Ferdinando
Molteni *


CITTA’ MORTA?
L’IGNORANZA
E’ UNA COLPA

Savona è una città morta. Non c’è mai niente da fare. Il Comune non fa nulla per i giovani. Meglio prendere il largo e cercare il divertimento altrove. Queste, in sintesi, le critiche di un (sedicente) gruppo di iscritti ad un forum di Facebook, sorta di piazza per la chiacchiera virtuale.
Essere giovani dà, di solito, molte attenuanti. Si tratta di fare esperienze, prendere qualche sberla dalla vita, rendersi conto che è molto facile parlare, quando si ha dialettica e lingua in bocca e tempo, più complicato agire, soprattutto in mezzo alle gimkane della burocrazia italiana. Eppure, quando si tratta di cose che riguardano gli stessi giovani che protestano, le attenuanti vengono meno. Bisogna essere informati, sapere di che cosa si sta parlando, leggere, guardarsi intorno. Il più grande peccato, per un giovane, è l'ignoranza. Un peccato che diventa una colpa imperdonabile quando è condita di supponenza e forse pure un po' di malafede.
Savona non è una città morta. Savona è una città vivissima.
“Savona, la cultura a prezzi popolari”

segue da pagina 49
Forse, ad essere morti, sono proprio quei giovani incapaci di aprire gli occhi e godere di quello che hanno a disposizione: locali (sempre di più e sempre più belli), cinema (tradizionali e d'essai), sale da concerto (per il rock, il folk, la musica classica), teatri piccoli e grandi, mostre d'arte, momenti d'incontro per discutere di cultura, politica, letteratura. E prezzi popolari. Quelli del nostro teatro, ad esempio, sono fermi, per una precisa scelta dell'Amministrazione, a più di dieci anni fa.
Quando si esprime una critica – sempre legittima – sarebbe bene anche avanzare qualche proposta. I ragazzi di Facebook e quello con cui io ho parlato (Simone Poggio, 23 anni) non hanno lesinato le critiche, ma alla domanda “cosa chiedete?”, la risposta è stata: «divertimento».
La risposta è solo in apparenza banale. Significa, in realtà, che i (sedicenti) 350 ragazzi annoiati di Facebook non trovano divertenti le cose che già ci sono. Dunque un certo tipo di musica e di locali, di cinema e di teatro, di stile di vita insomma.
Forse, a questo punto, siamo di fronte ad un altro tipo di giovane, geneticamente modificato.
O politicamente eterodiretto. Un giovane che al Raindogs (circolo Arci) magari non entra per ragioni extramusicali. E che al Filmstudio non si avvicina perché sa troppo di Nanni Moretti. E al Chiabrera non s'interessa perché in cartellone c'è “Gomorra” di Saviano o quell'anticlericale di Corrado Augias. E che gira alla larga dalla libreria Ubik perché è quella che ospita Agnoletto.
Se il mio fiuto di vecchio giornalista che s'interessa di politica da sempre non sbaglia, dietro Facebook si nasconde una ben altra questione. Si nasconde una voglia (assolutamente legittima, per carità) di vivere la cultura in modo diverso, di veder trattati temi diversi, di dare visibilità ad istanze che appartengono a tante persone, giovani e meno giovani.
Se il mio fiuto non sbaglia, tutta questa faccenda di Facebook e la raffinata idea della parafrasi dantesca che ha «scatenato» la polemica (l'idea che da Savona si debba scappare come dall'inferno), serve unicamente a nascondere un'urgenza espressiva che avrebbe meritato maggior chiarezza. Lo schermo virtuale di Facebook è una maschera troppo facile.
La nostra città è prima di tutto civile e democratica. E' una città tollerante, piena di belle persone. E' una città «politica», nel senso alto del termine. Ed è una città matura e pronta ad ogni tipo di confronto.
Conosco, frequento e stimo molte persone con idee politiche diverse dalle mie. Con loro mi confronto e, a volte, “faccio cose” (perdonate la citazione morettiana). A me interessano le ragioni degli altri. Anzi, sono più interessato alle ragioni degli altri che alle mie che, va da sé, conosco fin troppo bene.
Francesco De Gregori, in una bellissima canzone dice: «Vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più». Vent'anni, infatti, sono tanti, tantissimi. E non danno il diritto di sfuggire al confronto aperto, civile, democratico. Nella speranza che in ballo non ci sia solo la pubblicità per una festicciola in un locale della Riviera, nel periodo più morto dell'anno.
Periodo morto in Riviera ma non a Savona, come ho poc'anzi dimostrato.
* Assessore alla Cultura
del Comune di Savona