Carissimo Ministro dell’Istruzione,

sono oramai passati molti anni da quando ho iniziato la mia carriera di studentessa, già ai miei tempi erano riuscite a susseguirsi due tipi di differenti maturità in due anni.

Non immagina neanche quanto sia stato destabilizzante per alunni e insegnanti sentirsi cavie da laboratorio.

Nel tempo speravo che la situazione migliorasse, ma osservando l’andamento delle ultime due maturità, in cui le prime prove sono state oggetto di errori, mi sono dovuta ricredere.

Ma chi è che le controlla queste prove? Fortunatamente la prova di italiano non  comprende solo la comprensione del testo, anche perché come lei sa sicuramente, non tutti i licei o gli istituti si concentrano sullo studio e l’analisi di  Dante e della Divina Commedia (programma di terza generalmente.)

A proposito ma la maturità non dovrebbe affrontare le tematiche dell’ultimo anno?

Di fronte a queste distrazioni, che ad alcuni sono magari costate la bocciatura, ora ci si sta focalizzando sulla reintroduzione del grembiulino e sul ritorno ad un'unica maestra alle elementari. Un passo avanti o un passo indietro?

Chissà quante maestre perderanno il posto di lavoro.

Secondo me confrontarsi con più insegnanti e di sesso differente rappresenta una maggiore risorsa di formazione per i bambini, poiché il rapportarsi a personalità diverse favorisce lo sviluppo di una forma mentis più aperta, poiché abituata fin dalla tenera età, al confronto con plurime realtà.

Il corpo insegnanti, dovrebbe essere valorizzato non estirpato, bisognerebbe favorire e sostenere maggiormente la formazione e gli stipendi dei docenti e in generale di tutti coloro che si occupano dell’educazione al fine che continuino ad educarsi per educare.

Affermate teorie sostengono che proprio gli ambienti esterni, come la scuola e le associazioni culturali ricoprono un ruolo di primaria importanza nell’imprimere un’iniziale forma al bambino.

In alcuni paesi come la Danimarca, l’Università è gratuita e in Italia il diritto allo studio, ripeto Diritto, è una tassa da pagare.

Per non parlare delle tasse universitarie, che raggiungono valori altissimi anche nelle Istituzioni pubbliche.

Vi sono persone che devono lavorare per pagare gli studi, e pensi che i lavoratori oltre al programma d’esame normale ne hanno anche uno aggiuntivo. Perché invece che soffermarsi su quante maestre riuscire a togliere non si potrebbe fare una legge che sancisca il diritto di avere un appello d’esame mensile o che stipuli che i programmi siano uguali per tutti?

Forse perché così le persone si laureerebbero prima e pagherebbero meno tasse? Mi auguro che la motivazione non sia questa.

Mi rendo conto che lei non ne può niente delle “sviste” dei suoi predecessori e mi auguro che i futuri studenti non debbano vivere le mie stesse condizioni di disagio.

Se la cultura è un nostro diritto, allora per voi Potenti dovrebbe essere un dovere permetterci di realizzarlo al meglio.

Eleonora Calderaro