L’adesione del sottoscritto – ex dirigente del PCI - ad AltraSavona ha suscitato commenti di vario genere. Ho raccolto consensi da settori “moderati”, ma anche da elettori “inquieti” di centro-sinistra; ho ascoltato dissensi da vecchi compagni di partito e sentito di maldicenze sparse dalle solite “anime belle”. A seconda del punto di vista sarei, in sostanza, un ravveduto, un traditore, il solito inquieto, un vecchio arnese del Pci. Insomma “Io sono colui che mi si crede”. E ognuno con i suoi “esercizi di stile” alla Queneau, può raccontare di un piccolo fatto in modo molto diverso.
La cosa riguarda me ma potrebbe riguardare ognuno che esce da uno schema.
Per quanto mi riguarda vorrei solo sottolineare che sono fuori dalla politica da 20(!) anni; che sono l’unico ex segretario provinciale del Pci che non ha fatto né il Sindaco, né il Consigliere regionale, né il Parlamentare; che quando andrò in pensione, a 65 anni, ci andrò con un mensile molto più modesto di quello percepito da molti ex funzionari politici o sindacali; che non ho più aderito a partiti o movimenti politici e, infine, che, credo, resterò un elettore di centrosinistra a livello nazionale almeno fino a quando Presidente del Consiglio sarà il proprietario del network televisivo e mediatico più importante del Paese.
Perché, allora, ho aderito ad altra Savona? E perché altri, con un percorso culturale e politico simile al mio, vi aderiranno uscendo dai soliti schemi? Provo a evidenziare qualche ragione tentando, in primo luogo, di rispondere ad una domanda.
Le liste civiche sono davvero ancora espressione di arretratezza, campanilismo, localismo? Rappresentano realmente l’espressione moderna del trasformismo?
Vi sono, è vero, non poche situazioni in cui esse sono ancora retaggio di un trascorso ideologico localista e qualunquista improntato sul “pensare locale, agire locale” ma, e questa è la novità, in molte altre costituiscono un’innovazione culturale che è entrata con forza nella politica italiana. E non riguardano più solo piccoli Comuni ma anche Comuni medi e Province. Ne sono esempi le Liste civiche per un Nuovo Rinascimento lanciate da Bebbe Grillo, l’Unione per il Trentino, le Liste Civiche già federate a livello nazionale, le numerose che stanno sorgendo in diverse parti d’Italia con sempre più frequenza e che saranno la grande novità politica della prossima tornata elettorale.
Al di là delle differenze politiche che sicuramente le caratterizzano, vi sono tra esse alcuni denominatori comuni: l’insofferenza rispetto agli schemi dell’attuale quadro politico nazionale e locale; la critica delle amministrazioni in carica; la volontà di costruire movimenti, liste o partiti legati al territorio e non federati con partiti nazionali; il “pensare globale, agire locale”; la volontà di governo del territorio di riferimento; l’utilizzo di Internet come strumento di comunicazione e di interazione con i cittadini.
Credo che AltraSavona si collochi in questo contesto ma con due elementi di specificità:
la trasversalità, cioè l’apertura a cittadini di ogni appartenenza culturale e politica; l’autonomia programmatica e dagli schieramenti politici.
L’accentuazione di questi due caratteri porta con sé la critica alle pratiche trasformiste o neoconsociative e la contrarietà all’occupazione del “centro” del quadro politico come rendita di posizione. AltraSavona si potrebbe, quindi, definire un movimento di governo del territorio, non malato di moderatismo, portatore, anzi, di una cultura dell’innovazione in politica e nelle Istituzioni. Cultura che il centrosinistra da tempo ha smarrito sotto il peso schiacciante delle divisioni, dei moralismi di facciata e del sistema di potere divenuto principale referente delle decisioni dei partiti.
Il fatto che AltraSavona abbia, allo stato attuale, una prevalenza di adesioni di persone di “centro-destra” è indubitabile. Pesa in queste adesioni sia la critica alle Amministrazioni di centrosinistra al governo da molti anni nel Comune capoluogo sia la leadership finora sostanzialmente composta da persone di quell’area. Ma, elemento da rimarcare, pesa altresì l’insoddisfazione verso i partiti che compongono il centrodestra, almeno per le politiche da esso perseguite in sede locale. Ma più interessante ancora è la volontà di questo movimento di volersi dare un’identità pluralista e “trasversale” sia attraverso la composizione del suo gruppo dirigente che del suo impianto programmatico. Ed è qui che incontra l’interesse ed il consenso di chi, come il sottoscritto, ha visto nel tempo appiattirsi la capacità di governo delle Amministrazioni di centro sinistra e la differenza programmatica rispetto a quelle di segno opposto.
Elio Ferraris