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TRENTA box per gli hotel che non hanno parcheggi. Il sindaco
di Celle Remo Zunino benedice così, annunciando un
provvedimento allo studio in queste ore, il lieto fine della
ecomostro-story.
Ex ecomostro: perché non sarà mai bello, il maxipark
costruito accanto alla stazione ferroviaria, malgrado il
manto di marmo rosa e gli avveniristici accessi. E tuttavia
gli scempi sono un'altra cosa, come possono testimoniare la
vicina Arenzano o la più lontana Borghetto Santo Spirito. Le
proteste e le polemiche hanno probabilmente impedito
brutture più evidenti.
L'ex ecomostro soccorrerà gli alberghi di Celle, borgo
delizioso ma quasi completamente sprovvisto di aree adatte a
parcheggiare. Chi si muove più in treno, oggi, se sa di
dover trascorrere una vacanza al mare anche di pochi giorni?
«Gli alberghi pagheranno qualcosa - gongola il sindaco - e
avranno risolto un grosso problema. Potremmo dare cinque
parcheggi a ciascuno di quelli centrali: abbiamo già scelto
i box interni, che per motivi di sicurezza vogliamo
controllare direttamente. Anche se a Celle non abbiamo mai
registrato fattacci, è meglio se chi possiede le chiavi di
una struttura del genere non è uno sconosciuto».
Sicurezza e business. Remo Zunino si dice soddisfatto anche
perché da qualche settimana è arrivata l'agibilità, e a
questo punto manca solo l'ok per l'ultimo piano della
palazzina connessa.
«La vicenda sarà finita da un punto di vista giudiziario -
spiega Paolo D'Anna, capo dell'opposizione in consiglio
comunale - ma per me resta un'operazione improvvida. Celle
avrebbe potuto avere una grande piazza, e magari un
parcheggio a più piani ma interrato. Si è voluto
privilegiare quello che resta comunque un manufatto molto
brutto».
Dalle dimensioni più contenute, certo. La lunga battaglia
degli ecologisti ha sortito effetti positivi.
Flashback. All'inizio degli anni 2000 anche Celle Ligure,
come molte località della Liguria, aveva un piccolo scalo
merci. Niente di speciale: un terrapieno con strada che
saliva al piano ferrovia, in modo da poter spedire colli di
un certa voluminosità.
Quando il costruttore Pietro Pesce presenta il progetto il
paese si divide. Motivi di impatto ambientale e di
opportunità - perché favorire un privato? - mettono il
sindaco, giunta civica d'ispirazione sinistrorsa, in grandi
difficoltà.
Lui si difende con i denti. Acquistare il terrapieno e fare
un parcheggio in proprio non è possibile: troppo cari i
mutui. In fondo la cittadina, 5400 abitanti, può contare su
un bilancio comunale di appena 5 milioni di euro.
«Praticamente le spese correnti - sospira Zunino - perché
gli investimenti, con questi chiari di luna...».
Gli investimenti non ci sono. E Pesce presenta un progetto
accattivante, accanto ai 240 box privati ce ne sono altri
150 pubblici. Mai stati a Celle durante il week-end?
Parcheggiare è impossibile.
Certo: il costruttore si aggiudica il terrapieno con soli 3
miliardi e 400 milioni di vecchie lire, e la cifra suscita
rimpianti. Tant'è. La collettività avrà anche un centro
sociale e altri locali, per un valore che oggi Pietro Pesce
quantifica «in non meno di 7 milioni di euro».
Pesce si dice soddisfatto perché la tormentata costruzione
si è conclusa: contestazioni, denunce, il cantiere è stato
persino sequestrato. «Ma oggi tutti possono vedere che non
abbiamo fatto abusi. Forse ci eravamo un po' allargati con
gli scavi, ma abbiamo patteggiato. E il risultato non è
male: il muraglione era peggio prima».
Il muraglione di prima era fatto di pietre, e probabilmente
si intonava meglio con l'ambiente. Anche la palazzina
edificata accanto alla stazione, che starebbe bene altrove,
non ha molte assonanze con l'architettura ligure. E
tuttavia: in Liguria c'è di peggio.
Conclusa la costruzione e finita la vicenda giudiziaria,
resta aperta un'altra brutta storia che rischia di provocare
a Celle serie conseguenze. Lo stesso Pesce, il suo
collaboratore Alberto Zavaglia e l'agente immobiliare
Giuseppe Vallarino sono stati denunciati per reati fiscali.
«La prima udienza del processo - conferma l'avvocato Romano
Raimondo - ci sarà il 18 ottobre».
Tra le accuse c'è quella di aver accumulato una riserva di
nero. Ecco la deposizione messa a verbale di Elisa Manzi,
titolare di un'agenzia immobiliare a Celle e sorella del
vicesindaco Michele Manzi: «Sono venuta a conoscenza che
erano in vendita i box... Ho contattato Zavaglia per
procedere anche io alla vendita. Non ricevendo risposta mi
sono srivolta a mio fratello per sapere se ci fosse la
possibilità di acquisire l'opzione di vendita. Mi ha detto
di rivolgermi all'assessore all'urbanistica Giovanni
Pastorino, affinché intercedesse con la ditta
costruttrice...».
Elisa Manzi, che ieri si è rifiutata di parlare con Il
Secolo XIX, ha anche acquistato un box, il numero 35:
risulta infatti un versamento a suo nome pari a 9.381,50
euro. Data, maggio 2004.
Ancora Elisa Manzi: «Al momento del compromesso veniva
richiesta la somma pari al 30% del valore in contanti,
mentre i preliminari riportavano la cifra totale al netto di
detto anticipo».
La circostanza è stata confermata anche da un'altra agente
immobiliare, Margherita Barlo. Qualcuno era perplesso di
fronte all'ipotesi di pagare in nero? I venditori, spiega la
signora, accettavano di fornire «un documento a garanzia di
un eventuale fallimento della società... Di fronte alle
lamentele da me esposte Vallarino e Zavaglia hanno riferito
che quella era la procedura prestabilita, e se non fosse
stata gradita ai compratori avrebbero potuto tranquillamente
rinunciare, considerata la lunga lista d'attesa».
In effetti: tutti venduti i 240 box. Ognuno a prezzi
compresi tra i 50 e i 62 mila euro. Il processo potrebbe
rivelare particolari estremamente interessanti. E allora la
storia dell'ex ecomostro potrebbe non avere il lieto fine.
Paolo Crecchi
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