Gentile Redazione,
sono costernata ed incredula, nel leggere le pagine di questi giorni del Vostro giornale e della stampa locale.

All'arroganza dei "padroni", mai doma, a cui da tempo assistiamo in una vera e propria escalation senza pari (dalle pagine comprate dell'Autorità Portuale alla Discarica della Filippa, sino all'intervista shoccante a P. Campostano) si aggiunge quella degli amministratori "picconatori", a cui probabilmente la ribalta e l'idea del potere danno alla testa.

Infatti le preoccupazioni nostalgiche dell'assessore "alla Cultura" Molteni (i più anziani nel leggere le sue parole oggi avranno avuto un sobbalzo ricordando i tempi in cui si leggeva nei negozi "qui si vendono solo prodotti italiani" o l'idiosincrasia nei confronti delle lingue straniere che tanti danni ha arrecato persino nei modesti uffici dell'anagrafe) che si aggiungono a dichiarazioni assai mediocri fanno il paio con le sue pretese ad ergersi a giudice unico dell'estetica cittadina.

Ricordando all'assessore "alla cultura" che il conte Chabrol può essere giudicato -purtroppo a conti fatti- uno dei migliori amministratori della nostra storia (in una fase di vero sviluppo della nostra Città), pare il caso di rilevare come le esternazioni del nostro "vertice" culturale non si presentino soltanto come arroganti, ma paiono colpire addirittura il banale senso comune.

Al di là persino di un corretto rapporto tra chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica ed i cittadini.

Evidentemente la ribalta, e il cattivo o sconosciuto esercizio della politica, produce danni addirittura imprevedibili.

La foga normalizzatrice di chi sarebbe chiamato ad un ruolo di apertura e scambio di culture, produce scivoloni ineleganti e persino penosi.
Si dia pace l'assessore "alla Cultura": la storia di Savona, con le sue bellezze o brutture, le appartiene imprescindibilmente e irriducibilmente e saprà sopravvivere persino alle "picconate" dell'ultimo arrivato.

Sarà poi nostra cura far pervenire all'assessore il depliant, in spagnolo ahilui!, che accompagnò la presentazione di quell'opera popolare cittadina, il famoso "murales", che vide trenta tra artisti e cittadini savonesi partecipare collettivamente alla sua realizzazione, così scoprirà -tra l'altro-che l'autore che cita non si chiama Luis ma Daniel Pulido.
Quel murales, il cui giudizio estetico è proprio di ciascuno di noi, ha rappresentato davvero una forma "militante", quella secondo cui i cittadini non sono suddidi succubi ma partecipi della vita e autori della cultura della propria Città. Mediti l'assessore, mediti e non si faccia trascinare da "sgarbismi" inopportuni.

Patrizia Turchi   Capogruppo "a sinistra per Savona"