Vorrei rispondere alla signora Mary Caridi.
Precisando che non sono io l'articolista di cui si parla. Che non ho ne' ho mai avuto legami con alcun partito, ma ho le mie idee e le mie forti preoccupazioni, percio' ritengo doveroso esprimere un punto di vista. Per la situazione nazionale. Per la situazione savonese.
Preciso anche che, pur non essendo del PD, proprio perche' ho a cuore il bene del paese e della mia regione, ho avuto un dialogo e un confronto molto costruttivo con una esponente del levante ligure, che mostrava disponibilita' a dialogare, vivacita', tempestivita', conoscenze e contatto e attivismo su problemi concreti. Perche' a me piace, piacerebbe moltissimo costruire, migliorare, collaborare, anziche' criticare.
Si lamenta la "rabbia" dei sinistri delusi, che si ammette in qualche modo giustificata, ma che si deplora, specie nei toni e nei modi. Favorisce la destra. E' eccessiva. Non porta un confronto costruttivo.
Bene, innanzitutto questa rabbia, questa delusione, questo sconforto, direi io, avra' un'origine precisa e profonda, o no? E vogliamo indagarla, quest'origine? Vogliamo parlarne? O si da' per scontata, per sottintesa, si banalizza e minimizza al punto che non mette conto analizzare? Non dovrebbero essere i politici a sforzarsi di capire, non gli elettori a dover giustificare il loro scontento e il perche' e' cosi' profondo e reiterato?
Si lamenta assenza di confronto e proposte costruttive. Ma per fare un confronto bisogna essere in due: da una parte, l'elettorato, i cittadini critici. Dall'altra, i loro rappresentanti disponibili al dialogo, alla discussione, allo scambio di idee e possibilita'.
Dov'e' questo dialogo, a Savona e dintorni? Dove sono le occasioni di confronto pubblico, specie sui temi caldi e vitali, in sedi aperte a tutti e non blindate? Dov'e' l'apertura, la duttulita', la flessibilita', l'innovazione, la proposta vivace e vincente in grado di opporsi alle destre e di differenziarsi nettamente?
Vogliamo parlare di mostruose cementificazioni in centro, lungomare e collina, di centrale, di Margonara, o della vicenda piattaforma, a dir poco agghiacciante? I brividi nella schiena della democrazia.
Di un promettente e studiato piano dei rifiuti provinciale faticosamente approvato, bollato subito come velleitario, affossato da tutte le parti nell'inedia riducendoci all'emergenza che non c'era? Mi fermo qui per brevita' citando solo i casi piu' eclatanti ma l'elenco delle criticita'
sarebbe ben piu' lungo.
Alla lunga il dissenso inascoltato si trasforma in rabbia impotente e frustrata. Inutile invocare toni piu' pacati, sa solo di presa in giro ulteriore. Cosi' come la vecchia storia che cosi' si favorisce la destra. Se si teme la destra, si fa qualcosa di sinistra, non si chiede di tacere e ingoiare tutto.
Come giustificazione e modo per tenere tutti buoni e civili non basta piu'.
Non siamo bambini, da farci guidare per mano da adulti piu' esperti che sanno cosa e' bene per noi e cosa no e da non fare capricci in pubblico se no arriva il babau. Non siamo succubi di una qualche ideologia. Siamo elettori, cittadini, una comunita' con idee, opinioni, aspirazioni, speranze, competenze, esigenze, che vorrebbero amministratori diretta espressione di tutto questo.
Basterebbe poco: qualche segnale di vivacita', di flessibilita', qualche piccola inversione di rotta, qualche minuscola decisione controcorrente rispetto ai poteri forti, qualche innovazione decisa di nomi o programmi, consultazioni veramente aperte.
Altrimenti, e' inutile che questa sinistra chiusa, ostica, direi blindata, direi autistica a tratti, dia la colpa a un presunto elettorato riottoso e ribelle se incontra insofferenza e sfiducia. Non e' cosi' che funziona.
Meglio che si faccia un bell'esame di coscienza, piuttosto. Se perdera', sara' solo e soltanto perche' non fa gli interessi (materiali, ma anche
ideali) e non incontra le speranze di chi la vota.
Altrimenti finira' per rimanere ferma al palo mentre il cambiamento correra' senza di lei, nel bene e nel male. Specie nel male, purtroppo.
Milena Debenedetti