PIATTAFORMA MAERSK - LA RITIRATA DEI "PESI MASSIMI"
Nel dicembre 2007, il Presidente del porto di Savona, più pimpante che mai ed in
attesa che il governo Berlusconi gli rinnovasse l'incarico, già
attribuitogli dal governo Prodi, (cosa puntualmente avvenuta
quest'anno), schierava per la gioia dei suoi fans, le sue strategie per lo
sviluppo dello scalo e metteva in fila, come Cornelia, madre dei Gracchi, tutti
i suoi gioielli, tra questi, i cosiddetti "pesi massimi". A pochi mesi dalla
notizia…leggi…che
li vedeva impegnati, ventre a terra, in una nobile gara per lo sviluppo del
porto e della Valbormida lo
scenario è del tutto diverso.
Cominciamo dai desaparecidos più "rilevanti": Marcellino Gavio,
re delle autostrade e di quant'altro, ha abbandonato
l'azionariato di
Ferrania, senza spiegazioni
di sorta; con lui tramonta il progetto della logistica e dell'autostrada
Albenga-Predosa. con le contestuali dimissioni del reuccio dell'acciaio,
Luigi Malacalza, cade un
altro tassello del salvataggio Ferrania, il famoso laminatoio
cui Canavese ha garantito una nuova
banchina a Savona.
La gara risulta ancora aperta, fino a prova contraria, nel frattempo
Malacalza si occupa della presidenza degli industriali genovesi e del
laminatoio parlano solo i
Messina, armatori di professione e unici azionisti di Ferrania.
Terzo peso "massimo", fondamentale per ottenere i quattrini della parte pubblica
del progetto piattaforma di vado ligure: Babcock & Brown,
proprietario di tre terminal
carboniferi, tra i quali quello di Vado e socio delle funivie. Molti investitori
non conoscono questa società australiana, eppure i suoi investimenti, negli
ultimi 10 anni, si sono sviluppati con velocità sorprendente,
anche perchè ha costruito il suo impero sui debiti, in un mondo in cui il
debito costava poco. Dopo il boom della globalizzazione, a gennaio di quest'anno
i segni del grande crollo imminente: il titolo, in 13 mesi, precipita da 35
dollari ai 2,2...leggi…questa
società in Italia aveva una certa reputazione e su di essa Canavese
puntava e punta per l'anticipo dei quattrini pubblici finanziati dal cosiddetto
"extragettito". Lunedì 13 ottobre
c.a. sapremo che vincerà la gara dei
servizi finanziari per iniziare la piattaforma. Nel frattempo ci chiediamo e vi
chiediamo chi e' quell'incauto investitore che vorrà chiudere un'operazione
avendo Babcock& Brown come controparte, un altro mito della
finanza che rischia di scomparire dalla
scena.
Ultimo "Ercole" rimasto alla ribalta, il colosso dei contenitori Maersk,
cui spetta una quota di 150 milioni di investimento sulla piattaforma. Il grande
buco nero della crisi non favorisce certo il credito nè gli investimenti:
riuscira' il colosso danese a superare la bufera e ad assicurarsi il sospirato
avamposto del nord Tirreno di cui sembrava avere un assoluto bisogno?