Le domande senza risposta

 

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo sono le tre classiche domande sulle quali si sono aggrovigliati i neuroni di migliaia di sommi pensatori già dall’alba dei tempi. Ma oggi quesiti molto più feroci attentano il pensiero dei pochi sventurati che, già consci dell’impossibilità di risolverli, osano affrontarli. Nessuna spremuta di cervelli può  capire cosa spinga svariati milioni di persone ferocemente anti berlusconiane a correre in improbabili seggi a votare un segretario PD come Bersani che con il suo mentore D’Alema ha chiuso tutti gli occhi possibili sul conflitto d’interesse del Cavaliere regalandogli le televisioni. O cosa muove le menti di chi arriva stremato a fine mese e paga pure per avere il privilegio di scegliere un leader profondamente legato, sempre con l’amico baffetto, a settori della finanza che se Cristo capitasse un’altra volta da queste parti altro che Sodoma e Gomorra… La libertà è partecipazione scriveva Giorgio Gaber ma non intendeva il voto, parlava della partecipazione politica. Ovvero nell’attivarsi per il cambiamento e lottare, pretendendo la libertà che nessuno regalerà mai perché automaticamente toglie la possibilità a pochi di dominare tutti gli altri. Oggi nessuno ha più voglia non di lottare ma anche solo di pensare e gli allegri compari PD e PDL proseguiranno quindi la santa alleanza che li sta portando a dominare in solitaria questo Paese devastato da mille problemi. Con un premier feroce inseguitore di veline e ninfette (maggiorenni, lo dico dunque mi querelano) e un oppositore stramiliardario che il Cavaliere lo lascerebbe al suo posto mille anni. Che sono accoccati lo capisce un deficiente, mi rifiuto di credere che chi consegna a questi signori oceanici consensi non possieda alcun senso raziocinante e si areni sul voto “contro” Berlusconi o “contro” i comunisti per i quali si avvicina ormai la tutela come specie protetta. Voto “contro” qualcosa che loro hanno genialmente ideato per succhiarne la logica a loro bipolare vantaggio. Mi rifiuto di credere, una ragione esiste. Forse una misteriosa sindrome di Stoccolma, forse un feroce masochismo indotto da sostanze tossiche che hanno inquinato le falde acquifere, forse un volontà aliena superiore. Certamente, una ragione esiste. Ma altre domande senza possibili risposte è cosa spingerà un bel mucchio di liguri a scegliere a marzo fra Burlando e Scajola, tanto compari da essere ormai quasi indistinguibili?  Quale incantesimo padano  imprigiona i savonesi votanti leghisti che continuano a foraggiare un partito di “protesta” tanto legato al carro dei signori del cemento da presentare il progetto della Margonara come una benedizione per Savona? Come ci si può nascondere che i partiti savonesi sono saldamente in mano a yes man di una decina di persone che decidono il destino di sessantamila? Per la miseria, io uomo del popolo mi trovo a rimpiangere disperatamente il camerata che mi ha rotto il naso tanti anni fa. Perlomeno, lui sapevo non avrebbe mai preteso di rappresentarmi….

Falco Savonese