|
BURLANDO: gli uomini ‘giusti’ nei posti chiave
Nomine politiche e logiche di potere per garantire protezione al Governatore in
vista del secondo mandato
di Pino Giglioli
Si chiama Donato Bruccoleri, ed è il nuovo consigliere di amministrazione
dell'ospedale pediatrico più importante d'Italia: il Gaslini di Genova.
Bruccoleri in realtà fa il farmacista a Sestri e non ha esperienza specifica ma
il sindaco del Pd, Marta Vincenzi, lo ha prescelto. Bruccoleri è cugino di primo
grado dell'onorevole Salvatore Cuffaro, parlamentare dell’Udc ed ex presidente
della Regione Sicilia. Un doppio legame familiare. Anche la moglie di Bruccoleri,
Maria Linda Cuffaro, titolare di un’altra farmacia, è cugina del senatore. “Sono
onorato di essere cugino di Totò”, spiega lui, “ma non ho tessere e mi
spiacerebbe se ci fossero speculazioni sulle mie parentele”. Dopo la
precisazione, Bruccoleri aggiunge un dettaglio: “sono amico di
Rosario Monteleone”, cioé del segretario dell’Udc ligure. La
nomina del cugino di Cuffaro insomma potrebbe inserirsi nel serrato
corteggiamento del Pd nei confronti dell'Udc, senza l'appoggio del quale il
governatore Claudio Burlando non vincerà mai le prossime elezioni regionali.
Due settimane fa era toccato a Raffaele Bozzano, anche lui vicino a Monteleone e
socio di Franco Lazzarini (praticamente un gemello siamese di Burlando). Il
presidente della Regione Liguria (nonché candidato alle elezioni del 2010 per il
centrosinistra) va avanti per la sua strada e, a chi gli rinfaccia di occupare
poltrone chiave con logiche politiche, risponde con un’altra nomina. E non
stiamo parlando di una storia locale. La Liguria, con la Puglia, è uno dei nodi
del potere di centrosinistra che da più di un decennio ha il suo fulcro in
Massimo D'Alema. Nel curriculum del neo-consigliere Bozzano (un
broker assicurativo dai modi svelti, già bollato dai consiglieri di centrodestra
Matteo Rosso e Gianni Plinio come “sprovvisto dei requisiti di legge e della
professionalità specifica in campo medico-scientifico”), mancava un titolo che
forse doveva essere valutato. Non parliamo dell'appartenenza al Sovrano Ordine
Militare di Malta. Bozzano è stato presidente e consigliere della più grande
società privata di brokeraggio assicurativo italiana, la Italbrokers di Genova
(di cui detiene ancora un consistente pacchetto azionario). Tirando qualche filo
si scopre che la nomina di Bozzano è soltanto la punta dell'iceberg del potere
di Burlando.
L'iceberg emerse per un attimo
nel 2006 quando il presidente della Regione fu beccato a guidare contromano su
uno svincolo autostradale. Il Governatore era alla guida di un’auto intestata a
Franco Lazzarini, numero uno di Italbrokers e intimo di D’Alema che in quel
periodo condivideva con Burlando anche un’abitazione nel quartiere più chic di
Genova (“pago un affitto di mercato”, garantì il politico). Più d’uno in città
storse il naso per quell’amicizia strettissima con un assicuratore che con la
sua società ha ottenuto tanti contratti da enti e società pubbliche: “Sono il
broker delle Ferrovie e del Parlamento”, ha sempre ammesso Lazzarini.
Già, le Ferrovie, un appalto ottenuto quando Burlando era ministro dei
Trasporti: “La gara per l’affidamento era già stata impostata quando governava
il centrodestra”, assicura Lazzarini. Poi ci sarebbero Vigili del Fuoco,
Fincantieri, parte di Finmeccanica e Anas e via elencando. I critici fanno
notare che Italbrokers gode di appoggi politici bipartisan, che oltre a
Lazzarini, amico dei vertici del Pd, nel cda siedono ex socialisti e militanti
del Pdl come Fabrizio Moro, ex consigliere regionale di Forza Italia e figura
chiave del partito in Liguria. Insomma, una bicamerale. È soltanto l’inizio:
soci e consiglieri della Italbrokers a Genova siedono ovunque. Il presidente
onorario, Fernanda Contri (ex giudice della Corte Costituzionale e militante
socialista dei tempi d’oro) è diventata anche membro dell’Autorità Garante del
Porto che vigila sugli appalti. Una professionista della vigilanza:
Sviluppo Genova (che maneggia miliardi di euro degli enti locali) l’ha scelta
per lo stesso ruolo. Non importa che Italbrokers in passato abbia avuto a che
fare con la stessa società pubblica e che Gianni Pisani (socio di Interconsult
che detiene quote di Italbrokers e iscritto al Maestrale di Burlando) sia stato
nel cda di Sviluppo Genova. Ma è soltanto un tassello: della Italbrokers è socio
anche Marcellino Gavio, il re delle autostrade, ormai figura cardine del potere ligure, con partecipazioni dai trasporti, al
principale istituto di credito, la Carige.
Al centro di tutto c’è lui, Lazzarini, che, come ricostruisce il libro
Capitalismo di rapina di Paolo Biondani, Mario Gerevini e Vittorio Malagutti,
avrebbe avuto un ruolo nella scalata dei “capitani coraggiosi” a Telecom,
appoggiata da Massimo D'Alema, al fianco di Chicco Gnutti (quello coinvolto
nelle indagini sui “furbetti del quartierino”). Anche se Lazzarini riduce la
storia a “operazioni svolte a titolo personale con pesanti perdite”.
Oltre alla Italbrokers l'altra radice del potere burlandiano è l'associazione
fondata dal presidente, Maestrale. Chi
siede nella società Italbrokers spesso è membro anche dell’associazione.
Scorrendo i nomi dei fondatori, infatti, oltre a Lazzarini si trovano Gianni
Pisani, Alcide Rosina e Franco Pronzato (tutti soci di Interconsult che a sua
volta, come si diceva prima, è legata a Italbrokers). Tra i soci fondatori
dell’associazione di Burlando, uno su dieci ha ottenuto un incarico dalla
Regione presieduta da Burlando. Ma c’è di più: l’elenco - piuttosto bipartisan -
comprende quasi tutte le poltrone più importanti della Liguria: dall’allora
sindaco Giuseppe Pericu all’attuale rettore dell’università,
Giacomo Deferrari
(la società di sua moglie aveva ottenuto consulenze
dal Comune di Genova e dal ministero dei Trasporti quando Burlando era in giunta
e quando poi divenne ministro). Non poteva mancare Mario Giacomazzi, leader di
un colosso immobiliare e presidente dell’associazione locale di settore di
Confindustria. Sono soci Marco Arato, presidente dello scalo di Genova, Luigi
Negri, presidente di Terminal Contenitori Porto di Genova spa. Insomma, Burlando
in Liguria ha realizzato il miracolo sfuggito al centrosinistra
nazionale: ha messo d’accordo impresa e mondo operaio.
L’elenco è interminabile: il Maestrale soffia forte
grazie a assessori, presidenti delle Asl, architetti apprezzati dagli enti
pubblici. Burlando sente la spinta e si ricorda del Maestrale quando sceglie i
manager delle società chiave. Per la neocostituita Infrastrutture Liguria ha
chiamato Edoardo Bozzo come presidente e Gian Poggi, come consigliere. Entrambi
sono iscritti all'associazione, entrambi sono amici suoi. Entrambi sono
diventati dipendenti regionali. Bozzo è anche presidente della Filse, la
potentissima finanziaria regionale. Infrastrutture Liguria dovrà gestire gli
appalti per la costruzione dei nuovi ospedali regionali, un affare da quasi un
miliardo di euro. Due consiglieri su tre pescati tra i sostenitori del
presidente sono una garanzia. Per Burlando.
Questo sistema di potere ha importanti punti di contatto con quello barese
emerso nelle indagini su Gianpaolo Tarantini. Per assaporare questo mix che
ricorda le orecchiette pugliesi condite con il pesto ligure, bisogna partire da
una storia riportata da Marco Preve e Ferruccio Sansa nel libro Il partito del
cemento. Bozzano è stato consigliere della Festival Crociere proprio nel periodo
in cui la compagnia fu protagonista di uno dei più grandi fallimenti della
storia italiana: 300 lavoratori a casa e 260 imprese con i conti in rosso. Per
Genova una piccola Parmalat. Nel consiglio della società, oltre a Bozzano, era
presente anche Roberto De Santis, soprannominato in passato anche ‘il banchiere
di D’Alema’. L’uomo che, attraverso un complesso intreccio societario
che passava per la società London Court è stato tra le figure chiave della
Formula Bingo, costituita nel 2000 per sviluppare il nuovo gioco da un amico di
Massimo D'Alema, Luciano Consoli. De Santis è anche l’uomo che vendette lo yacht
Ikarus a D’Alema e ai suoi amici. Ed è l’uomo sentito come testimone in
un’inchiesta del 2000 sulle escort che avevano accesso al Parlamento ai tempi
del centrosinistra. Le donnine non ruotavano attorno a Tarantini ma Bari c'entra
sempre. Tra gli “utilizzatori finali” c’era Franco Palmiro Mariani (presidente
del porto di Bari, genovese di nascita, cresciuto con Burlando, esperto di
trasporti e grande elettore di D’Alema) insieme a De Santis e Franco Lazzarini.
Proprio l'amico che condivide tetto, auto e multe con Burlando. Ma che, quando
Il Giornale pochi mesi fa racconta i suoi rapporti con le escort, reagisce in
stile Cavaliere: “Io le donne non le ho mai pagate e qualcuno dei miei amici,
secondo me, non aveva mai visto nemmeno la figa”.
Sulla vicenda Festival, De Santis assicura: “Non avevo deleghe. Avrò partecipato al massimo a tre o quattro consigli di amministrazione”. Anche se ha percepito 143mila euro in due anni. E Burlando? All’epoca del fallimento Festival qualche cronista notò tra le carte sequestrate dagli investigatori tre voci “interessanti”. Si parlava delle spese “folli” del patron della scoietà, il greco Poulides. Nell’elenco si leggeva: “Appartamento per Burlando C., 495 euro, appartamento per Lazzari F., 370 euro, appartamento per Bisio Marisa, 370 euro”. Burlando ha sempre smentito di aver ricevuto dei soldi da Poulides. “Un’omonimia”, tagliò corto. E’ senz’altro un caso, sia detto senza malizia, che compaia quel Burlando C. Così come non bisogna lasciarsi ingannare dal Lazzari F. che potrebbe ricordare Franco Lazzarini. E non bisogna pensare male notando che la madre di Lazzarini si chiama Bisio Marisa. Certo, Burlando e Lazzarini conoscevano Poulides al punto da andare insieme a cena con lui a Portofino (il 6 maggio 2003). Ma non basta una cena per montare un caso. In fondo anche Massimo D’Alema è stato a cena, insieme con altre venti persone, con Gianpaolo Tarantini e Massimo De Santis. I contatti baresi non finiscono qui. Massimo De Santis, secondo Gianpaolo Tarantini, accompagnò l'amico di Berlusconi (alla ricerca di appalti) dal “capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
|