Vorrei credere a Walter 

di  Rocco Mitidieri 

Ho ascoltato Veltroni alla festa dell’Unità di Genova, e come mi capita ancora qualche volta quando partecipo a questo tipo di manifestazioni, ne sono uscito rinfrancato. Dicevo a me stesso ritornando a casa, la politica non è solo mal costume, non è solo affari, non è solo collusione con le mafie, è ancora in alcuni uomini, impegno per un futuro con più certezze per le nuove generazioni, è ancora solidarietà, crede ancora nei valori etici.

Sicuramente Veltroni crede nel verbo che va divulgando in lungo e in largo per l’Italia. Crede fortemente nel sogno di fare una nazione migliore. Ha concluso però con una parola a difesa dell’apparato dei due partiti “sono uomini, non apparato.”

Ecco, questo è il punto, gli uomini.

Li avevo tutti al fianco giovedì sera gli uomini nuovi del PD: Claudio Burlando, Marta Vincenzi, Alessandro Repetto, Romolo Benvenuto, Mario Tullo autocandidato a segretario, Ubaldo Benvenuti, Roberta Pinotti, Rosario Monteleone, ed altri di cui non ricordo il nome.

Sono gli uomini che hanno permesso, insieme alla famiglia Scajola dell’estremo ponente, che la Liguria diventasse terra di conquista per avventurieri speculatori senza scrupoli che hanno portato a risultati nefasti; edificazioni selvagge ovunque, coste, litorali, entroterra. La Liguria ha raggiunto il primato del maggior numero di posti barca per Km di costa di tutto il Mediterraneo. Persino personaggi dello spettacolo hanno gridato allo scandalo.

Ora, questi uomini con un altro cappello, un altro leader, cambieranno pelle, diventeranno savi?

Io sono propenso a pensare di no.

Quando cominciarono a circolare le prime idee sulla nascita del partito democratico,si suscitarono grandi aspettative su tutto il variegato mondo della sinistra non istituzionalizzata. Si pensava veramente che potesse nascere un movimento aperto, in cui far confluire le proprie idee per una grande elaborazione di pensiero. Man mano che ne venivano definiti contorni e meccanismi, si comprese che non sarebbe cambiato nulla, ci sarebbe stato pochissimo spazio per i personaggi fuori apparato. Si sarebbe scatenata dall’Alpi a Capo Passero una lotta di potere micidiale. Si sarebbe organizzata una mera sommatoria degli organi dirigenti dei due partiti, non sempre in rapporto al loro peso politico. Al riguardo non ricordo chi abbia affermato che il famoso manuale Cencelli  era uno strumento più democratico.

Come sempre Savona ha superato ogni aspettativa. Scorrendo la lista dei promotori del partito democratico, si ritrovano alcuni dei  più vecchi arnesi del PCI, campioni di…riformismo ed i notabili della Margherita. Veltroni volando molto alto non riesce a vedere le manovre di piccolo cabotaggio della base per accaparrarsi le poltrone giuste per mantenere il potere. Ha un bel gridare di non candidare i vecchi gruppi dirigenti indagati e collusi in Calabria, sarà inascoltato. 

Io sono convinto che il sistema-partiti non sia più in grado di autopurgarsi, di ritornare all’etica del dopo guerra dove personaggi del calibro di De Gasperi, Terracini, Einaudi, La Pira sono morti quasi in povertà e non utilizzarono mai il potere per incrementare le ricchezze proprie o della famiglia.

Emblematica la satira di Guido Quaranta sull’Espresso. Dopo l’ennesimo tormentone sui costi della politica e dopo l’ennesima proposta di riduzione delle competenze dei parlamentari dalla prossima legislatura, il senatore genovese Graziano Mazzarello (che conosco personalmente da lunga data come persona onesta e retta) si è fatto promotore  di una iniziativa per far scattare da subito queste riduzioni. Scene di panico in Senato. La sua voce è stata subito coperta, e nessuno dei maggiorenti del Senato di destra e di sinistra ha pensato di farla sua e di rilanciarla. Con sottile ironia, Quaranta ha soprannominato Graziano il senatore Pazzariello.

Ormai nel cosiddetto popolo della sinistra comincia a serpeggiare il dubbio che con questo tipo di politica, con questi personaggi che si trasformano e rinascono come arabe fenicie, il paese non andrà da nessuna parte, assisterà alla sua autoconsunzione. 

Quella parte di società civile onesta, che crede ancora nei valori etici, nella forza della legalità, della solidarietà, della giustizia, non potrà più delegare a questi partiti la gestione del territorio e delle istituzioni. Dovrà farlo in prima persona, dovrà scendere in campo soprattutto a livello locale, se vorrà bloccarne lo scempio e cominciare a ricostruire( non in senso edilizio).  Forse l’impresa è meno ardua di quello che potrebbe sembrare.

 Vorrei concludere con un accenno alla situazione politica di Celle, già in fermento a due anni dalle elezioni. E’ sceso in campo Sergio Aquilino proponendo un’alleanza di tutte le forze disponibili sempre nell’area di centro-sinistra. In pratica una riedizione rinfrescata con qualche nome nuovo dell’attuale maggioranza. Dejà vù. Io credo che l’offerta sia da respingere perché è una proposta gattopardesca. Spero che i cellesi che si riconoscono in quella parte di società a cui facevo riferimento, sapranno organizzarsi per far voltare finalmente pagina alla gestione territoriale ed amministrativa del paese.

Si dovrà arrivare a costruire un movimento dei problemi e delle soluzioni da trovare insieme, senza barriere ideologiche, aperto a chiunque  abbia a cuore l’interesse della comunità da perseguire operando nella legalità e con rettitudine. 

Rocco Mitidieri