Per essere diversa, l’Italia, è diversa. 

Ma sembra l’unica verità contenuta negli anticipi nel libro di Vespa.

Valeria Rossi

 

Al detto “Dio li fa e poi li accoppia” sarebbe il caso di aggiungere quest’altro: “Uno le spara e l’altro le pubblica”. Soggetti (neanche troppo) sottintesi:  Silvio Berlusconi e Bruno Vespa.

Stamattina, infatti, sono apparsi sui giornali tre paragrafi tratti dall’ultimo libro dell’anziano presentatore; ovviamente sono paragrafi che contengono le dichiarazioni del nostro presidente (minuscola voluta) del Consiglio (maiuscola dovuta).

Tre paragrafi, tre dichiarazioni, tre falsità. E in più, una dichiarazione che potrebbe aver senso solo a Zelig.

Niente male, direi.

Consentitemi (verbo volutissimo) di  smentire il nostro premier con  puri e semplici dati di fatto: perché opinioni ed illazioni può smontarle chiunque, ma i dati di fatto sono lì, fissi ed immutabili. E in base a questi, sfido chiunque a dimostrare che sono in errore  quando affermo che Berlusconi ha dichiarato il falso, dicendo:

 

a) Dobbiamo ringraziare il Parlamento che, su proposta del ministro Alfano, ha approvato un provvedimento di legge comune ad altri Paesi europei che prevede il rinvio dei processi contro le quattro più alte cariche dello Stato sino alla fine del loro mandato.

 

FALSO. In nessun Paese europeo c’è una legge che si avvicini anche solo lontanamente al Lodo Alfano. Il Lodo Alfano è l’unico al mondo che garantisca l’impunità anche nei confronti dei delitti comuni, perché in tutto il resto del mondo – ripeto - e non solo d’Europa, l’impunità è concessa solo per delitti legati all’esercizio delle proprie funzioni.


b) “Io continuo ad avere fiducia nei giudici perchè alla fine sono sempre stato assolto”


PALESEMENTE FALSA  la prima affermazione  (i dati di fatto qui non li cito neppure, perché basta aprire qualsiasi giornale, in qualsiasi giorno dell’anno  per leggere almeno 4-5 insinuazioni di Berlusconi contro i giudici, le “toghe rosse” e tutta la magistratura. Non offendo la vostra intelligenza andando a copincollare qua e là, sono certa che non ce ne sia bisogno).

QUANTOMENO  TENDENZIOSA  la seconda, visto che Berlusconi non è mai stato assolto con formula piena (ovvero per non aver commesso il fatto,o per quella che un tempo si chiamava “insufficienza di prove”) in nessun processo. Solo per “alcune” delle accuse  è stato effettivamente assolto, mentre tutti gli altri reati sono stati sempre e solo prescritti, ad eccezione di quelli per cui lui stesso ha depenalizzato il reato appena è arrivato al Governo (come il falso in bilancio).

Ma cerchiamo di chiarire una volta per tutte che la prescrizione non è un’assoluzione, anche se Berlusconi (e conseguentemente tutti i suoi giornali e le sue televisioni) considerano i due termini sinonimi e li utilizzano come tali.

Leggendo proprio il puro e semplice dizionario della lingua italiana, si evince che si può parlare di assoluzione quando si è arrivati a una convinzione di innocenza, o almeno all’impossibilità di provare l’accusa di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.

Insomma, si assolvono gli innocenti, i presunti tali o quelli che i giudici ritengono probabilmente colpevoli, ma non disponendo di sufficienti prove per poterlo dichiarare con assoluta certezza sono costretti a lasciarli liberi.

La prescrizione è cosa totalmente diversa: quando un reato cade in prescrizione il Giudice non può più pronunciarsi in alcun modo – né in senso positivo, né in senso negativo – perché i termini temporali (non etici, non morali, non giudiziari né altro: soltanto temporali) per poter esercitare questa funzione sono scaduti.

Quindi non si può parlare di “assoluzione per prescrizione”, così come non si può parlare di “condanna per prescrizione”: la prescrizione è semplicemente un colpo di spugna su un reato per cui nessuno potrà mai dichiarare l’imputato né colpevole, né innocente.

Se Berlusconi si dichiara “sempre assolto” mente, così come mentirebbe chi dichiarasse che “era colpevole di tutti i reati, solo che sono scaduti i termini per i processi”.

Non lo si può dire, perché quei reati non sono mai stati giudicati.

Poteva essere innocente, poteva essere colpevole, ma nessuno può dire né una cosa, né l’altra.

Si può dire solo che “era indiziato” di quei reati. E qui finisce la storia.

La prescrizione è una forma di impunità, proprio come il Lodo Alfano. Ti rende ingiudicabile, ma non ti rende “assolto”e tantomeno “innocente”.

 

Questa volta invece mi sono trovato di fronte a un processo con due anomalie evidenti: le prove a mio discarico sono state intenzionalmente ignorate

 

FALSO. Le prove a discarico nel processo Berlusconi-Mills non sono state “ignorate”: sono state considerate improponibili, al limite del ridicolo e come tali inaccettabili.

La sola ed unica prova a discarico, secondo il premier, sarebbe in realtà la ritrattazione di Mills che, dopo aver dichiarato chiaramente ai PM che Silvio Berlusconi gli aveva allungato 600.000 euro in nero per ringraziarlo della sua mancata testimonianza contro di lui (“l’avrei messo in un mare di guai, se avessi detto tutto”, dichiarava al suo commercialista nella famosa lettera), cambiava idea e sosteneva di aver accusato il presidente del Consiglio per coprire tale Attanasio, pregiudicato napoletano.

Casualmente nessuno al mondo s’è bevuto la storia per cui, per coprire uno sconosciuto imprenditore napoletano, un avvocato vada ad incolpare il  premier italiano.  Pazienza fosse stato il contrario…per coprire il premier incolpo uno sconosciuto pregiudicato. Ma così non potevano fare altro che ridergli in faccia, come in effetti hanno fatto.

 

“il giudice che deve emettere la sentenza è un giudice politicamente impegnato, un mio avversario dichiarato. (omissis) Un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparirlo.”

 

QUANTOMENO COMICO

D’accordo che “apparire”, per chi possiede duemila televisioni, è un must: ma mo’ Berlusconi mi deve spiegare com’è l’”apparenza imparziale”. C’è un particolare look, una pettinatura, un colore degli abiti? Ce lo faccia gentilmente sapere, il premier, perché altrimenti non capiamo.

Capiamo invece che, a suo avviso, essere di colore politico diverso dal suo equivale ad essere parziali, prevenuti eccetera.

Un vero e proprio insulto alla Gandus e a chiunque altro faccia il proprio lavoro in piena e totale onestà, senza anteporre le proprie idee politiche alla verità e all’onestà professionale e intellettuale.

Un insulto che, peraltro, viene da colui che i suoi oppositori, nella loro totalità, li ha pubblicamente definiti “coglioni”.

Forse il premier non ha le idee troppo chiare sul significato di “imparzialità”, come non le ha sul concetto di “assoluzione”.

E a mio avviso neppure su quelli di “libertà” e di “democrazia”.

 

 

Valeria Rossi