Monsignori e riciclaggio. Il Lido rischia il sequestro di quote

Le indagini sull’arcivescovo Balestrero e sui fratelli Mollekopf, i broker della Genova bene

Dopo una lunga contesa giudiziaria, e dopo la recente mareggiata che li ha devastati, sui Bagni Lido di corso Italia potrebbe abbattersi un’altra bufera giudiziaria. La Procura sta infatti valutando un provvedimento di sequestro delle quote societarie nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati, per il riciclaggio di 4 milioni di euro monsignor Ettore Balestrero, nunzio apostolico in Congo nonché ex capo della delegazione anti riciclaggio del Vaticano, suo fratello Guido e il padre dei due Gerolamo, per il quale la contestazione è di auto-riciclaggio.

Un’inchiesta già di per sé clamorosa ma che rischia di creare un vero e proprio terremoto nella Genova bene. A gestire il rientro della somma da una società – Tamara – con sede alle Isole Vergini, sarebbero stati due fratelli, Claudio e Tiziana Mollekopf, titolari di una società di brokeraggio di Lugano, la Finimex, e soprannominati ” mano molla” dai fratelli Balestrero nelle intercettazioni.

Ad aprile il procuratore aggiunto Francesco Pinto, la pm Paola Calleri e il colonnello Maurizio Cintura capo del nucleo di polizia tributaria della finanza raggiunsero Lugano per una rogatoria durante la quale la società dei Mollekopf (non sono indagati né in Italia né in Svizzera) venne perquisita e vennero prelevati documenti ritenuti di grande importanza. Non è tutto. Perché si è scoperto che i fratelli ” mano molla” hanno fra i loro clienti molti imprenditori e professionisti genovesi. Ma questa è, o sarà eventualmente, un’altra storia.

Un passo indietro per capire i risvolti dell’inchiesta la cui esistenza è stata rivelata da Secolo XIX e Stampa. È il 4 maggio del 1998. Per una truffa sul commercio di carne ai danni della Cee dell’importo di circa 12 miliardi di lire, due importatori genovesi ed un intermediario argentino patteggiano la pena: Gerolamo Balestrero, 62 anni, il figlio Guido, di 29 anni, e Garcia Jorghe Colle, sono condannati a 2 anni, 1 anno e 4 mesi e 1 anno e 6 mesi.

La truffa però avrebbe fruttato alla famiglia Balestrero parecchi soldi che si ritiene siano stati occultati all’estero. La guardia di finanza scopre che nei primi anni del secolo, 7 milioni finiscono su un conto della Ubs di Lugano gestito da Finimex. Nel 2003 rientrano in Italia tre milioni e mezzo grazie ad uno scudo fiscale e vengono depositati in banca Esperia. Il titolare è sempre l’arcivescovo Balestrero. Successivamente arriva il resto della cifra. Nel settembre 2015 l’alto prelato fa una donazione al fratello Guido. Gli inquirenti sospettano che i soldi servano ad un’operazione immobiliare.

Pochi mesi dopo Guido Balestrero diventa uno dei soci della cordata che rileva i Bagni Lido. Balestrero è amministrare unico di 28 Investors srl e possiede il 99% di Balestrero G & G che a sua volta detiene il 75% di 28 Investors (l’altro 25% è di Sania che è al 100% di Augusto Bruschettini, imprenditore farmaceutico). La 28 Investors ha il 50% del Lido di Genova srl che detiene a sua volta il 100% del Nuovo Lido Elfra. L’altro 50% è di Sagest di Eugenio Vincenzo Di Gregorio. Alla fine di questo complesso percorso societario è importante sottolineare che la Nuovo Lido Elfra proprietaria della concessione, ha un capitale di un milione e 129 mila euro. E proprio queste quote potrebbero finire sotto sequestro. Anche se l’arcivescovo possiede altri beni, come ad esempio un alloggio da dieci vani in via Lucio Afranio a Roma, zona Balduina, un altro, ancora da dieci vani nel cuore di Albaro a Genova in via Pirandello, più altri alloggi, garage e terreni nell’alessandrino.

Chissà se erano questi i beni di cui gli consigliava di disfarsi il cardinale Mauro Piacenza, anche lui genovese e oggi penitenziere maggiore, ovvero il massimo grado dell’ordinamento giudiziario del Vaticano. Nel 2017 i due vengono intercettati (Piacenza non è indagato) e quando Balestrero, venuto a conoscenza dell’inchiesta, gli chiede consiglio, il caricale gli risponde: “Caro Ettore è arrivata l’ora di liberarti delle tue cose”.

Marco Preve da Repubblica

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