Per essere diversa, l’Italia, è diversa.
Ma sembra l’unica verità contenuta negli anticipi nel libro di Vespa.
Al detto “Dio li fa e poi li accoppia” sarebbe il caso di aggiungere
quest’altro: “Uno le spara e l’altro le pubblica”. Soggetti (neanche troppo)
sottintesi: Silvio Berlusconi e Bruno
Vespa.
Stamattina, infatti, sono apparsi sui giornali tre paragrafi tratti dall’ultimo
libro dell’anziano presentatore; ovviamente sono paragrafi che contengono le
dichiarazioni del nostro presidente (minuscola voluta) del Consiglio (maiuscola
dovuta).
Tre paragrafi, tre dichiarazioni, tre falsità. E in più, una dichiarazione che
potrebbe aver senso solo a Zelig.
Niente male, direi.
Consentitemi (verbo volutissimo) di smentire
il nostro premier con puri e
semplici dati di fatto: perché opinioni ed illazioni può smontarle chiunque, ma
i dati di fatto sono lì, fissi ed immutabili. E in base a questi, sfido chiunque
a dimostrare che sono in errore quando
affermo che Berlusconi ha dichiarato il falso, dicendo:
a) Dobbiamo ringraziare il Parlamento che, su proposta del ministro Alfano, ha
approvato un provvedimento di legge comune ad altri Paesi europei che prevede il
rinvio dei processi contro le quattro più alte cariche dello Stato sino alla
fine del loro mandato.
FALSO.
In nessun Paese europeo c’è una legge che si avvicini anche solo lontanamente al
Lodo Alfano. Il Lodo Alfano è l’unico al mondo che garantisca l’impunità anche
nei confronti dei delitti comuni, perché in tutto il resto
del mondo – ripeto - e non solo
d’Europa, l’impunità è concessa solo per delitti legati all’esercizio delle
proprie funzioni.
b) “Io continuo ad avere fiducia nei
giudici perchè alla fine sono sempre stato assolto”
PALESEMENTE FALSA
la
prima affermazione
(i dati di fatto qui non li cito
neppure, perché basta aprire qualsiasi giornale, in qualsiasi giorno dell’anno
per leggere almeno 4-5 insinuazioni di
Berlusconi contro i giudici, le “toghe rosse” e tutta la magistratura. Non
offendo la vostra intelligenza andando a copincollare qua e là, sono certa che
non ce ne sia bisogno).
QUANTOMENO
TENDENZIOSA
la seconda, visto che Berlusconi non è
mai stato assolto con formula piena (ovvero per non aver commesso il fatto,o
per quella che un tempo si chiamava “insufficienza di prove”) in nessun
processo. Solo per “alcune” delle accuse è
stato effettivamente assolto, mentre tutti gli altri reati sono stati sempre e
solo prescritti, ad eccezione di
quelli per cui lui stesso ha depenalizzato il reato appena è arrivato al Governo
(come il falso in bilancio).
Ma cerchiamo di chiarire una volta per tutte che la prescrizione
non è un’assoluzione, anche se
Berlusconi (e conseguentemente tutti i suoi giornali e le sue televisioni)
considerano i due termini sinonimi e li utilizzano come tali.
Leggendo proprio il puro e semplice dizionario della lingua italiana, si evince
che si può parlare di assoluzione
quando si è arrivati a una convinzione di innocenza, o almeno all’impossibilità
di provare l’accusa di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Insomma, si assolvono gli innocenti, i presunti tali o quelli che i giudici
ritengono probabilmente colpevoli, ma non disponendo di sufficienti prove per
poterlo dichiarare con assoluta certezza sono costretti a lasciarli liberi.
La prescrizione è
cosa totalmente diversa: quando un
reato cade in prescrizione il Giudice non può più pronunciarsi in alcun modo –
né in senso positivo, né in senso negativo – perché i termini temporali (non
etici, non morali, non giudiziari né altro: soltanto temporali) per poter
esercitare questa funzione sono scaduti.
Quindi non si può parlare di “assoluzione per prescrizione”, così come non si
può parlare di “condanna per prescrizione”: la prescrizione è semplicemente
un colpo di spugna su un reato per
cui nessuno potrà mai dichiarare l’imputato
né colpevole, né innocente.
Se Berlusconi si dichiara “sempre assolto” mente, così come mentirebbe chi
dichiarasse che “era colpevole di tutti i reati, solo che sono scaduti i termini
per i processi”.
Non lo si può dire, perché quei reati non sono mai stati giudicati.
Poteva essere innocente, poteva essere colpevole, ma nessuno può dire né una
cosa, né l’altra.
Si può dire solo che “era indiziato” di quei reati. E qui finisce la storia.
La prescrizione è una forma di impunità, proprio come il Lodo Alfano. Ti rende
ingiudicabile, ma non ti rende “assolto”e
tantomeno “innocente”.
“Questa
volta invece mi sono trovato di fronte a un processo con due anomalie evidenti:
le prove a mio discarico sono state intenzionalmente ignorate”
FALSO.
Le prove a discarico nel processo Berlusconi-Mills non sono state “ignorate”:
sono state considerate improponibili, al limite del ridicolo e come tali
inaccettabili.
La sola ed unica prova a discarico, secondo il premier, sarebbe in realtà la
ritrattazione di Mills che, dopo aver dichiarato chiaramente ai PM che Silvio
Berlusconi gli aveva allungato 600.000 euro in nero per ringraziarlo della sua
mancata testimonianza contro di lui (“l’avrei messo in un mare di guai, se
avessi detto tutto”, dichiarava al suo commercialista nella famosa lettera),
cambiava idea e sosteneva di aver accusato il presidente del Consiglio per
coprire tale Attanasio, pregiudicato napoletano.
Casualmente nessuno al mondo s’è bevuto la storia per cui, per coprire uno
sconosciuto imprenditore napoletano, un avvocato vada ad incolpare il
premier italiano. Pazienza
fosse stato il contrario…per coprire il premier incolpo uno sconosciuto
pregiudicato. Ma così non potevano fare altro che ridergli in faccia, come in
effetti hanno fatto.
“il giudice che deve emettere la sentenza è un giudice politicamente impegnato,
un mio avversario dichiarato. (omissis) Un giudice non deve essere soltanto
imparziale. Deve anche apparirlo.”
QUANTOMENO COMICO
D’accordo che “apparire”, per chi possiede duemila televisioni, è un must: ma
mo’ Berlusconi mi deve spiegare com’è l’”apparenza imparziale”. C’è un
particolare look, una pettinatura, un colore degli abiti? Ce lo faccia
gentilmente sapere, il premier, perché altrimenti non capiamo.
Capiamo invece che, a suo avviso, essere di colore politico diverso dal suo
equivale ad essere parziali, prevenuti eccetera.
Un vero e proprio insulto alla Gandus e a chiunque altro faccia il proprio
lavoro in piena e totale onestà, senza anteporre le proprie idee politiche alla
verità e all’onestà professionale e intellettuale.
Un insulto che, peraltro, viene da colui che i suoi oppositori, nella loro
totalità, li ha pubblicamente definiti “coglioni”.
Forse il premier non ha le idee troppo chiare sul significato di “imparzialità”,
come non le ha sul concetto di “assoluzione”.
E a mio avviso neppure su quelli di “libertà” e di “democrazia”.
Valeria Rossi