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Intervista di Giorgio Raineri a Giovanni Durante
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Ci sono giornate, ad ottobre, che Celle t’incanta. Il mare e’ una lastra
azzurra, d’improvviso rigata dal balzare dei tonni a caccia delle loro
prede. Sulle spiagge ormai silenziose, sbiancate e rese odorose
dall’ultima mareggiata, i rari bagnanti godono d’una spettacolo
privilegiato. Lo sguardo puo’ allungarsi da Capo Noli alla punta di
Portofino e, se soffia una lieve tramontana, spingersi sino al profilo
delle Cinque Terre. La collina, che s’affaccia alla marina, ha i colori
smaltati della ceramica: basta evitare, con lo sguardo, gli squallidi
falansteri che qua e la’ – verso i Bottini, sulla strada per la Costa –
spezzano l’armonioso disegno della natura. |
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Celle ha avuto in sorte un delizioso angolo di Liguria. Non il piu’
bello, ma di certo uno dei meglio: e fra i piu’ comodi, per attrarre
turismo. La sua ricchezza si spiega cosi’. E, forse, anche quell’aria
sonnolenta, quella ritrosia ad innovare e, persino, ad intraprendere
che, ad esser sinceri, non e’ soltanto cellese, o cellasca, ma anche un
po’ italiana.
Tuttavia, qualcosa si muove: persino a Celle. O, almeno, potrebbe
cominciare a muoversi. Il 26 ottobre, per la prima volta nella storia
politico-amministrativa del paese, i cittadini hanno la possibilita’ di
scegliere il candidato sindaco, per le elezioni della prossima
primavera. E’ la lista “Insieme per Celle” - orientamento di
centro-sinistra e da anni alla guida del comune - che organizza la
consultazione. La partecipazione al voto, pero’, non e’ limitata agli
elettori di quella parte politica, ma aperta a tutti. Anche gli scettici
dovranno convenire che, almeno a prima vista, e’ democrazia: dal basso
si sale verso l’alto, scegliendo chi correra’ per la carica di primo
cittadino’.
Giovanni Durante e’ uno dei quattro candidati. Gli altri tre sono Renato
Zunino, che di Celle e’ gia’ stato sindaco a lungo, sinche’ uno
scivolone edilizio-giudiziario non lo mise – nei primi anni novanta –
fuori dalla casa comunale; Gabriele Caravatti e Alberto Ferrando.
Durante e’, fra tutti, il piu’ giovane: ha, difatti, 42 anni. Tuttavia
non e’ un novizio: consigliere comunale a Celle nel 1990, appena
ventiquattrenne, assessore alle politiche sociali e giovanili dal ’92 al
’94 nell’amministrazione guidata da Maria Teresa Carbone e, dopo lo
scioglimento del consiglio comunale, rieletto consigliere di opposizione
(alla giunta Aquilino), dal 1995 al 1999, per una lista civica di
centro-sinistra.
Non e’ neppure, questo educato e colto signore con l’hobby della corsa
(a piedi), un sognatore. Sa che la sfida, a Celle, e’ difficile. Anzi,
qualcuno mormora, impossibile. Ma, negli anni, Durante e’ andato
maturando esperienza e acquistando capacita’ organizzative: presidente
dell’ARCI savonese, rieletto in ben cinque congressi, dirige adesso una
imponente rete di volontariato (le societa’ di mutuo soccorso, i circoli
ricreativo-culturali) che raccoglie, nella provincia, 80 societa’ con 12
mila soci distribuiti sul territorio. Il volontariato e’ stato, in
effetti, tutta la sua vita: ci s’affaccio’ che era appena giovanotto,
scambiando i 12 mesi di servizio militare in caserma per i 18 presso
l’ARCI. I dirigenti del tempo videro in lui un volontario appassionato e
capace, e gli proposero di trasformare il servizio in professione.
Giovanni Durante accetto’: a vent’anni di distanza, i vecchi e il nuovo
dirigente possono congratularsi reciprocamente. |
![]() Giovanni Durante |
- Perche’, allora, Giovanni
Durante sceglie di ributtarsi in politica? E a Celle, poi, che forse e’
il paese piu’ complicato da guidare?
“Potrei scherzare dicendo che e’ il vecchio spirito del volontario che
rispunta. A pensarci, pero’, e’ proprio cosi’: amo questo paese e soffro
nel vederlo tristemente ripiegato su se stesso. Sono convinto che vi sia
bisogno di un cambiamento profondo, altrimenti il declino si accentuera’.
E allora ho deciso: le ‘primarie’ sono l’occasione per mettere in luce i
problemi, discuterli, e proporre una soluzione”. |
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- I problemi, dunque:
cominciamo ad elencarli.
“Problema numero uno: il paese e’ frammentato, percorso da accuse e
contro-accuse, sepolto sotto maleparole e diffidenze. Per esser da tempo
estraneo alla conduzione amministrativa, credo di poter dare inizio ad
un processo di ricomposizione. Ricomposizione non significa che dobbiamo
tutti pensare allo stesso modo. Significa, invece, che possiamo
litigare, ma sempre nel quadro di un sentire comune: che e’ il bene di
Celle e dei suoi abitanti. La mia proposta e’: discontinuita’ col
passato. E per far cio’ occorre gente nuova, non il ripescaggio di
antiche figure. Occorrono giovani: per questo propongo una lista con
almeno un 50% di uomini e donne sotto i 35 anni e che, nel suo assieme,
equamente si divida tra candidati dei due sessi. A Celle i giovani non
si interessano all’amministrazione, e questo e’ un disastro sotto ogni
profilo. Dell’entusiasmo, delle idee, delle iniziative, delle
competenze. Nella politica cellese manca una visione strategica del
futuro. E sa perche’? Perche’ non ci sono giovani: tutto e’ in mano, da
decenni, ad ex-giovani. Purtroppo”.
- Pare che, a Celle, ci sia
anche un problema di onesta’. O no?
“L’onesta’ e’ un problema italiano, non di Celle. Fermamente io credo
che l’onesta’ sia una pre-condizione per fare politica, a qualunque
livello. I disonesti bisogna avere il coraggio di lasciarli fuori. Di
tenerli lontano dalla cosa, e dalla casa, pubblica. Soltanto cosi’ il
cittadino si riavvicinera’ all’amministrazione, riappropriandosi dei
propri diritti”. |
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-I cittadini di Celle,
d’Italia, parlano sempre dei loro diritti. Un po’ meno dei doveri.
“E’ dovere del cittadino vigilare su chi amministra. Ma e’ anche un
dovere aver cura delle cose del paese: comprese quelle private. Il
comune deve dare l’esempio, ma nello stesso tempo deve pretendere la
collaborazione dei cittadini. Faccio un esempio: strade e luoghi
pubblici devono esser tenuti in ordine, ma anche le facciate delle case,
i giardini, eccetera”. |
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- Come immagina Celle, da
candidato sindaco?
“L’immagino come un’importante comunita’ che produce turismo. O, almeno,
dovrebbe produrlo. Il punto e’ proprio qui: che Celle non offre piu’ un
prodotto. O, almeno, un prodotto per il turismo di oggi e soprattutto di
domani. Come si risolve il problema? Non in un giorno, ci vuole forse
una generazione, ma intanto bisogna cominciare. Bisogna avere una
strategia, immaginare un’offerta per i nuovi turisti. La base da cui
partire e’ la conservazione e valorizzazione del territorio. E l’attivita’
dell’amministrazione deve esser concentrata su quello che e’ il ‘core-business’
cellese: dunque migliorare cosa c’e’ di pregio, a partire dei centri
storici, del paese e delle frazioni, che sono importanti per allargare
l’offerta di aspetti caratteristici del nostro territorio. Bisogna fare
un piano energetico, preparato magari dall’Universita’ di Savona, e uno
studio per facilitare l’uso del fotovoltaico e del solare termico.
Bisogna ridurre le emissioni nocive, anche per richiamare il turismo
straniero e qualificato, attento ai dati ecologici”.
- I cellesi si spaventeranno.
“E di che? Che questa non e’ Montecarlo? Ma ce n’e’ gia’ una, ed e’
impossibile scimmiottarla. Bisogna, invece, riqualificare l’offerta, non
limitandosi alla spiaggia e al mare, ma allargandola all’entroterra. Se
si vuole uscire dal vicolo cieco del turismo del week-end, occorre
andare verso un turismo che apprezzi anche le bellezze del resto del
territorio, le alternative che la nostra terra offre e che altre non
possiedono. Un territorio che deve essere valorizzato, mantenuto e
reclamizzato. Noi abbiamo ottime e belle cose, dalla pineta dei Bottini
all’arte di Perin del Vaga, ma nessuno sa che esistono. Abbiamo un
complesso sportivo che puo’ diventare una struttura di prim’ordine e
puo’ essere, anche, un’occasione per richiamare turisimo sportivo, ma
bisogna organizzarlo in modo manageriale e propagandarlo. Insomma, fatto
il prodotto lo si deve vendere”.
- E cosa farebbe con le
ex-colonie milanesi?
“Non le farei diventare un ghetto, non importa se per ricchi. Qualunque
cosa si decida, la si deve essere inserire nel rinnovamento turistico di
Celle. Faccio un esempio: dobbiamo sviluppare i ‘bed and breakfast’, che
sono una forma raffinata e moderna di turismo alberghiero, cosi’ come
l’agriturismo. Dobbiamo offrire i servizi di bar e intrattenimento
indispensabili per chi viene in vacanza nel nostro paese; dobbiamo
studiare iniziative che ci qualifichino, anche sotto il profilo
culturale. Lo stanno facendo tutti, e Celle e’ rimasta sola a non
investire in questo settore. Non sono soldi buttati, sono soldi che
fruttano. Ecco perche’ dico agli elettori: e’ il momento d’uno sforzo
collettivo, d’una rinnovata voglia d’intraprendere. E’ il momento di
rimettersi a correre, sapendo verso quale direzione dirigersi. Se
vogliamo che gli adolescenti di oggi non debbano, tutti, lasciare Celle
domani per trovarsi un lavoro e’ d’obbligo creare qui buone occasioni di
vita e sviluppo. E’ ora che Celle si rimbocchi le maniche, e lasci la
pericolosa strada su cui e’ avviata: diventare, soltanto, un paese
dormitorio o, al massimo, per qualche bagno marino.
Ecco, questo e’ il nuovo patto che un sindaco davvero nuovo
dovra’ sottoscrivere: tra l’amministrazione pubblica e i cittadini, per
la realizzazione del progetto che assicuri a Celle un futuro degno del
passato”.
Giorgio Reineri |
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Note biografiche Giorgio Reineri e’ torinese,
dove ha studiato e iniziato la sua attivita’ professionale. Giornalista
professionista da quarant’anni, ha esordito come redattore di Tuttosport,
sul finire degli anni ’60, a fianco di Renato Morino, Gian Paolo
Ormezzano, Pier Cesare Baretti. Nel 1975 e’ stato chiamato, quale
inviato speciale, al Giorno per fare parte dell’allora
piu’ famosa redazione sportiva italiana, che comprendeva Gianni
Brera, Giulio Signori, Mario Fossati, Gianni Clerici, Marino Bartoletti,
Franco Grigoletti e poi, via via, Massimo Gramellini e Paolo Ziliani. Ha
raccontato, prima per le pagine di Tuttosport e poi del Giorno,
Olimpiadi estive e invernali, mondiali di calcio, mondiali di atletica,
di scherma, Tour de France, mondiali di sci. Ha svolto servizi,
oltreche’ di sport, anche di cronaca, politica e reportage di viaggi.
Nel 1995 e diventato capo ufficio stampa e direttore delle pubbliche
relazioni della IAAF, la Federazione internazionale di atletica con sede
a Montecarlo. Dal 2002 svolge attivita’ di
freelance per l’Unita’, avendo coperto avvenimenti come l’Olimpiade di
Atene e i recenti di Pechino, e collabora all’Espresso. |