Chi tace acconsente?
“ A CHI
APPARTENGONO LE AREE INTERESSATE DAL PROGETTO BOFILL?
Da alcuni
giorni ci giunge voce che parte delle aree ex Italsider dove deve sorgere il
complesso del Crescent possa appartenere ancora al Comune, mentre altre aree
interessate dal progetto Bofill potrebbero essere di proprietà del demanio
marittimo. Se così fosse tutta l’operazione Bofill verrebbe messa in dubbio.
Lanciamo questo interrogativo, sperando che qualche magistrato di buona
volontà, qualche onorevole o qualche amministratore comunale risponda in modo
esauriente. “
Questo (in azzurro) il titolo di un trafiletto apparso su Uomini Liberi da una diecina di giorni. L’interrogativo è rimasto senza risposta.
Silenzio, silenzio assoluto da parte di chi poteva e doveva rispondere. Silenzio, in particolar modo, da parte di chi si dice proprietario di quelle aree e da parte del Comune che di una certa porzione di quelle aree era senza dubbio proprietario fin verso il 1870 e che dei titoli di proprietà vantati da terzi aveva ed ha tuttora piena facoltà e dovere di pretendere od effettuare un esauriente accertamento.
Una interpellanza analoga era già stata formalmente rivolta in Consiglio Comunale all’allora Sindaco Carlo Ruggeri, nel Luglio del 2003, con riferimento ai due Strumenti Urbanistici Attuativi (SUA) delle Torre (Orsero) e del Crescent (Orsa 2000).
L’interpellanza chiedeva ”…se gli Amministratori ed i Funzionari responsabili abbiano acquisito piena certezza che tutte le aree che dovrebbero essere occupate dagli edifici in questione non facciano parte del Demanio marittimo e portuale oppure non ricadano in aree date dal Comune, molti anni addietro, in semplice concessione e perciò tuttora di proprietà comunale…” e concludeva chiedendo che “... venga esposta al Consiglio Comunale una definitiva documentazione, completa di tutti gli atti relativi agli eventuali passaggi di proprietà, che chiarisca ogni dubbio riguardo alla proprietà delle aree interessate dall’operazione Bofill, e che, nel frattempo, il Sindaco dia piena assicurazione che non saranno rilasciate concessioni di sorta a progetti privi di una certa dimostrazione della proprietà delle aree interessate e che, in ogni caso, saranno attentamente ricercate, riconosciute e tutelate tutte le proprietà comunali.”
Nell’interpellanza era anche detto, in particolare, che parte di quelle aree “…facevano parte di spazi comunali dei quali, per quanto consta a tutt’oggi allo scrivente, non è mai stata provata la vendita (si ricordi, ad esempio, la grande “piazza del molo” indicata nel Piano Regolatore della Città del 1855). “
A quella interpellanza aveva risposto l’allora l’Assessore all’ Urbanistica, Avv. Aglietto, dichiarando che “…all’interno dei fascicoli delle pratiche relative ai SUA, ci sono gli atti che attestano la titolarità dei privati sulle aree che si sono assunte a essere di proprietà privata …”. Anzi, aveva aggiunto l’Assessore, “…io Le garantisco e Le confermo che tutti i SUA sono corredati dalla documentazione pubblica attestante la proprietà privata delle aree private …..” concludendo poi che “…ciascun consigliere può esercitare il diritto di accesso e andare ad accertare l’esistenza di questi atti pubblici all’interno di ciascun SUA di cui stiamo discutendo…”.
L’Assessore, dunque, aveva ignorato il vero contenuto dell’interpellanza, che gli chiedeva se e come avesse indagato sulle aree interessate da quei SUA, al fine di accertare se non fossero ancora in qualche parte proprietà del Comune o dello Stato, e si era riparato dietro alla generica e ovvia affermazione che all’interno di ciascun SUA esisteva la documentazione attestante la proprietà privata delle aree assunte come private.
Eppure, l’Assessore sapeva benissimo che ciascun SUA conteneva soltanto l’Atto di acquisto dell’area interessata ma non la dimostrazione storica di come quell’area, che in origine era certamente del Comune o dello Stato, fosse pervenuta in possesso dei presentatori dei SUA.
Dimostrazione storica che l’Amministrazione poteva ben chiedere, prima di prendere in esame qualsiasi progetto riguardante quelle aree.
Dimostrazione storica che, a tutt’oggi, nessuno ha mai reso nota.
Cosa debbono concludere, i poveri savonesi?
Che chi tace acconsente?
Che anche loro, i padroni del vapore, sanno che sulla proprietà di quelle aree esistevano ombre ancora tutte da chiarire?
Più il tempo passa e più quel silenzio dura, tanto più diventa inevitabile pensare che le cose stiano proprio così.
Ma intanto le costruzioni vanno avanti e il gioco è fatto.
Eppure questo assoluto silenzio genera, inevitabilmente, molti altri interrogativi ed a qualcuno dovrebbero pur interessare.
Ne espongo due.
E’ legittimo che l’Amministrazione Comunale, di fronte all’esplicita, pubblica espressione di un dubbio così grave, non si curi di accertare definitivamente se quel dubbio ha qualche fondamento?
Il suo primo dovere, sembra ovvio, dovrebbe essere quello di difendere e rivendicare ogni proprietà comunale.
E se l’accertamento è stato fatto, perché l’Amministrazione non lo rende noto in ogni sua parte ai cittadini, risolvendo definitivamente e con chiarezza ogni contestazione?
Domenico Buscaglia