Riflessioni politiche sul PDL – Savona

 

 

Come membro di F.I. prima e del PDL adesso, come consigliere uscente del direttivo di Arenzano coordinato da Maurizio Scajola, desidero svolgere alcune riflessioni sul Popolo della Libertà, soprattutto savonese, dopo tre anni di militanza attiva nel capoluogo.

Il ruolo carismatico e coagulante di Silvio Berlusconi, l’alleanza irrinunciabile e strategica con la Lega Nord e il fardello storico-politico del Partito Democratico che gli impedisce di adempiere ad un ruolo incalzante nel panorama politico italiano, rischiano di nascondere alcune debolezze interne al nostro partito, di carattere democratico e programmatico.

L’uscita di scena di personalità importanti come l’On. Sambin in Valbormida e dell’On. Mondello nel Tigullio, oltre all’amarezza umana, mettono in evidenza il ruolo particolarmente delicato che è stato attribuito al Ministro Claudio Scajola e ai coordinatori regionali, a tutt’oggi spesso considerati come un’emanazione romana del partito o come punti di riferimento dell’onorevole di turno più influente, senza una base di sostenitori che ne rafforzi il suffragio politico.

In questo senso penso sia ragionevole che lo Statuto del PDL, in vista dei prossimi congressi, renda elettiva una carica statutaria così importante, pur riconoscendo l’apprezzabile lavoro svolto dall’On. Scandroglio in Liguria.

Credo che sia importante che Claudio Scajola continui ad esercitare una forte influenza politica, dettata dalle decisioni di Berlusconi, per l’esperienza e la centralità della sua figura, ma che il suo ministero non venga percepito, dai militanti meno attrezzati politicamente, come quello di un ras locale che necessariamente decide per province eccentriche rispetto all’estremo ponente di Imperia. Chi lo pensa sottovaluta sè stesso e il ministro Scajola.

Per l’esperienza che ho maturato in questi anni a Savona e dintorni si avverte uno scarso coinvolgimento dei soci e dei vari membri direttivi nel dibattito politico interno, esacerbato per anni da due correnti politiche troppo aggressive, e dal tentativo di cannibalizzare il partito stesso sfruttando i vuoti politici, debilitando il dialogo e la dialettica interna.

Non bisogna confondere l’unità con l’unanimità, la pazienza con la rassegnazione, la lingua italiana con il politichese.

Se alle elezioni politiche e provinciali si fosse garantita una maggiore rappresentatività alle diverse anime che arricchiscono e allargano il consenso e la base del partito, probabilmente non avremmo avuto tante frizioni e defezioni, rischiando di pagare a caro prezzo, nelle stagioni di magra, una chiara e forte sinergia interna.

Anche da un punto di vista politico-programmatico, il partito, senza il confronto stimolante con una socialdemocrazia liberale e pragmatica, sembra gestire il mal di pancia di una diffusa disaffezione verso i partiti e l’interesse generale con il ventre mollo della pura accettazione di una mancata riscossa del paese che dovrebbe passare attraverso maggiori iniezioni di libertà e di tensione etica – anche dentro il partito -, di autentica autonomia fiscale, di lotta al centralismo statale, di sicurezza e difesa dell’identità nazionale, di scelte rapide nella realizzazione di grandi infrastrutture    necessarie per l’ammodernamento del paese, di un forte contrasto al crimine, realizzando finalmente un welfare state interclassista, distribuendo con più equità la ricchezza prodotta.

A volte, purtroppo, specie a livello locale, sembra mancare un rifornito bagaglio politico-culturale; prevalgono visioni tecnico-amministrative che, pur se necessarie, impediscono il coraggio di decisioni di largo respiro e un serrato confronto con il potere centrale, poiché il governo locale è ancora troppo debole e ingabbiato da una selva di regole burocratiche, spesso accavallate tra loro, da conflitti d’interessi tra enti decentrati che non permettono di arrivare al nocciolo dei problemi; problemi che necessitano di rendere sostanziosi gli ideali del PdL: la libertà, la trasparenza, l’etica della responsabilità ed il federalismo fiscale, idee che possono rilanciare una incisiva azione di governo.

Fausto Benvenuto - PdL