Riposa” a Ceriale l’avvocato

prediletto dagli imprenditori

(Il ricordo, da cronista, di Francesco Fizzotti)

 

Ceriale – La sua ultima dimora, l’avvocato Francesco Fizzotti, l’aveva scelta da tempo. La tomba di famiglia di Ceriale, accanto all’amatissimo papà, Carlo, commendatore, ragioniere, negli anni sessanta presidente dell’Azienda autonoma di soggiorno, nonché funzionario della Banca Popolare di Novara dove ha ricoperto ruoli di spessore. Se il commendator  Fizzotti, a Ceriale, all’epoca, era considerato un’autorità al quale rivolgersi per “trovare una porta aperta”, al figlio Francesco le nuove generazioni si rivolgevano per un consiglio “importante”, una pratica nel campo della compravendita di terreni, di problematiche edilizie.

Francesco Fizzotti ha sempre praticato la professione a Savona, con studio in via Montenotte. Un volto conosciuto, pur senza aver mai ricoperto ruoli pubblici. Al massimo, iscritto ad un’associazione elitarie.

Tra i clienti alcune famiglie che occupano i primi posti nella graduatoria di proprietà immobiliari di Savona e provincia, fino a qualche anno fa all’apice nella denuncia dei redditi, quando venivano annualmente pubblicate sui giornali locali.

La foto che riportiamo (scattata da Salvatore Gallo) risale a metà degli annni ottanta. Fizzotti , a destra nella foto, assisteva gli imprenditori Maddaleno (due fratelli proprietari, allora, di Zeus  scarpe a Savona) nell’ambito di una grossa e discussa operazione immobiliare in quel di Albissola.

Una fiducia, da parte del mondo imprenditoriale savonese, che Fizzotti si era conquistato sul campo, nella vita professionale, nel suo stile schivo e riservato come sanno solitamente fare coloro che si trovano sulle spalle responsabilità e situazioni fuori del comune, delicate, ingarbugliate, ma soprattutto con rilevanti interessi in ballo. Miliardi, si diceva ai tempi della lira.

L’avvocato Fizzotti sapeva svolgere il suo ruolo di “custode” scrupoloso e diligente di tanti segreti professionali, senza esibizionismo e senza farlo pesare. Persino con un senso innato di modestia. Mai di arroganza, o peggio strafottenza. L’educazione ed il rispetto, prima di tutto.

Il cronista che l’ha conosciuto ed apprezzato per oltre 40 anni, sapeva che Fizzotti era “ermetico”, non “dava, né anticipava notizie”, ma quando era doveroso ascoltare l‘atra campana, l’altra versione dei fatti, ci si poteva fidare. Era leale, corretto, preciso. Non si rimangiava mai la parola.

Ha seguito centinaia di delicatissime pratiche, processi, moltissime in campo edilizio-immobiliare, terreno spesso minato; era tra i pochi avvocati della provincia di Savona ad aver acquisito un grosso bagaglio di esperienza. A volte, suo malgrado, doveva confrontarsi con vicende che finivano sui giornali. Rispettava i ruoli. Era leale.

Da molti imprenditori edili era considerato un professionista al quale rivolgersi  e dare fiducia. Che sapeva ascoltare.

Gioviale, gentile, quasi timido, metteva a proprio agio, non perdeva mai la calma, anche nelle situazioni più tese, come possono testimoniare giudici, colleghi, professionisti, nelle sue giornate a palazzo di giustizia, nei palazzi di giustizia. Nelle riunioni di lavoro.

Il primo ricordo di Francesco Fizzotti risale alla notte dei tempi. Era il 1966. Per conto di un costruttore edile di Loano, il geometra Franco Panizza, reagì ad un articolo dell’allora  La Settimana Ligure e si finì in tribunale a Savona, per diffamazione. Querela rimessa, dopo una trattativa “consigliata” dal Pm d’udienza, Camillo Boccia.

Negli anni  si è comportato da vero gentiluomo, vecchia maniera, con quell’impronta di rigore e semplicità che gli erano propri.

Sempre e volentieri a braccetto, nelle vie di Savona, dell’adorata mamma Paola, ancora in vita e spesso insieme nelle frequenti visite al camposanto di Ceriale. Straziati dal dolore la moglie  Franca, il figlio Carlo.

L’ultimo incontro con il “vecchio” cronista alcuni mesi fa, proprio al confine tra Ceriale ed Albenga. Si era parlato, come altre volte, della <Ceriale che papà non avrebbe mai voluto vedere, che già nell’aprile del ’65 lodava l’allora contenimento dello sviluppo edilizio rispetto a Borghetto, ma invitava per iscritto gli amministratori comunali ad una rigorosa regolamentazione  della zona agricola per scongiurare indiscriminate costruzioni>.  Si è parlato del centro storico che da anni si stava spegnendo, un declino inarrestabile e dove la famiglia ha diverse proprietà, anche sfitte.

L’avvocato Fizzotti era reduce, per conto di un cliente, da un incontro per la vendita di un’area agricola edificabile nella zona Vadino di Albenga.

Commentava con quelle sue battute stringate, precise, dotte,  il destino dell’agricoltura nella piana. Il prevedibile futuro.

La sua esperienza professionale, come quella di tanti altri testimoni diretti degli eventi, gli permetteva di vedere oltre, conoscere realtà spesso sconosciute alla maggioranza dei cittadini. Il ruolo della politica e dei politici, delle istituzioni. Il “cosa c’è dietro la facciata”. Cosa accadeva non da oggi nel mondo che da anni assicura straordinari profitti (aree fabbricabili ed edilizia). E’ fonte di lotte di potere, di pressioni, anche di scontri, di invidie. Un palcoscenico con tanti retroscena e segreti.

L’avvocato Fizzotti è uscito per sempre di scena, a 67 anni, colpito da ictus, trasferito al Santa Corona, sicuramente impreparato al crudele destino, ma consapevole che prima o poi sarebbe arrivata l’ultima chiamata. Lui che non amava i riflettori, che sapeva tenere per se tante miserie umane altrui, che pur dal suo scranno di professionista affermato, benestante, riusciva ad essere umile e rispettare i meno fortunati.  Sul manifesto funebre i famigliari hanno chiesto <non fiori, ma offerte in beneficenza>. Nel foro di Savona la sua morte lascia un  vuoto che non sarà facile colmare. Per chi l’ha conosciuto ed apprezzato, l’avvocato Fizzotti resterà anche un “maestro di vita”.

Luciano Corrado