23 NOVEMBRE  per chiudere con Barlocco

Gentile redazione,

facendo un poco di violenza al mio temperamento mi permetto di dedicare ancora qualche riga alla risposta che mi ha dato Emilio Barlocco, che ringrazio per aver preso sul serio, pur non condividendole, le mie osservazioni. Dopodiché, per parte mia, chiudo ogni polemica.

Ciascuno ha pieno diritto alle proprie opinioni e avevo già chiarito come, diverse essendo le mie posizioni politiche da quelle dell'interlocutore, non mi sarei certo atteso di convertirlo. Mi permetto soltanto di dire che, sebbene opinabili come tutte le affermazioni di questo mondo, le mie frasi non erano tuttavia gratuite:

da questa accusa sono certo di potermi difendere.

Non ho nessuna

intenzione di tornare alla politica pre-1994: anzi, mi fermerei proprio a quella, perché sono un sostenitore del sistema elettorale maggioritario che, all'epoca, era molto caro proprio a Silvio Berlusconi. Oggi non è più di moda, nemmeno presso la mia area politica: e di questo mi dispiace. Non ho certo mai associato liberalismo e fascismo e del resto mi pare che la memoria di Piero Gobetti e di Giovanni Amendola, per dire due nomi, sia sempre stata additata ad esempio nella storia repubblicana. Al massimo, tali nomi possono essere stati lievemente sgraditi, in epoca recente, proprio a qualche alleato dell'onorevole Berlusconi. Non ho avuto nemmeno troppo tempo a disposizione per prendere confidenza con la falce e il martello, essendo nato (ma questo certo il mio contraddittore non poteva saperlo) nel 1980. E che oggi in Italia tocchi alla sinistra moderata tenere alto - per un paradosso della storia, senza dubbio - il vessillo del liberalismo non lo dico solo io, ma anche Pietro Ichino, qualche settimana fa, sulla prima pagina del "Corriere della Sera", nonché, da anni, Michele Salvati e perfino un ex segretario del Pli, Valerio Zanone, ora senatore democratico.

Non voglio certo né una

civiltà che illude gli immigrati né una pressione fiscale violenta: su questo io e Barlocco concordiamo in pieno e mi fa sinceramente piacere.

Sono anche d'accordo che vada evitato ogni tipo di monopolio commerciale, sia pure delle cooperative: non vedo però perché questo dovrebbe comportare un rigore meno inflessibile nei riguardi del conflitto d'interesse di cui Berlusconi è portatore, e la cui gravità, non scalfita dalla legge Frattini, è riemersa brutalmente proprio in questi giorni, in forme tra l'altro particolarmente sgradevoli.

 

Ultimo ma per me forse più importante punto: non mi sembra di avere scritto "montagne di falsità" sui comportamenti irrituali dell'onorevole Berlusconi ai tempi in cui era Presidente del Consiglio; se l'ho fatto, sono in compagnia di tutte le testate giornalistiche italiane e internazionali, dall' "Economist" in giù. O forse Barlocco non ritiene "irrituali" le accuse di "turismo della democrazia" ai componenti del Parlamento europeo e di devianza mentale a chi intraprende la carriera di magistrato, testimoniate - insieme ad altre

- da ogni organo di stampa. Se così è, chiarisco subito: a queste cose, per esempio, mi riferivo.

Se poi la mia idea di civiltà e quella di Barlocco su molti punti divergono, pazienza: e il dibattito su chi di noi sia più liberale non credo passerà alla storia. Per questo, salutando la redazione che mi ha dato spazio e ringraziano il mio contraddittore per avermi comunque indotto a riflettere, lo chiudo qui: nella speranza di non aver già troppo annoiato i lettori, e "paulo maiora canamus".

 

Cordiali saluti

 

Jacopo Marchisio