Relazione consiglio provinciale di Savona

 

In occasione della mozione contro l'ampliamento a carbone della Centrale Tirreno Power di Vado L. (mozione ,come si sa, respinta dalla maggioranza di centro-destra)

  

Marco Caviglione

 

L’uso del carbone come principale fonte di energia era già assurdo oltre 30 anni fa, quando aveva iniziato a funzionare l’allora centrale Enel termoelettrica a Vado L., mentre oggi, iniziato da quasi 9 anni il terzo millennio, lo è a maggior ragione. L’attuale centrale termoelettrica Tirreno Power dispone attualmente di 2 gruppi a carbone, della potenza di 330 MW l’uno, utilizzanti metodiche obsolete,vecchie di 60 anni, per la salvaguardia ambientale e assolutamente non a norma delle leggi europee(che prevedono la certificazione obbligatoria A.I.A.,Autorizzazione Integrata Ambientale, secondo quanto previsto anche dalla legge regionale del 6/99, tramite l’utilizzo delle migliori tecnologie in quel momento disponibili); ebbene, non solo la T.P. non si sogna nemmeno di chiuderli, ma, per via del recente decreto del Ministero dell’Ambiente, che fornisce parere favorevole alla “valutazione di impatto ambientale”(V.I.A.) prodotta dalla stessa T.P. nel 2007, darà addirittura inizio alla costruzione di un’altra unità a carbone di 460 MW complessivamente, utilizzando qui si una tecnologia abbastanza moderna, ma, come vedremo, non certo meno dannosa per l’ambiente e la salute; si arriverà in tal modo ad una potenza installata totale di circa 1900 MW, considerando i 2 gruppi a gas naturale(metano)di 760 MW, presenti dal 5/2007, anch’essi in condizioni tecnologiche obsolete riguardo i sistemi di denitrificazione(abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto,NO2), e che, già da soli, cioè senza i gruppi a carbone, assicurano una produzione di energia circa 3 volte tanto il fabbisogno dell’intera provincia di Savona. Secondo T.P., col semplice ammodernamento dei 2 gruppi a carbone preesistenti, più quello previsto a cosiddetto”carbone pulito”,si otterrà una riduzione delle emissioni del 7,3% per gli ossidi di zolfo(SO2), dell’1,1% degli ossidi di azoto(NO2) e del 3,2% per le polveri, rispetto alla attuale situazione. In realtà risulterebbe invece  un incremento dei principali gas inquinanti, appunto SO2 ed NO2, rispettivamente del 10% e del 50%, il primo passando da 5.300 tonnellate/anno a 5.800, il secondo da 3.000 a 4.500 tonnellate/anno, mentre la CO2, gas serra, passerebbe da 3.700.000 a 7.500.000 tonnellate/anno, con un incremento del 102%. Attualmente con l’utilizzo del carbone vengono emessi in aria, ma anche in mare, notevoli quantitativi di metalli pesanti: i dati del 2005 indicano che i 2 gruppi a carbone sono responsabili della fuoriuscita di 605 Kg. di cromo, 185 di nickel, 17 di selenio e quasi 8 di arsenico, tutti quantitativi appunto annui; sui fondali della baia di Vado L. si sono ormai accumulati spaventose quantità di cromo, pari addirittura a 3 volte quelli presenti sui fondali di Cogoleto per via della famigerata Stoppani; tra l’altro, il dragamento dei fondali per la costruzione della piattaforma Maersk favorirebbe l’espandersi dell’inquinamento marino da cromo(tra le altre cose!). Con l’utilizzo del carbone vengono prodotti negli scarichi anche piombo, cadmio,rame, mercurio, cobalto, vanadio, benzene, idrocarburi policiclici(diossine). Invece con la combustione del gas naturale(metano), a parità di energia prodotta, vengono emessi in atmosfera circa 1/3 di NO2, solo 1/100 di SO2 e meno della metà di CO2, nonostante che, come detto, per questi 2 gruppi a metano non siano state usate le migliori tecnologie possibili attualmente (soprattutto.per la denitrificazione), mentre non si ha alcuna emissione in aria dei metalli pesanti. A questo punto già vengono individuati 2 ottimi motivi non solo per il non ampliamento a carbone della Centrale, ma anche per un suo depotenziamento, nel senso di lasciare solo gli attuali 2 gruppi a metano: 1) la non osservanza delle direttive della U.E. in tema di sicurezza ambientale; 2) la non applicabilità della legge 55,art.1, poiché non vi sono assolutamente in Italia le condizioni di urgente necessità di energia elettrica, e anzi, nella nostra provincia siamo in eccedenza già col solo utilizzo del metano, che assicura un approvvigionamento energetico pari a 3 volte quello necessario per l’intera provincia di Savona(con l’altro previsto gruppo a carbone si arriverebbe ad oltre 5 volte tanto). Ma le motivazioni non finiscono certo qui: infatti ecco entrare prepotentemente in scena la questione delle polveri, che T.P.riferisce che sarebbero emesse, col nuovo progetto, del 3,2% in meno, mentre pure queste sarebbero prodotte in quantità nettamente superiori (30 volte) a quelle attuali, che già sono di 162 tonnellate di PM10, emesse dagli attuali gruppi a carbone, oltre alle 16 dei 2 gruppi a gas; per fare un confronto, la quantità totale di PM10 prodotta dal Comune di Savona in inverno (con il riscaldamento in aggiunta al traffico,industrie,porto) è di circa 100 tonnellate/anno. Ma a queste polveri sottili, cosiddette primarie, va aggiunto un ben maggiore quantitativo di polveri sottili secondarie, soprattutto le PM2,5, formatesi in atmosfera dalla fuoriuscita dei fumi dalle ciminiere, provenienti queste polveri in particolare dagli ossidi di zolfo e azoto, e costituenti l’85% di tutte le polveri emesse; da rilevare che una centrale a carbone produce mediamente PM2,5 3 volte di più di una centrale a gas naturale, a parità di energia elettrica prodotta.(poco fa abbiamo visto che per le PM10 il rapporto è all’incirca di 10:1 per il carbone). Date le loro dimensioni,le PM2,5 e soprattutto le polveri ultrafini, di diametro sotto il micron, anch’esse presenti in gran quantità, arrivano direttamente al sangue passando la barriera degli alveoli polmonari, e accumulandosi per circa il 50% del quantitativo introdotto nei vari organi umani con gli effetti che tra breve vedremo: anche i filtri di cui disporrebbero i nuovi gruppi a carbone risulterebbero inefficaci per trattenere queste minuscole particelle. Ecco il terzo motivo per non potenziare, anzi, depotenziare, carbonicamente parlando, la Centrale: la mancanza totale nella V.I.A. di T.P. di qualsiasi riferimento al monitoraggio ambientale di PM10, che tra l’altro in tutta la provincia sono misurate solo dal 2002 in poche stazioni comprese tra Vado e Albisola (quando è dimostrato che i fumi della Centrale agiscono per un raggio di circa 50 Km.dalle ciminiere), mentre, sempre in tutta la provincia, e quindi nemmeno da parte di T.P.,non viene eseguito il monitoraggio delle PM2,5, pure esso obbligatorio dal 2002, e clinicamente assai più importante. Dato che non si hanno ancora le centraline per il rilevamento in atmosfera delle PM2,5, il loro quantitativo può essere determinato assumendo che metà delle emissioni di SO2 e metà di NO2 siano trasformate in PM2,5. Pertanto uno dei cardini fondamentali sui quali T.P. basa la legittimità della sua richiesta di ampliamento, e cioè la riduzione del 3,2% dell’inquinamento da polveri rispetto alla situazione attualmente dichiarata, non è assolutamente accoglibile, essendo invece dimostrato un incremento di polveri sottili di oltre 30 volte rispetto a quelle dichiarate ora, vale a dire all’incirca 4876 T./anno, delle quali circa 4000 di PM2,5. A proposito delle PM10, i tabulati dell’Arpal relativi alla zona 2B del Comune di Savona evidenziano che nel 2005 il limite giornaliero di legge, che è di 50 microgrammi/m3, e che in un anno intero può al massimo essere superato durante 35 giorni, in realtà è stato sforato in ben 51 giorni, mentre nel 2006 in 48 giorni, e 50 giorni nel 2007; il valore limite della media annuale  è stato pure quello superato: 36 microngrammi/m3 contro il limite di 28 nel 2006, 30 contro 26 nel 2007, 30 contro 24 nel 2008. La T.P. dispone solamente di centraline vecchie di oltre 20 anni che non rilevano nemmeno le PM10, ma solo le polveri molto grossolane o polveri sospese (PTS), oltre i 10 micron di grandezza, la cui misurazione non viene più ritenuta attendibile,ormai da anni, dalle leggi europee: è come pensare di poter osservare un virus con una lente di ingrandimento anziché con un microscopio elettronico. In definitiva si può ben affermare che complessivamente la situazione delle centraline di rilevamento della qualità dell’aria nella nostra provincia sia rimasta indietro di alcuni decenni rispetto al quadro che si ha nelle nazioni più avanzate dell’Europa e del Nord America. Inoltre alcun riferimento viene fatto dalla Società T.P. al biomonitoraggio con licheni, organismi che risentono quantitativamente e qualitativamente di sostanze inquinanti presenti nell’aria; studi condotti dall’Università di Genova, e ripresi dal Dott.Franceschi, hanno evidenziato una sorta di “deserto lichenico” presente tra Spotorno e Albisola, la zona più ristretta attorno alla Centrale, la quale zona

risente tra l’altro anche dell’effetto di radiazioni ionizzanti, sempre presenti nelle immediate vicinanze di una centrale a carbone, che mediamente( per la centrale di Vado si pensa anche di più)espongono gli abitanti di quelle zone, oltre che i lavoratori, ad esposizioni radioattive pari a

5-8 Rx-torace all’anno, fino a 10 volte superiori ai limiti di legge previsti per le centrali termonucleari (da documenti della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo del 2005).

Per ultimo, il progetto di ampliamento a carbone di T.P., la cui V.I.A. è stata elaborata dalla stessa T.P. ed approvata (o meglio, presa per buona) dal ministro Prestigiacomo, è da respingere in toto anche per la completa mancanza di dati epidemiologici relativi alla ricaduta sul territorio provinciale degli inquinanti derivati dalla combustione del carbone, dati che, come detto, tra poco vedremo. Gli Enti pubblici territoriali interessati, e cioè i Comuni di Vado, di Quiliano, la Provincia di Savona e la Regione Liguria  potevano invece solo dare un parere motivato, che non è appunto la valutazione di impatto ambientale(V.I.A.), che è invece stata effettuata dal Ministero dell’Ambiente, con la pratica che è poi passata al Ministero per lo Sviluppo economico; da ciò si arguiva che l’ampliamento a carbone si sarebbe comunque fatto anche con la contrarietà di tutti gli enti locali, favorito in ciò, purtroppo, dal  parere motivato dato nel 2007 dalla Regione, dove si dichiarava che le conclusioni a cui giungeva la relazione di incidenza da parte di T.P. erano sostanzialmente condivisibili, e che quindi si concordava sul fatto che l’ampliamento a carbone della Centrale non portasse ad un aumentato impatto ambientale; questo parere favorevole è stato determinato da uno studio, che lo stesso assessore regionale all’ambiente richiese all’I.S.T.di Genova e all’A.R.P.A.L., uno studio per valutare i rapporti tra inquinamento ambientale in provincia di Savona e mortalità generale per singole cause, senza preventivamente consultare Ordine dei medici e associazioni ambientaliste. I risultati di tale studio, presentato nel luglio 2007 dall’assessore regionale proprio al palazzo della provincia, non erano però assolutamente in grado di dimostrare ciò che a gran voce chiedevano proprio l’Ordine dei medici e comitati ambientalisti, vale a dire l’esistenza o meno di un rapporto tra inquinamento ambientale e rischi per la salute nella nostra provincia. Da questo studio presentato nel 2007 si poteva comunque evincere che:1) nel territorio della provincia non viene effettuata la misurazione delle P.M.2,5(obbligatoria per legge europea dal 2002);2) la misurazione delle P.M.10 viene praticata dal 2002 solo da un numero limitato di stazioni comprese tra Vado e Albisola, e non per opera di T.P.;3) i parametri stabiliti dall’O.M.S,nel 2006 per la qualità dell’aria non sono mai stati rispettati(come visto prima) nei dati delle centraline presenti sul territorio;4) la mortalità totale nella provincia è aumentata sia nei maschi che nelle femmine rispetto alla media regionale, e gli incrementi di mortalità, sia generale che per malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali, si concentrano prevalentemente nelle aree di cosiddetto”deserto lichenico”(cioè tra Spotorno e Albisola), in base agli studi appunto di biodiversità lichenica condotti negli ultimi 15 anni da A.R.P.A.L. e Università di Genova. Quindi, comunque, qualche dato preoccupante era emerso, eppure le conclusioni ufficiali di questo studio del 2007 furono che”la mortalità per tumore in provincia di Savona non dipenderebbe da fattori ambientali”. Purtroppo tutta questa”disinformazione” ha creato le condizioni predisponenti al pronunciamento della Commissione ministeriale di V.I.A. favorevole all’ampliamento della Centrale T.P. di Vado. Ma certamente il recente e decisivo parere della commissione ministeriale è stato un vero capolavoro in quanto a disinteresse, superficialità, mancanza di conoscenza (o meglio, totale ignoranza) dei problemi del territorio, nonché a pigrizia, poiché il parere è praticamente uguale in tutto e per tutto all’analisi, interessata, fatta da T.P.; la quale società, come spesso accade in Italia, è sempre stata il”controllato che è pure controllore di sé stesso”, e ora lo è con l’avvallo di una commissione ministeriale la cui composizione è a dir poco assurda e inquietante: ingegneri, architetti, avvocati…e nemmeno un medico! Una commissione dove si parla di P.M.10 come di polveri fini, mentre invece sono definite dalla comunità scientifica come polveri grossolane, dove le P.M.2,5 sono definite polveri ultrafini quando invece sono fini, dove si ignora l’esistenza delle polveri secondarie,come del resto anche per T.P., per la quale, però, vi era un proprio interesse ad ignorare la questione.

E veniamo finalmente ai dati epidemiologici veri, che derivano in gran parte dagli studi condotti dal Dott.Franceschi, referente regionale dell’I.S.D.E.(associazione dei medici ambientalisti italiani), dai Dott.Fadda e Torcello,del M.O.D.A.(associazione ambientalista),dall’I.S.T., dall’Arpal e dall’Università di Genova; da queste fonti ho tratto pure i dati precedentemente esposti di quantità, tipo e concentrazioni in aria di emissioni inquinanti. Cercherò di essere molto stringato, dato che la relazione non è stata certo preparata per essere presentata a un congresso medico, ma sicuramente questi dati rappresentano il vero nocciolo del problema”Centrale di Vado L.”, e dimostrano chiaramente come in gioco c’è la salute, e purtroppo spesso la pelle, dei cittadini residenti nei comuni della nostra provincia. Oggi e’noto che l’80-90% dei tumori dipendono da fattori ambientali e che la combustione del carbone produce un cocktail di sostanze sicuramente cancerogene e cardiotossiche, come già pubblicato dall’oncologo Claudio Pagliara nell’ottobre ’83. Già nel 1991 lo studio del professor Nimis dell’Università di Trieste (confermato poi da studi sui licheni del 2001 e del 2004), aveva affermato che la zona di Savona, Vado "presenta condizioni della qualità dell'aria paragonabili a quelle delle zone maggiormente inquinate della Pianura Padana ". Dal 1999 al 2002 in Liguria i tassi standardizzati tumorali si assestano fra i valori più alti in Italia. Precisamente per i tumori totali la Liguria si colloca al 5° posto rispetto alle 20 regioni italiane e per i tumori al polmone dal 5° all’8° posto (dati dell’Istituto Superiore di Sanità). Per Savona ad es. i tassi standardizzati per tumori totali della ASL 2 del Savonese dell'anno 1999 pubblicati dall'Ist di Genova e suddivisi per sesso risultano essere tra i più alti d’Italia. Nel periodo 1999-2004, la mortalità totale dell’intera provincia è significativamente più elevata rispetto alla media regionale in entrambi i sessi: per i maschi si parla di un +2,3%, , mentre per le femmine il numero dei soggetti deceduti corrisponde a un +3% rispetto alla media regionale. Riguardo i tumori maligni in genere, per la provincia di Savona si parla di un +8% rispetto alla media regionale, per il comune di Savona addirittura di un +18%. La provincia di Savona presenta tassi di mortalità per neoplasie maligne del sangue(linfomi e leucemie) più elevati rispetto alla media regionale, sia nella popolazione maschile che in quella femminile.

         Ecco i dati forniti dall’Atlante provinciale di Savona, a cura dell’I.S.T.,sulla mortalità per il tumore polmonare negli anni 88-98 nelle femmine, standardizzata per 100.000 abitanti: spero do non annoiare troppo con questi numeri, in realtà, più che noia, dovrebbero procurare in tutti noi brividi e angoscia: in provincia di Savona erano +3,2% rispetto alla regione; a Savona città  +7,3% rispetto alla regione, ma anche +4,1% nei confronti della provincia stessa; a Cairo i decessi/100.000 abitanti sono stati ben 3 volte la media italiana, corrispondenti a +60,8% verso la regione, e +54,8% verso la provincia; a Noli arriviamo addirittura a 4 volte la media italiana, +116% versus regione Liguria, +110% versus provincia di Savona….eh, ma si sa, a Noli il traffico nelle vie del centro è sempre così congestionato…A parte le battute, questa è la riprova che l’aumento di mortalità per tumore polmonare nelle donne è particolarmente significativo di rischio ambientale non di tipo lavorativo, ma da inquinamento atmosferico; assai significativo a tal proposito è uno studio dell’I.S.T.del 2004, dal quale si è dimostrato che il rischio relativo di contrarre il tumore polmonare tra le donne residenti a Porto Venere è doppio rispetto a quello delle donne residenti nel Comune di La Spezia  per via delle emissioni della centrale a carbone di la Spezia che giungono proprio sulla zona turistica di Porto Venere trasportate dai venti prevalenti di NE; gli stessi venti che, guarda caso, soffiano molto spesso da Vado verso Noli, con direzione NE-SW. Nei maschi, le cifre dei morti da tumore polmonare sono ancora più impressionanti: a Savona città +13,6% verso la regione, +16,5% verso la provincia; a Vado abbiamo, sempre in quel periodo(88-98) un +26,6% rispetto alla regione, +30% verso la provincia. Anche per le malattie ischemiche cardiache, a Savona e provincia si hanno in quegli anni valori superiori alla media regionale in entrambi i sessi: in provincia, decessi tra i maschi +14,5% e tra le femmine +19,3%, sempre rispetto alla regione; a Savona per i maschi +37% versus regione, e +19,5% versus provincia, mentre per le femmine  +55% verso regione e +30% verso provincia. Per l’ictus cerebrale, anche qui valori superiori alla media regionale in entrambi i sessi nell’intera provincia: maschi +3,4%, femmine +5,7%. Idem per le malattie respiratorie croniche (asma, bronchite cronica, enfisema): maschi +9,5%; femmine +11,5%. Per tutte queste malattie si sono individuati come fattori di rischio: le emissioni autoveicolari, il riscaldamento domestico con combustibili fossili, e soprattutto le emissioni di impianti(raffinerie, fonderie, centrali elettriche). Questi dati, quindi, dimostrano come sia elevata la mortalità standardizzata per tumori in P Sv rispetto alla media italiana. In  linea di massima, confrontando i dati dell' IST Ge, si nota poi che nelle femmine la mortalità per tumori, in controtendenza rispetto  a quanto accade nel resto del paese e nei paesi occidentali in genere, nella nostra provincia è aumentata nel periodo '99-2004 rispetto al decennio '88-'99. Poiché  fra le femmine si può considerare stabile la percentuale di fumatrici negli ultimi 20 anni (a differenza che nei maschi, nei quali la % è diminuita), ne deriva una maggiore importanza di altri fattori ambientali come l'inquinamento, nel determinismo della cancerogenesi. Una conferma a queste osservazioni sta nel parallelo marcato incremento  di mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari (cardiopatia ischemica, ictus) e respiratorie, sia fra i maschi che fra le femmine, rispetto alla media della regione Liguria. Questi dati sono ancora più eclatanti rispetto a quelli dei tumori. Gli effetti cancerogeni delle sostanze emesse da una centrale a carbone sono equiparati a quelli di un inceneritore(a tal proposito, si parla anche di voler smaltire il C.D.R. nella stessa centrale di Vado, la quale così, dal punto di vista dello scempio ambientale, subirebbe una sorta di superampliamento, a carbone e a rifiuti) : arsenico per polmoni, cute, fegato, vescica, rene, colon;  cromo per polmone, così come il nickel;  mercurio per polmone, pancreas, colon, prostata, encefalo, rene;  piombo per polmone, vescica, rene, apparato gastroenterico tutto;  il benzene è in rapporto con la leucemia, così come gli idrocarburi policiclici, che influenzano negativamente anche fegato e polmone. Bisogna ricordare che l’effetto cancerogeno si verifica dopo almeno un decennio dall’esposizione(i primi studi,nell’88, sono stati fatti appunto dopo più di 10 anni dall’entrata in funzione della Centrale) e, purtroppo, dato questo veramente terribile, ancora dopo 30 anni dalla sospensione dell’esposizione agli agenti, l’effetto cancerogeno non si annulla completamente. Per quanto riguarda le polveri sottili, i valori di PM2,5 sono assai migliori indicatori degli effetti sulla salute rispetto alle PM10; un aumento di 10 microngrammi/m3 nella concentrazione media annua di PM2,5, aumenta del 10% la mortalità totale, soprattutto per infarti ed ictus; il meccanismo principale, ma non l’unico, per cui queste PM2,5 causano IMA e ictus, è una maggiore coagulazione, viscosità del sangue, da cui la maggiore probabilità di formazione di trombi e quindi di occlusione di vasi sanguigni (coronarie, carotidi). Le PM2,5 sono responsabili certe di allergie, malattie cardiovascolari(infarti miocardici, ictus ed emorragie cerebrali), malattie respiratorie (asma, bronchite cronica ostruttiva, enfisema polmonare), e infine aumentano l’incidenza di tumori del 14%. Nella provincia di Savona si è dimostrato negli ultimi decenni un incremento del 50% delle malattie allergiche, prevalentemente respiratorie (asma e rinite) tra i bambini, mentre ormai è comune la comparsa di allergie anche tra gli adulti, particolare del tutto sconosciuto sui libri di testo che studiavo negli anni della laurea in medicina.  Ora una nota di carattere meteorologico, sicuramente meno importante, ma non meno trascurabile: uno studio di alcuni anni fa, da parte del meteo-geologo Maifredi, evidenziò come le polveri sottili emesse dalla Centrale nell’atmosfera alterassero profondamente il microclima locale, proprio nel raggio di 40-50 Km. attorno alle ciminiere, aumentando le giornate di nuvolosità, specie in estate, una nuvolosità sterile dal punto di vista delle precipitazioni, ma che costituisce comunque un elemento negativo per il turismo estivo della nostra riviera; inoltre si era visto che queste stesse polveri provocano anche un aumento del grado di acidità delle piogge che cadono sul territorio provinciale, nonché una forte soppressione delle brezze estive.  Riguardo le radiazioni ionizzanti, si ricorda che i radionuclidi naturali si concentrano prevalentemente nelle polveri più fini, per cui, col nuovo progetto, a fronte di una riduzione dichiarata da T.P. del 3,2% delle polveri per la maggiore efficienza dei filtri, data la maggiore quantità di carbone bruciato (circa 1.000.000 tonnellate/anno), si avrà, per una specie di effetto di distillazione, una assai maggiore emissione di radionuclidi nell’ambiente…e l’On. Scaiola ha poi il coraggio di annunciare la costruzione di una centrale termonucleare in Liguria…si informi meglio, praticamente essa è già presente sul territorio! L’esposizione a radiazioni ionizzanti può essere responsabile di tumori, leucemie, anemie, alterazioni cromosomiche, sterilità, tutte manifestazioni che possono comparire anche a basse dosi di esposizione radioattiva, senza che vi sia alcun meccanismo di ricupero o riparo biologico alle radiazioni; quindi non esiste una soglia minima al di sotto della quale si possa con sicurezza affermare che non c’è alcun pericolo per la salute.  Secondo lo studio della Comunità Europea Externe, la centrale T.P.di Vado l. avrebbe procurato, e continuerebbe a procurare alla popolazione residente nella provincia un danno esterno, in termini di morbilità e mortalità, pari a oltre 26.000.000 euro/anno, costi che si inseriscono in quelli esterni totali, comprensivi dei danni all’ambiente e anche all’agricoltura, al patrimonio artistico e al turismo, sempre valutati dalla Comunità europea, che variano da un minimo di 110 a un massimo di 500.000.000 euro/anno, mentre un recente studio americano avrebbe quantificato per il trentennio 1978-2008 un danno economico di 20 miliardi di dollari e 3.400 morti premature. Secondo lo studio di Levi, altro americano, dell’Università di Harvard, i danni sanitari di una centrale elettrica con emissioni paragonabili a quella di Vado Ligure potrebbero raggiungere i 400 milioni di dollari all’ anno ( i costi sono tanto maggiori quanto più è densamente popolata l’area in cui sorge una centrale a carbone, per cui sono massimi quando la centrale sorge in città).

Si chiede quindi alla provincia di Savona, alla giunta diretta da Lei diretta, signor Presidente, come di recente già chiesto in un documento dell’Ordine dei medici di Savona, di rigettare completamente il decreto ministeriale dell’Ambiente che dà il via libera all’ampliamento a carbone della Centrale T.P.di Vado, della quale sarebbe anzi auspicabile la completa metanizzazione, con chiusura degli attuali 2 gruppi a carbone, come più volte, anche di recente, richiesto dall’Ordine dei medici di Savona, dall’I.S.D.E., dal M.O.D.A. e da varie associazioni ambientaliste del territorio, tra cui “Uniti per la salute” e “Vivere per Vado”, istanza, questa del depotenziamento, già recepita a suo tempo da Lei stesso, Sig.Presidente, quando era stata deliberata per ben 2 volte all’unanimità nelle sedute del consiglio provinciale del novembre 95 e gennaio 98; tale richiesta era stata votata nel 2007 anche dai Comuni di Vado, Quiliano, Spotorno e Savona, quest’ultimo nel luglio 2007. Ma allora, viene spontaneo chiedersi, come non recepire oggi, da parte Sua, Sig.Presidente, la “semplice”istanza dell’immediato rigetto del decreto di potenziamento a carbone, quando, in quelle 2 occasioni, Lei aveva recepito quella del depotenziamento? La Regione Liguria ed alcuni enti ambientalisti hanno già fatto ricorso al T.A.R., anche se la prima, forse, con argomenti un po’ blandi, e prevalentemente di carattere formale. Sarebbe da parte Sua, più che un atto di coraggio( pensando che Lei andrebbe contro un decreto ministeriale di un governo del suo stesso colore politico), un atto dovuto per la salute della popolazione dell’intera provincia di Savona, e ripeto, salute, prima ancora che ambiente, anche se le 2 questioni vanno strettamente a braccetto. Secondo i pneumologi europei, ma anche secondo tutti i medici, e non solo ambientalisti, l’accesso all’aria il più possibile pulita è una necessità fondamentale e un diritto per tutti i cittadini dell’U.E.; i governi europeo, nazionali e locali devono assicurare che questo fondamentale diritto dell’individuo venga rispettato e devono agire affinché i valori indicati dall’O.M.S. siano rispettati. E’ chiaro che una centrale elettrica che brucia il carbone, per di più sita in città, è assolutamente incompatibile con la buona salute del cittadino. Il coraggio, ma in senso negativo, l’ha invece avuto il Ministro dell’Ambiente, On. Prestigiacomo, firmando passivamente questo decreto, servendosi della relazione ambientale della stessa T.P. e affidandosi ai controlli sull’impatto ambientale effettuati dalla stessa Società: il controllore (il Governo) che invece non controlla assolutamente il controllato (T.P.), il quale quindi si autocontrolla: fenomeno, come forse già detto, tipicamente italiano. Coraggio negativo, pigrizia, grande disinteresse verso la salute degli Italiani, profonda vocazione antiambientalista del nostro Governo, cose già dette prima. Il coraggio di firmare non l’ha invece avuto il precedente governo, il quale aveva allora deciso di non decidere, oppure, se volete, deciso di rimandare la decisione al Governo successivo. Perché si vuole a tutti i costi (e qui alla parola”costi”si può ben dare qualsiasi possibile significato) rendere la provincia di Savona sempre più leader regionale e nazionale nell’incidenza e nella prevalenza dei tumori, infarti, ictus, e quant’altro? Bisognerebbe invece che l’inquinamento atmosferico non costituisse più un fattore di rischio cardiovascolare; così come sarebbe necessario che non costituisse più fattore di rischio per le neoplasie; e ancora, che non rappresentasse anche un danno per l’ambiente, l’agricoltura, il patrimonio artistico, il turismo.  Sempre più noi medici, di famiglia e ospedalieri, ci sentiamo chiedere dai familiari di coloro che sono colpiti da un infarto del miocardio o da un ictus cerebrale:” Ma come mai dottore? Mio marito non ha mai fumato, pressione, glicemia e colesterolo sono sempre stati nei limiti, nella sua famiglia nessuno ha mai manifestato malattie circolatorie o metaboliche”. Una signora residente a Savona alcuni fa mi aveva anche detto:”Ma sarà per caso tutta la robaccia che respiriamo?” riferendosi sia. al traffico veicolare sempre più congestionato che proprio alla Centrale di Vado; molto spesso sottovalutiamo, tutti noi, politici, medici, le osservazioni della gente comune. Per noi medici di famiglia si continua ormai da anni, e giustamente, ad organizzare corsi e convegni di aggiornamento sul rischio cardiocerebrovascolare, nei quali si tratta sempre e solo di ipertensione, diabete e colesterolo, ma solo tra pochi giorni, ed era ora, finalmente, l’Ordine dei Medici di Savona ha  preparato un corso di medicina ambientale, affinché tutti quanti noi medici di famiglia prendiamo definitiva coscienza dell’altro grande Killer del sistema cardiocircolatorio, l’inquinamento atmosferico, non solo causa di tumori, allergie, asma bronchiale.

Proviamo finalmente a dare alla nostra provincia una posizione di avanguardia nell’uso delle energie rinnovabili (eolico e solare in primis), ricchi come siamo di sole e vento: sono energie non solo pulite, ma anche economiche e che offrono maggiori possibilità di lavoro, per di più qualificato e nelle migliori condizioni ambientali e di salute per i lavoratori; è ora di smetterla di cercare per forza di creare posti di lavoro trascurando, ignorando completamente l’ambiente, e quindi la salute dei lavoratori stessi, dei loro familiari, della popolazione tutta (velato, ma non troppo, riferimento anche alla piattaforma Maersk). Tra l’altro maggiore salute significa anche maggiori risparmi per la sanità, oltre che minori decessi. Certamente questo sciagurato decreto ministeriale sembra allontanare ulteriormente nel tempo l’uso massivo di energie rinnovabili nella provincia di Savona, a favore non solo del carbone, ma anche, come dichiarato più volte dal Governo, nella persona del ministro per la programmazione energetica Scaiola, a favore dell’energia nucleare, col progetto, pare, di una centrale nucleare tra Savona e Genova, col rischio per il nostro ambiente e la nostra salute di passare dalla padella (carbone) alla brace (carbone + nucleare). Questa nuova amministrazione provinciale ha oggi veramente la possibilità, come suo primo vero atto, di dimostrare di curare gli interessi non di una società industriale o di una parte politica, ma quelli dei cittadini di tutti i comuni che compongono la nostra provincia, ripeto, di tutti i comuni, nessuno escluso, dato l’ampio raggio di azione, circa 50 Km., delle emissioni degli inquinanti, anche se, come abbiamo visto, il maggiore impatto ambientale riguarda i comuni nelle immediate vicinanze. In conclusione, già è inaccettabile e assurdo, soprattutto negli anni 2000, sia dal punto di vista medico che ambientale che economico, la persistenza dei 2 gruppi a carbone, per di più a tecnologia obsoleta, che vanno contro tutte le direttive della U.E.; a maggior ragione lo sarebbe l’ulteriore costruzione di un altro gruppo a carbone, seppure con tecniche più moderne, le quali, peraltro, data la presenza di maggior filtraggio delle polveri, causerebbero un incremento delle particelle più fini, e quindi in sostanza un danno ancora maggiore per la salute, come già visto….altro che “carbone pulito”, io parlerei semmai più di “carbone subdolo”. I dati, le cifre, parlano chiaro, e non si possono più ignorare, né tanto meno smentire; numerosi e qualificati studi sono stati effettuati in Italia e all’estero sul nesso di causalità tra i fumi di combustione di una centrale a carbone e l’alterato stato di salute, sotto forma di morbilità e mortalità, della popolazione che vi risiede attorno; e questi studi sono stati fatti anche per la Centrale di Vado, ma, chissà perché(pleonastico) è stato dato credito all’unico studio che”dimostrava” il grado di non pericolosità della centrale T.P. Si potrebbe benissimo istituire una commissione scientifica paritetica, nominata da enti locali e ricercatori scientifici del luogo, al di fuori di ogni sospetto, che prenda in esame tutti i numerosi dati raccolti sinora: sulle emissioni in aria, sugli scarichi in mare da parte della centrale, sulla biodiversità lichenica, sulle cifre epidemiologiche(di morbilità e mortalità) della popolazione provinciale, sulle cifre dei costi spaventosi forniti dallo studio della Comunità Europea, anche sui dati meteo a disposizione( giornate nuvolose, soppressione delle brezze, piogge acide), con la raccomandazione che vengano presto installate nuove e più moderne centraline per la qualità e la radioattività dell’aria e con la condizione che le emissioni e gli scarichi siano controllati non dalla T.P., ma da un ente terzo, indipendente, senza che appunto il controllato continui a fare il controllore di sé medesimo. In ogni caso  non servono nuovi studi, ma solo un riesame, serio e indipendente, di tutti i dati raccolti finora, magari, appunto, completandoli con dei nuovi, sulle emissioni e sugli scarichi, ricavati con mezzi più adeguati e numerosi (le centraline di rilevamento) messi in mani competenti e indipendenti, senza alcun interesse di parte. Come detto,non serve programmare ulteriori studi di causalità tra inquinanti e morbilità-mortalità, tanto sono evidenti quelli oggi a disposizione: inutile cercare ancora di dimostrare che tumori, infarti, ictus sono in rapporto stretto con i vari inquinanti, sarebbe un’inutile spesa di tempo e di denaro che non apporterebbe nuovi significativi risultati. Sul pacchetto di sigarette ormai da anni sono scritti con evidenza i pericoli per la salute ai quali ci si espone fumando nicotina e catrame: ma il fumare la sigaretta è un vizio, una scelta che ognuno può fare in tutta libertà, pur messo in guardia sui pericoli per la propria salute; ma il respirare polveri sottili e varie sostanze tossiche non è una libera scelta fatta dalla popolazione residente nella vasta area che sta attorno ad una centrale termoelettrica a carbone: i cittadini sono costretti a respirare quell’aria nei luoghi aperti, mentre essi non possono invece fumare la sigaretta nei luoghi chiusi.

 In una graduatoria di colpevolezza, nell’aver fatto scempio per anni e anni del territorio e della salute della nostra provincia, certamente la T.P. è al primo posto, colpevole non solo per aver creato(e continuare a creare) così tanto inquinamento, ma anche, omettendo qualsiasi controllo sugli inquinanti, (in barba alle direttive U.E.) per avere sempre cercato di nascondere la portata di tale inquinamento agli amministratori locali, i quali hanno comunque avuto in passato una loro parte di responsabilità, sia per accettato che i controlli (o presunti tali) delle emissioni fossero gestiti dalla stessa società industriale, sia inoltre per non aver appoggiato, non aver creduto in modo convinto agli studi medici, in primis quelli dei medici ambientalisti locali, ottimamente rappresentati dal Dott.Franceschi, dell’I.S.D.E e dai Dott.Torcello e Fadda, del M.O.D.A.; i quali medici, ancora fino a pochissimo tempo fa, venivano da molti considerati quasi come profeti di sventura, o uccellacci del malaugurio, e per questo, talvolta, pure ostacolati nel loro nobile lavoro di indagine medico-ambientalista. Va comunque ora dato atto agli enti amministrativi locali di aver finalmente mutato il loro atteggiamento, decidendo di ricorrere al T.A.R,e seguendo in questo la Regione (a sua volta, come già detto prima, con la sua parte di responsabilità)….meglio tardi che mai, anche se c’è il forte rischio che ormai sia troppo tardi. Però il complice principale, ultimo in ordine temporale, ma decisivo, è stato l’attuale Governo, che in giro per il mondo, a parole, si dichiara pro-ambientalista, pro-energie rinnovabili, ma che in Italia è pro-nucleare, e qui in Provincia di Savona, pure pro-carbone. Ora si vedrà finalmente da che parte sceglierà di stare la nuova giunta provinciale: dalla parte del cittadino e del suo sacrosanto diritto alla salute e a poter lavorare nel miglior ambiente possibile, e quindi anche dalla parte dei medici, ambientalisti e non, che da tempo mettono in guardia sulla assoluta nocività delle emissioni della Centrale verso la salute dei cittadini, oppure questa giunta provinciale si schiererà, come il governo centrale del suo stesso colore politico, dalla parte delle multinazionali del fumo da…carbone? Il Presidente Vaccarezza e l’assessore Marson non dovrebbero cercare un impossibile dialogo con la T.P., visto che essa non ha mai voluto veramente, in tutti questi anni, dialogare coi vari enti; a tal proposito si ricorda che nel 2005 l'azienda e la Provincia avevano firmato un accordo di programma che comprendeva una serie di interventi collegati alla realizzazione del nuovo gruppo a gas (poi eseguito nel 2007), dopo l'adeguamento dei due gruppi a carbone esistenti, poi non eseguito; inoltre Tirreno Power aveva in progetto la copertura del parco carbone, il teleriscaldamento (fornendo calore a edifici pubblici ed eventualmente anche alle abitazioni della zona sfruttando l'acqua calda di scarico della centrale) e l'accordo per un sistema condiviso di controlli sulle emissioni, tutte cose non eseguite; lavori che i sindaci di Vado e Quiliano di allora avevano a lungo richiesto; e la stessa azienda non ha mai voluto, tanto meno, dialogare con i medici, e tutto questo sempre per non aver mai voluto assolutamente rinunciare all’uso di questo ottocentesco combustibile; la Provincia dovrebbe invece cercare ora di seguire l’esempio della Regione e delle amministrazioni locali, dichiarando di voler rigettare completamente e decisamente l’uso del carbone, che è, e non da oggi, la fonte energetica più inquinante a disposizione, e inoltre non certo la più economica, all’opposto delle fonti energetiche alternative, le quali assicurano inoltre più posti di lavoro, un lavoro, come già detto, più qualificante, svolto in un ambiente più sicuro per i lavoratori, le loro famiglie, la popolazione della provincia tutta, assicurando finalmente una ripresa franca dell’economia e un miglioramento progressivo, seppur lento (come visto prima) dello stato di salute della comunità. A tutt’oggi non ci sono le condizioni per aprire un dialogo con la T.P., a meno che essa non accetti di rinunciare all’uso del carbone, e francamente mi pare proprio che il suo atteggiamento vada nella direzione opposta, oggi come lo è stato sempre, servirsi del carbone fino all’ultimo granello disponibile, anche se è vero che. sembra prevedere nel suo progetto anche il ricorso al fotovoltaico.  Presidente, cerchi di dare un segno di discontinuità rispetto al Governo, e anche rispetto alla precedente giunta provinciale, dato che  proprio Lei, recentemente, da quanto letto sui giornali, ha  accomunato T.P. e quella stessa giunta provinciale nell’accusa di non aver rispettato quegli accordi del 2005; e rammenti di quando era stato consigliere di opposizione, nel 95 e nel 98, e qui, invece, dia un bel segnale di continuità, o meglio, di coerenza con allora. E comunque, salvaguardare la salute dei propri cittadini dovrebbe essere il compito primario di qualsiasi ente politico, indipendentemente dal colore di cui si tinge. Concludo, se posso, con un invito a tutti quanti, compreso ovviamente il pubblico presente, a visitare la Mostra fotografica sul carbone di Greenpeace, iniziata il 25 settembre, e che terminerà il 10 ottobre, organizzata in una libreria qui a Savona, la cui collocazione è stata suggerita dal sottoscritto, venuto a conoscenza, tramite il Dott.Franceschi, che Greenpeace stava cercando di allestire a Savona la sua mostra in questo periodo. Grazie a tutti quanti per la paziente attenzione.