Per chi ancora vuole sentirsi libero

 

Tutto pronto per le prossime tornate elettorali, il solito carrozzone è in partenza. Le pareti delle segreterie di partito iniziano a grondare sangue per le risse sulle candidature, si cercano affannosamente padrini romani e milanesi in grado di dar forza a questo o quel personaggio, si offrono future poltrone in cambio di aiuto nella ricerca dei sospirati voti. Prossimamente tante facce sorridenti compariranno sui manifesti, tutti pronti a giurare eterna fedeltà a chi li sceglie. La posta in gioco mica è bau bau micio micio. Un consigliere regionale guadagna da 12 a oltre 16 mila euro al mese. Poco meno dello stipendio, ma annuale, di un operaio o un portalettere. La controriforma federalista ha aumentato la possibilità di assunzioni di parenti, consulenze e incarichi esterni senza controllo. Il precariato che affonda le speranze dei nostri ragazzi in Regione non esiste... E poi una legislatura ti sistema per il resto della vita, è sufficiente restare in carica cinque anni per beccarsi un vitalizio fino a 4000 euro. Mica male. La mia vicina di casa ha lavorato 40 anni in sartoria e riscuote mensilmente 780 euro, ma sono solo fatti suoi.

Le regioni sono diventati 20 piccoli staterelli con autonomia statutaria che possono decidere autonomamente, fra altre simpatiche cose, anche il numero e le retribuzioni dei consiglieri e dei membri del governo regionale. Per non parlare di tutti i bonus, rimborsi, auto blu con autista e omaggi vari. La conquista del “federalismo” tanto vantata dalla Lega Nord altro non è se non una nuova mano rapace nelle tasche dei cittadini, il finto bipolarismo impersonato dal blocco PDL – PD sta cancellando la politica locale tramutandola in una mazza chiodata in mano ai poteri forti, pronta a calare sulla zucca di chi osa opporsi a cementificazioni selvagge e altri simpatici investimenti. Italia dei Valori è un campo di scontro armato fra cento anime diverse, le forze politiche minori non trovano alcun spazio mediatico per  aprirsi alla società.

La scomparsa di una sinistra radicale, ma io dico anche di una destra non allineata, ha di fatto cancellato la voce del proletariato. Che esiste ancora pesantemente, anche se adesso la lobotomizzazione mediatica ha fatto diventare chi non viaggia in Mercedes un barbone sicuramente dedito alla delinquenza. Chi non guadagna abbastanza, pur lavorando come una bestia senza più tutele, ormai non combatte più per i propri diritti ma semplicemente si vergogna del proprio status sociale. E diventata una condizione insopportabile non sbattere in faccia al vicino un viaggio ai Caraibi. Anche se questo costa sanguinose rate pagate a gaudenti finanziarie con conseguenti mesi a pane e cipolla. Con questa nuova concezione epicurea indotta dai mass media, logico la politica sguazzi allegramente in un mare senza regole. Basta gettare qualche briciola qua e là per accalappiare festanti portatori della voce dei padroni del vapore. Io credo sia necessario scrollarsi da dosso l’apatia e soprattutto la politica legata ai partiti. Credo dalle ceneri delle forze popolari, dai gruppi di cittadini, dalle migliaia di delusi che non votando fanno solo il gioco di chi credono di combattere debba alzarsi una nuova forza, in grado di calmierare questo inquietante modo di fare politica. Una forza savonese e ligure non schiava delle segreterie romane e milanesi, capace di scegliere i propri rappresentanti e non di trovarseli confezionati come un barattolo di cetrioli. In grado di parlare a tutti in modo semplice, senza complicati teoremi filosofici. Vado Ligure è stato un esempio, Celle e i suoi ragazzi hanno dimostrato quanto la passione può fare in politica. Ma ricordo anche Castellaneta diventato il secondo partito genovese, peccato lo abbia poi consegnato ai soliti noti. Buscaglia che a Savona entrò in Consiglio Comunale con una lista fai da te, Patrizia Turchi. Tanti altri che non volevano e vogliono accettare di essere pedine in mano a sconosciuti giocatori. Certo, occorre la volontà, la capacità di incontrarsi e dialogare. Dividi et impera è la logica dei forti, uniti e liberi deve essere quella di tutti gli altri.

 

Falco Savonese