LAVORO E INQUINAMENTO IN VALBORMIDA –

Un problema urgente da risolvere

 

 

In Valle Bormida nei primi anni ‘30 del secolo scorso sono state insediate diverse grandi aziende, in prevalenza del settore chimico (ACNA – FERRANIA –MONTECATINI), la COKITALIA (ora Italiana Coke) e le FUNIVIE SAVONA-S.GIUSEPPE.

 

La loro presenza ha certamente contribuito a creare una ricchezza diffusa e non trascurabile per il  benessere materiale delle popolazioni locali, del savonese e del basso Piemonte raggiungendo, nei tempi d’oro, un’occupazione diretta e indotta valutabile in circa 10.000 unità

 

Nel corso degli anni ’80 ha avuto inizio la smobilitazione dei 3 grandi stabilimenti chimici (sostanzialmente il 90% circa del rilevato occupazionale), smobilitazione e delocalizzazione che si è compiuta all’inizio del 21° secolo con la chiusura di tutte le attività e quindi la perdita di occupazione di migliaia di addetti.

 

Sono rimasti però livelli di inquinamento ambientale elevati che hanno causato una quantità indefinita di morti per malattie di natura cancerogena, come attendibili dati epidemiologici stanno a testimoniare.

 

Unico baluardo occupazionale ma di conclamata problematicità per la salute pubblica dei cittadini e dei dipendenti è rimasta l’ITALIANA COKE che utilizzando le vetuste e archeologiche strutture della sua origine, dopo una fase di crisi di mercato, è tornata a sfornare migliaia di tonnellate di coke che fanno ricco il bilancio dell’imprenditore.

 

Meno entusiasti e vittime della situazione sono invece gli abitanti dei vicini centri abitati che, nonostante le molte denunce, gli accertamenti della Provincia, del Comune di Cairo Montenotte, dell’ARPAL, dell’autorità di Pubblica Sicurezza locale e statale e della Magistratura, con processi tuttora aperti che hanno visto comminare all’Azienda multe di poche centinaia di euro, continuano a subire gli effetti nefasti degli incontrollati fumi emessi dai processi di lavorazione.

 

Anche la Procura della Repubblica è stata sensibilizzata alla soluzione del problema da parte di Cittadini e del Comitato “Progetto Vita e Ambiente” che, da anni, si batte per risolvere la disagevole situazione in cui si trovano a vivere migliaia di cittadini.

 

Ciò detto, la domanda fondamentale è: perché l’Azienda con la corresponsabilità degli Enti preposti al controllo (Provincia, Arpal e Comune di Cairo Montenotte) si oppone da sempre all’installazione, sui camini di fuoruscita dei fumi di lavorazione, di apparecchiature in grado di rilevare 24 ore su 24 e senza soluzione di continuità la tipologia di emissioni e delle componenti chimiche in essi presenti?

 

La spese per tali installazioni pare siano di entità modesta e le informazioni finalmente sicure e di pubblico controllo consentirebbero di accertare con chiarezza le componenti dei fumi emessi dai camini dell’Italiana Coke e le eventuali implicazioni epidemiologiche che possono causare.

 

Posto che tutti siamo sensibili all’aspetto occupazionale è altresì doveroso affermare che esso non può e non deve rappresentare la motivazione che consente all’Azienda di produrre in modo inopinato al di fuori di ogni controllo, anche per tutelare la salute dei dipendenti che sono i primi a pagare in termini di rischio salute.

 

  

 

Se l’Azienda ritiene di essere rispettosa della legge e non ha nulla da nascondere, i richiesti controlli consentirebbero di mettere in tranquillità i cittadini ed evitarle ulteriori contestazioni; potrà proseguire l’attività produttiva a condizione però che essa avvenga nel RIGOROSO RISPETTO DELLE LEGGI, senza escamotage, per la tutela della salute di migliaia di Cittadini che risiedono sotto l’ombrello di espansione e ricaduta degli fumi (ora incontrollati) che da anni vengono emessi.  

 

Viceversa, se l’Azienda continua ostinatamente o sottrarsi – come fa da anni - a tale procedura ricercando mille alibi, con l’acquiescenza di chi dovrebbe tutelare la salute pubblica, è ovvio pensare che qualcosa non sia in regola con le leggi vigenti, che le numerose lamentele dei Cittadini abbiano reale consistenza e che, forse, qualcuno venga meno alle proprie responsabilità

 

E’ auspicabile che quanto prima cessi la politica del rinvio e del rimpallo strumentale di responsabilità fra Azienda, Enti e Istituzioni per ridare ai Cittadini la tranquillità e la serenità che meritano.

 

Salute e lavoro sono due elementi fondamentali della vita umana che vanno rispettati attraverso la conciliazione dei diritti e dei doveri di tutti.

Alfio Minetti                                                   Carcare 2 Novembre 2009