LA FATA LORENA
Nell'anno della guerra intestina tra franceschielli e bersanini, vi fu una cittadella con pochi abitanti e tanti assessori in giunta. Tra questi una sola donna, Lucia, che  svolgeva il suo ruolo in modo equilibrato ed onesto,cercando di sovvenire alle esigenze  della società, senza favoritismi ne' compiacenze di parte.

Certo, anche Lucia era una donna "in carriera", con  un suo progetto di  sviluppo professionale a cui teneva, tanto che riusciva a conciliare il suo lavoro con il gravoso impegno  di giunta. La quale giunta, sopravvenuto il conflitto intestino di cui sopra, ed essendo dominata dai bersanini, attraverso il suo capo, il conte Federigo, cominciò a porre alla nostra Lucia domande sempre più pressanti, tese ad indicare questa o quella cooperativa sociale o onlus che dir si voglia, acciocchè fossero prese in maggior cura dalla nostra protagonista.

Il conte Federigo, nel frattempo, consigliato da Ruggiero da Varagine e da altri bersanini, divisò di porre a Lucia il dilemma in cui ella si trovava con queste parole: "cara Lucia, il tuo comportamento come assessore e' stato ineccepibile e va lodato, sotto ogni punto di vista, ma la nuova situazione che pone in conflitto la tua carriera con l'incarico che ti ho, a suo tempo, attribuito, mi impone di dirti con chiarezza che molti premono affinché tu scelga in modo da facilitare il nostro lavoro. Puoi andare in aspettativa ovvero dovrai rinunciare al ruolo di giunta".

A queste parole, Lucia rimase interdetta e pensò le molte cose che le potevano essere rimproverate: apparteneva alla sinistra democratica e non al PD; non aveva favorito nessuna coop sociale nè onlus; aveva controllato i costi delle mense ed il numero dei pasti erogati; non aveva accettato progetti costruiti apposta per incassare denaro, senza dare le dovute garanzie. Insomma,era stata pignola, imparziale, equidistante. Ed ora, tutto questo, le veniva addebitato come una colpa. In ultimo le venne in mente la vera ragione per la quale era congedata: La fata Lorena era rimasta senza incarico, essendo il castello di nervopoli conquistato dalle orde del duca di Vaccares, ed ora scalpitava presso Ruggero da Varagine per avere il suo posto: allora capì che il suo destino era segnato: il buon Federigo le aveva parlato sinceramente ed a lei, a questo punto, non restava che prenderne atto e recitare sino in fondo la sua parte.