INQUINAMENTO, TUMORI,
MALATTIE CARDIACHE E RESPIRATORIE
IN LIGURIA E PROVINCIA DI SAVONA ANNO 2008
Già nel Luglio 2001 uno studio del MODA sul rapporto tra
tumori e inquinamento riportava la dichiarazione dell’oncologo professor
Leonardo Santi: "L’inquinamento ambientale ha un ruolo maggiore di quello che
gli viene attribuito dalle statistiche" e ancora "...non si può analizzare una
sola sostanza, ma bisogna verificare il danno che più elementi insieme riescono
a produrre". Oggi e’ben noto inoltre che l’80-90% dei tumori dipendono da
fattori ambientali e che la combustione del carbone produce un cocktail di
sostanze sicuramente cancerogene e cardiotossiche come pubblicato dall’oncologo
Claudio Pagliara (mensile "Italia Nostra" Ottobre ’83).
L'ambiente. Nella provincia
di Savona la situazione risulta particolarmente grave in quanto principalmente
la centrale a carbone ex ENEL e oggi Tirreno Power di Vado-Quiliano, in pieno
centro abitato, risulta essere la principale fonte d’inquinamento in Liguria e
per oltre 30 anni ha emesso e ancora oggi continua ad emettere immense quantità
di inquinanti altamente pericolosi e cancerogeni sia come gas sia come polveri
presenti nei fumi con gravissime conseguenze sulla salute pubblica. I controlli
sulla qualità dell’aria inoltre sono sempre stati inadeguati e ancora oggi il
Piano della qualità dell’aria della Regione Liguria 2006 denuncia gravi carenze
dei controlli in particolare riguardo alle polveri fini cancerogene e
cardiotossiche Pm10 e ultrafini Pm2,5. Già nel 1991 lo studio del professor
Nimis dell’Università di Trieste (confermato poi da studi sui licheni del 2001 e
del 2004), aveva affermato che l’area di studio (Savona, Vado) "presenta aree
con qualità dell'aria molto deteriorata.....e condizioni della qualità dell'aria
paragonabili a quelle delle zone maggiormente inquinate della Pianura
Padano-Veneta orientale". Tutto ciò indica come in questi decenni sia Tirreno
Power che gli Enti Pubblici savonesi hanno minimizzato il grave reale
inquinamento del compresorio savonese.
Epidemiologia La letteratura
scientifica internazionale contrasta con le tranquillizzanti conclusioni dello
Studio Epidemiologico di IST e Arpal 2008 secondo cui non sembrerebbe esistere
nesso di causalità tra inquinamento e tumori. Come risulta in uno studio
epidemiologico svolto a Dublino e pubblicato sulla prestigiosa rivista
scientifica medica Lancet (Ott.2002), i "reali" effetti dell’inquinamento
atmosferico sono più gravi di quanto prima si ritenesse. Infatti in questa
città, per 72 mesi è stato proibito bruciare carbone. Risultato: le morti non
traumatiche sono diminuite del 5,7%, mentre la mortalità cardiovascolare è
diminuita del 10,3%. Inoltre anche altri studi Americani e d Europei (APHEA 2002
e 2003) hanno dimostrato che ad ogni incremento della concentrazione media
annuale di 10ug/mc delle polveri sottili Pm10 ha corrisposto un aumento della
mortalità per cause cardiopolmonari e per tumore polmonare rispettivamente del 6
e dell’8%. Inoltre i tumori non sono in diminuzione come lo studio IST-Arpal
vorrebbe insinuare infatti mentre oggi in Liguria diminuisce la mortalità per
tumori (miglioramento delle cure) purtroppo aumenta costantemente l’incidenza (n°
di nuovi casi all’anno) sia nei maschi che nelle femmine.
Inoltre dal 1999 al 2002 in Liguria i tassi standardizzati
tumorali si assestano fra i valori più alti in Italia. Precisamente per i tumori
totali la Liguria si colloca al 5° posto rispetto alle 20 regioni italiane e per
i tumori al polmone dal 5° all’8° posto (dati dell’Istituto Superiore di
Sanità). Per Savona ad es. i tassi standardizzati per tumori totali della ASL 2
del Savonese dell'anno 1999 pubblicati dall'Ist di Genova e suddivisi per sesso
risultano essere tra i più alti d’Italia.
Conclusioni. Gli
ambientalisti savonesi da decenni ormai denunciano la pericolosità
dell’inquinamento provocato dalle centrali a carbone. Gli studi della National
Academy of Science affermano che: "....una centrale a carbone da 1.000 MW
provoca ogni anno circa 25 decessi, 60.000 casi di malattie respiratorie e danni
alle cose per circa 12 milioni di dollari". Oggi anche la UE stima i costi
esterni (comprendono anche le malattie e danni materiali dell’inquinamento) che
per le centrali a carbone come quella di Vado sono elevatissimi e compresi da un
minimo di 200 milioni di €/anno ad un massimo di 500 milioni di €/anno. Ma al
contrario Tirreno Power e amministratori savonesi e regionali "senza pudore"
ancora oggi parlano di potenziamento a carbone della centrale rinnegando il
depotenziamento e la completa metanizzazione della centrale chiesta urgentemente
nel 1988 dal Prof. Cortelessa dell’Istituto Superiore di Sanità e poi votata
all’unanimità dai Comuni di Vado, di Quiliano (1990) e per ben 2 volte dalla
Provincia di Savona nel 1995 e nel 1998.
Dr. Virginio Fadda (biologo)
Dott. Agostino Torcello (Medico pneumologo)
Savona, 9 Ottobre 2008
MODA Savona