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Mendatica festeggia i 90 anni del suo parroco:
Il
primato del “pastore” di anime sulle Alpi Liguri
(Presenti un fratello, cappellano a Chiavari ed un nipote, padre
cappuccino ad Imperia. All’incontro, prima a Messa, poi conviviale,
centinaia di persone)
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Mendatica-
Un paese in festa per rendere onore al parroco di montagna più anziano e
“in missione attiva” del Ponente Ligure. O forse della Liguria.
Domenica (23 novembre), a Mendatica (Alta Valle Arroscia
imperiese), la ricorrenza di Santa Caterina che si
tramanda da generazioni, sarà l’occasione per festeggiare i novantanni
di don Giovanni Brunengo. Origini di Trovasta, un pugno di case a monte di Pieve di Teco, sacerdote da 63 anni, già parroco a Piani (diocesi di Albenga-Imperia), don Brunengo ha scelto di concludere la sua lunga vita pastorale proprio nel paese che fu terra di pastori veri e dove ogni anno si ricorda la transumanza e si organizza la “sagra della cucina bianca”. Con predecessori illustri, come don Tassara di Loano e don Ricci, vivente, cappellano in pensione del Santa Corona. |
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La popolazione, sempre più anziani e nascite da avvenimento storico, senza pastori, domenica si riunirà attorno al suo concittadino più amato. Il rintocco delle sei campane ricorda che quassù si celebrano Messe, ci si ritrova alle Feste comandate. Un parroco che indossa l’ormai “rarissima” talare, benemerito per l’incrollabile forza e tenacia, nonostante il peso degli anni e qualche acciacco (serio) di salute. Forte nella sofferenza, a volte evidente. Il 15 luglio 2007, mentre si trovava sul Monte Frontè per celebrare la Messa davanti alla candida statua della Madonna, fu colto da malore, salvato con l’intervento dell’elicottero, trasferito all’ospedale di Imperia e sottoposto all’impianto di pace-maker (cardiaco). Mendatica che si stringe, con grande slancio e convinzione, attorno al prevosto, non è soltanto quella, ridotta al lumicino, che abita quassù tutto l’anno, ma coinvolge per l’occasione i “mendaighini” emigrati negli angoli delle Riviere. Più o meno nostalgici, orgogliosi dei loro avi, del loro dialetto. Dopo la Santa Messa solenne, alle ore 11, con le note di un antico organo rinnovato grazie alle donazioni ed una cantoria da far invidia alle città opulente, la festa avrà il suo momento di relax ed incontro conviviale nella sede delle ex scuole. Qui, grazie all’attrezzatura e al lavoro di cuochi e cuoche casalinghi, si ritroveranno almeno 150-170 concittadini. Comprese le giovani speranze del paese. Col suo sindaco, professoressa Emidia Lantrua. Presenti il fratello minore di don Brunengo, un’altra figura carismatica del sacerdozio ligure e missionario, don Serafino, cappellano all’ospedale di Chiavari. E ancora, un nipote diretto, don Salvatore, padre cappuccino ad Imperia, in precedenza a Savona. I due fratelli ed il nipote, tra l’altro, concelebreranno la Messa; alle 15,30 il Vespro cantato, in latino, ormai in disuso, ricco di fascino, di tradizioni che si perdono nella memoria dei tempi. Don Giovanni Brunengo continua a vivere solo in canonica, si prepara i pasti a dieta ferrea, coltiva con amore e passione il piccolo orto. Cura le galline. Sorretto da un’inossidabile fede, dal Vangelo vissuto e sofferto, dalla gioia di poter essere ancora utile spiritualmente e moralmente. L’uomo-parroco che ha scelto di non lasciare soli, di restare vicino agli ultimi “testimoni” di una montagna che in molti, a parole, incoraggiano e spronano da anni, ma che nei fatti paga da decenni un prezzo devastante. Tra abbandono ed assenza di sviluppo vero. E’ lo stesso territorio che, nei propositi immaginari e politici, continua ad essere presentato come trampolino di rilancio, di riscoperta della Liguria e di una costa resa in gran parte caotica dall’egoismo e dalla sfrenata corsa al denaro. Tra miracolati e “condannati” a sopravvivere, Mendatica si stringe attorno al parroco-simbolo. Luciano Corrado |