Chi sono i parrucconi?

Quando quel “diavolaccio” di Berlusconi il giorno 18 novembre fece l’ormai storico “proclama del predellino”, scatenando così  la seconda rivoluzione della politica dell’Italia repubblicana, si trovò a dire una cosa che solleticò l’entusiasmo di molti elettori, ma che certamente fece rabbrividire per un attimo coloro che, almeno nel proprio intimo, possono sentirsi in qualche misura riguardati da quella espressione  poco gentile di “parrucconi della politica”.

Trascorso il primo attimo di smarrimento i potenziali “parrucconi” non impiegarono più di un  secondo per concludere che quella felice intuizione di Berlusconi non poteva certo riguardare “loro”, visto che oltretutto è ben noto che il parrucchino semmai lo ha proprio “Lui”.

Rassicurati da questa considerazione quasi cartesiana, tutti si precipitarono in blocco ad applaudire l’entusiasmante idea del partitone, che in realtà li preoccupa non poco perché ancora una volta, l’idea esorbita dal perimetro delle loro parrucche, sotto le quali molto spesso non alberga un cervello normalmente inteso, ma un complicato groviglio di cavi elettrici e di condotti idraulici, che prevede soltanto collegamenti di interfaccia parrucca-parrucca (indipendentemente dal colore), ma nessun collegamento parrucca-Popolo.

Poiché invece il parrucchino di Berlusconi non ha interfacce con quelle parrucche lì, mentre ne ha di dirette (in ADSL) con le teste della gente comune, la cosa va trattata con la dovuta attenzione.

Infatti, sì che quello “scollegato” è “lui”, ma purtroppo è sempre “lui” quello che agguanta i voti della Gente comune… Vai a capire il Popolo, che di fronte a cotanto senno politico parruccato, continua a preferire quel fastidioso “parvenu”, che di politica parla come mangia.

Tant’è, oggi molti si chiedono dove e chi siano quei parrucconi che Berlusconi ha dichiarato di volersi togliere di torno. Qui ciascuno ha la propria idea: intanto di sicuro non si sta parlando degli avversari politici che stanno sull’altra sponda, dove sembrano impegnatissimi - non si sa bene - se a prendere a martellate la falce od a falciare il martello: si sta parlando sicuramente di gente di casa nostra. Qui però nasce uno speranzoso distinguo: forse il Cav. si riferiva alle parrucche di UDC ed AN. O forse no: si riferiva proprio a quelle parrucche che gli stanno intorno, in F.I.?

Bah! Il Cav. avrebbe forse fatto meglio a precisare, fatto sta che la gente di F.I., che di parrucconi al proprio interno ne vede fin troppi, spera che qualcosa succeda, anche in questo campo.

Qualcuno, per deviare la palla e per dilazionare il pericolo immediato, ha cominciato a parlare di ricambio generazionale: largo ai giovani! Quando non si sa più che pesci prendere, si ricorre sempre a questo facile ed insidioso slogan.

Ora chiunque capisce che la politica non può ridursi ad un fatto anagrafico, tant’è che le “parrucche” spesso “crescono” più in fretta in testa ai giovani (che devono sgomitare per farsi una posizione), che ai vecchi. Inoltre non è vero che tutti i vecchi siano dei parrucconi della politica. Eppoi resterebbe da stabilire qual è l’età che discrimina i giovani dai vecchi, cosa sempre più difficile, grazie alle conquiste della medicina, del viagra e dei sempre più numerosi meccanismi “ringiovanenti”.

Allora? Beh, molti aspettano di capire se e quali parrucconi dovranno lasciare il posto a gente normale, dotata di interfaccia Popolo-Popolo e non parrucca-parrucca.

 

Stella, 30 novembre 2007.                                     Emilio Barlocco