... io non sono d'accordo.
Una cosa è essere inquisiti e/o condannati in primo grado per situazioni opinabili come quelle occorse a Marco per fatti assolutamente privati.
Un'altra è avere tre collegi di magistrati giudicanti (più la Corte dei Conti) che confermano unanimemente i reati commessi nell'esercizio delle proprie funzioni.
Il beneficio del dubbio è doveroso prima di una condanna, ma dopo la pronuncia inappellabile tutti dobbiamo prenderne atto con il dovuto rispetto. Si legga il dispositivo della sentenza - io l'ho fatto - e si capiranno le motivazioni.
La sentenza definitiva, comprensiva di
sospensione per un anno dai pubblici uffici, era dell'ottobre del 2008. Il signor Fui non ha avuto il buon gusto, dopo tre gradi di giudizio, di provvedere a presentare le dovute dimissioni al Consiglio Comunale alassino prima della pubblicizzazione della condanna.
Nel frattempo ha più volte abusato
della sua carica per denunciare e calunniare Marco Melgrati, il sottoscritto e altri colleghi amministratori.
Marco, come al solito, anche in questa occasione ha dimostrato una nobiltà d'animo non comune, una magnanimità non meritata da chi lo ha sempre vilipeso immotivatamente. Un comportamento da vero signore, che gli fa certamente onore.
Io posso solo esprimere al condannato Fui umana comprensione, ma i reati c'erano e la giustizia va rispettata. E' una norma basilare per una civile convivenza.
Lex, dura lex, sed lex.
E aggiungo che, se
io fossi stato oggetto di una condanna simile, non avrei esitato un solo istante a lasciare ogni pubblica carica.
Roberto Socco