Savona, da laboratorio del "progetto piduista"(P 2)

a città capace di generare anticorpi (ma isolati)

(Quei nomi che non debbono essere dimenticati ci aiutano meglio a capire i nostri giorni)

 

Sembra ieri, ma se ti guardi bene alle spalle ti senti travolgere dal tempo che è passato. Dal 1968 ai primi anni ’80 Savona viveva i tumulti del periodo ben salda nel suo ruolo di città rossa per eccellenza. Attraversava le problematiche del mondo giovanile in fermento, degli anni di piombo, delle inquietudini internazionali quasi con distacco.  Reagendo tenacemente agli attacchi portati dalla stagione delle bombe nere con la fermezza di tutte le sue forze unite. In quel periodo sindaco PSI era Carlo Zanelli, in carica per quattordici anni, nella sua giunta figuravano uomini come Aldo Pastore e Umberto Scardaoni, Giuseppe Rebuffello. Un governo della città forte, autorevole, sicuramente poco incline agli affarismi. Ma forte stava diventando anche Alberto Teardo, che le principali forze politiche savonesi tiravano per la giacchetta senza chiedersi troppo da dove provenisse una forza nata quasi dal niente. Lo scontro fra sinistra tutta tesa a tenere unite le forze di riferimento e democrazia cristiana impegnata a costruire un ampio bacino di consenso non potevano guardare troppo per il sottile e favorirono l’ascesa di un uomo abilissimo a penetrare tutti i pertugi del potere. Gli intrecci di Teardo con alcune potentissime logge massoniche erano guardate con il disinteresse tipico della real politik che punta al consenso e non al mezzo per ottenerlo, suggerisco ai giovani savonesi di leggere la storia di quegli anni nel resoconto di Luciano Corrado, al tempo cronista di giudiziaria del Secolo XIX. Ai savonesi di oggi non dice probabilmente nulla il nome di Renzo Bailini, al tempo giovane pubblicista del giornale Il Lavoro, capace con i suoi coraggiosi esposti e articoli di scoperchiare una vicenda che vide Savona anticipare di quasi dieci anni Tangentopoli. Come probabilmente non dice nulla il nome di Nicolò Bozzo, generale dei carabinieri arrivato a Savona dopo una lunga collaborazione con Carlo Alberto Dalla Chiesa o poco come il nome di Michele Del Gaudio, magistrato di grande coraggio e integrità morale capace di affrontare un potere che avrebbe potuto distruggerlo. Eppure con giornalisti liberi di raccontarli come Luciano Corrado e tanti altri rappresentano la storia di questa città, sono la personificazione degli anticorpi tipici di chi ha vissuto intensamente valori come quelli della Resistenza, capaci di opporsi fisiologicamente ad un potere che stava stendendo lunghi tentacoli su ogni ganglio vitale della nostra città.

Nostra città oggi profondamente indebolita in questi valori, in questi anticorpi. La dicotomia PCI-DC si è trasformata in una melassa lobbistica trasversale, la classe politica non ha punti di riferimento, leader autentici. Le forze in campo si sovrappongono in una guerra di potere interna dove, come al tempo dell’ascesa di Teardo, non si guarda al tipo di alleato ma all’aiuto che può dare.  Spendendo poi il risultato ottenuto in trasversali alleanze di potere. Il finto bipolarismo nazionale ha concesso di sterminare politicamente qualsiasi voce fuori dal coro e fiumi di denaro ingessano la libera opinione, con i mass media che non posseggono più la libertà di azione capace di dare ad uno sconosciuto cronista come Renzo Bailini lo spazio necessario. Le forze radicali sembrano inebetite e incapaci di esprimere qualsiasi tipo di opposizione. Le associazioni coperte, pur prive del grande spessore culturale politico e sociale di allora, continuano con grande forza a determinare equilibri grazie alla scomparsa delle ideologie capaci di “fabbricare” comunque politici di peso e quindi potenziali oppositori al mercato degli acquisti. La stessa Chiesa, svuotata di valori di riferimento per la secolarizzazione imperante, non incide più sul piano delle coscienze individuali e sembra più orientata socialmente verso una politica di attesa degli eventi.

Savona sembra diventata ancora una volta nella sua storia un laboratorio dove testare il famoso progetto della P2 volto a conquistare il potere. E’ diventato molto più pericoloso di una volta opporsi, in una società priva di valori e lobotomizzata come la nostra distruggere pubblicamente e socialmente un “nemico” è diventato facile come bere un bicchier d’acqua. Non esistono più regole, etiche e sociali che siano. Importa solo il fine ultimo del brandello di potere personale.

Non so se a Savona, oggi, si agitino ancora personaggi del tempo che furono capaci nell’ombra di pilotare ancora una volta i destini della città. Sinceramente, non credo sia questo il nodo centrale. Certamente siamo di fronte a tanti inquietanti episodi e a silenzi assordanti. Eppure gli anticorpi esistono ancora, semplicemente si è riusciti ad isolarli gli uni dagli altri tramutandoli di fatto in tante voci sterili e senza eco. La storia dirà se Savona riuscirà ancora una volta a riunirli.

 

Falco Savonese